Secolo XXI

DEMOCRAZIA E DIRITTO DI OPINIONE IN TEMPO DI BREXIT

Diritti e opinione nel mercato globale in tempo di Brexit

La Brexit, la democrazia e il diritto di opinione nel mercato globale.

Riflessioni sul tema della cosiddetta democrazia e sull’opportunità di voto in base alle aspettative della minoranza – così come emerso nell’episodio della Brexit – coincidono ancora con un vecchio post che facebook fa opportunamente riemergere dal passato e che rimane attuale nel pensiero di questo blog.


La Brexit e il concetto di democrazia scomoda

Ciò che gli anti Brexit sostengono è che l’ignorante è colui che si oppone all’attuale modello europeo anche quando fosse ristrutturato (senza proporre come e in che cosa) e che per questo andrebbe rivisto il suffragio universale, ma al tempo stesso, se l’ignorante vota come si deve, allora perde lo status di ignorante. Questa, per loro, è la democrazia.

A nostro avviso nel nuovo modello socioeconomico una cosa è indispensabile in materia di diritti e doveri del cittadino: il merito.
Per merito qui intendiamo il contributo, che il cittadino sarà in grado di offrire allo sviluppo e al miglioramento del bene comune.
Pensiamo che la redistribuzione del reddito andrebbe fatta commisurando la tassazione ed eventuali integrazioni in base all’istruzione ed alla ‘qualità’ secondo termini classici (almeno fino a quando non venisse eretto un modello fondato su canoni avanguardistici) del cittadino ed al suo contributo alla crescita collettiva.


Qui non intendiamo suddividere i cittadini in categorie, bensì il valore da essi prodotto in rapporto alle proprie capacità.


Brexit ci insegna che uno spazio di autonomia dal pensiero dominante è ancora possibile

Il pensiero dominante odierno si basa sulla competizione.

Secondo i mantra dell’ideologia liberista, il mercato senza limiti e barriere è l’unico habitat in cui le capacità di Einstein e di Enry Ford si sono potute esprimere; Milton Friedman – citazione dal film PIIGS.

Non è questo che intendiamo, sia ben chiaro.
Se mai l’esatto contrario, ovvero la responsabilizzazione di coloro che si dimostrano in grado di poter far fruttare i propri talenti.

La cattiva distribuzione della ricchezza, che vede il primato di pochi – spesso senza merito – ci obbliga a fare i conti con tutti i connotati della nostra società.
Proviamo a giocare al gioco delle regole della futura redistribuzione delle risorse.

Ovviamente questo può essere decretato solo dalla democrazia e non dal mercato.
È chiaro si tratta di un’utopia. Il potere non si è mai privato del potere.


Il livello di automazione odierno sarebbe già in grado di far svolgere alle macchine la gran parte delle lavorazioni a cui oggi sempre più  numerose tipologie di lavoratori, volendo, potrebbero essere sottratti convertendoli in produttori di pensiero e in CITTADINI grazie al tempo libero loro concesso con lo scopo di essere investito in istruzione, cultura e crescita morale e spirituale.
Questo è essenziale visto che deve essere mantenuto il principio delle pari opportunità sancito dalla Costituzione.

 


Nuovi modelli democratici sono possibili?

Ovviamente questo modello di democrazia non sarebbe mai applicabile a livello globale, ma a livello locale o comunque circoscritto, perché sarebbe sostenibile soltanto in Paesi capaci di esportare eccedenze commerciali a livello internazionale dopo aver soddisfatto le esigenze interne e prodotto la ricchezza appetibile sul mercato. Di nicchia magari – pensiamo ad un nuovo Made in Italy di ultra eccellenza compreso l’adeguato sfruttamento dei beni artistici, gastronomici e paesaggistici, ma per questo di maggior valore e con poca o nessuna concorrenza a livello mondiale.

Nel modello attuale infatti sarebbe impossibile la competizione dell’economia locale con il mercato globale, così come anche un boom di tipo culturale, perché verrebbe sedato dalle corporations globaliste.
Non è cospirazionismo, è evidente a tutti che i modelli locali, sia produttivi che culturali, sono stati falcidiati dalla globalizzazione. Quasi tutti.

Basti pensare al concetto di comunità. Vediamo come sia stato prima abbattuto e poi rimodellato, nei casi superstiti, dalle unificazioni nazionali prima e dalla burocrazia poi.


 

Democrazia e diritto di opinione

 


Il cambio di paradigma è possibile prima che ce ne venga imposto uno meno democratico?

Il nuovo paradigma sarebbe gestibile politicamente?
Questa è una domanda piuttosto cruciale. Indipendentemente che sia quello ingenuo proposto qui o qualsiasi altro.

Sarebbe democratico un sistema in cui il singolo venisse controllato e obbligato a “produrre”.
È possibile incastonare in una democrazia la verifica dell’impegno del cittadino?
Attenzione, non stiamo parlando dell’aspetto fiscale o simili.

Un sistema che prevedesse la misura del controllo sull’impegno dei cittadini andrebbe basato su periodiche verifiche (ovvero esami di Stato) i propri cittadini?
Andrebbe aggiornato lo status della patente di cittadino con annessi obblighi e privilegi verso e da la comunità, con l’istituzione di un vurriculum sociale?


Democrazia o neo totalitarismo?

Chi rinunciasse in piena libertà alla propria crescita (pur sempre rapportata alle proprie capacità e quindi soggetta al raggiungimento di standard accessibili all’individuo) rinuncerebbe a quella parte di reddito che non gli spetterebbe più con conseguente impiego del soggetto nel lavoro necessario alla sussistenza.


Perché? Perché il reddito è una ricompensa stabilita dal sistema – che oggi si basa sul modello del capitalismo finanziario (o ultraliberismo) e sull’effimero, utile a mantenere in piedi il PIL senza curarsi dello stato culturale e dell’assoggettaménto dell’uomo ai meccanismi del mercato – ma che un domani potrebbe basarsi su canoni diversi.


 

L’ECONOMIA DEL FUTURO SARÀ DIVERSA?
SCOPRILO SUL LIBRO DI ECONOMIA SPIEGATA FACILE


Idem dicasi il diritto al voto.

Del resto, anche la democrazia ateniese prevedeva che, oltre che alle caste inferiori, il voto fosse interdetto coloro i quali si disinteressavano della Polis (o non fossero informati su ciò di cui si legiferava).

MA QUALE SUFFRAGIO UNIVERSALE – oggi, al contrario, chiunque esprime un voto, così come esprime pareri su ciò che non conosce (e in questo caso non è opinione per definizione).
Così la politica viene condizionata perché viene fatta prostrare al cospetto di maggioranze di incapaci di scegliere in quel gioco che chiamiamo suffragio universale.

A cosa stiamo andando in contro?

La Brexit ci mette di fronte ad un paradosso che non tutti considerano lo stadio finale delle attuali democrazie.
A livello delle masse infatti, le classi meno produttive e quindi con meno meriti, hanno costruito la propria esistenza, non sulle proprie forze, ma sulla ricchezza prodotta dalle generazioni che le hanno precedute.
Ebbene esse si sono attribuite il diritto a decidere.
Non sulla base di un balzo quantistico sotto il profilo intelettuale o morale, bensì per la autoattribuzione sul piano del diritto.


Nel libro di economia spiegata facile viene descritto minuziosamente l’attuale sistema economico.
La lettura dei capitoli riguardanti la creazione del debito e i giochi di borsa, in modo speciale, ci renderà consapevoli di come stiamo percorrendo la strada nel verso opposto a quello della ricerca del benessere.

La strada attuale, quella che ci ha condotto all’impoverimento economico, sociale e culturale, è quella dell’austerity.
Quella asuterity che ci hanno fatto crede la via della salvezza e che invece si è dimostrata l’esatto opposto.
Tra l’altro dall’annuncio del referendum per la Brexit, per tutti gli anni successivi ed è ancora in corso, l’occupazione by UK ha fatto balzi in avanti da gigante.

L’austerity, quella che i britannici hanno rigettato con la Brexit, non solo ha creato più povertà, ma anche più disuguaglianze.
Di questo ci occupiamo, con un capitolo ad hoc, nella nuova edizione, giunta alla quarta ristampa.


L’ECONOMIA DEL FUTURO SARÀ DIVERSA?
SCOPRILO SUL LIBRO DI ECONOMIA SPIEGATA FACILE

 

Oggi sono i laureati con la triennale, con un livello culturale che – nella maggior parte dei casi – gli consentiva giusto di andare a fare i lavapiatti a Londra, quelli che si ergono a baluardo della cultura europea e zittiscono “gli ignoranti” solo perché a loro dire votano male.


Brexit ci mette sull’avviso che qualcosa deve cambiare prima che qualche altra cosa cambi (in peggio) noi,

democrazia-e-diritto-di-opinione-nel-mercato-globale


Gli articoli collegati tra di loro che tratteggiano il mio pensiero in materia di mutazioni sociali e rapporto uomo/macchina/potere:

 

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