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MPS scenari possibili e ipotesi nazionalizzazione come e perché? L’opinione di Nino Galloni

MPS può diventare banca pubblica?

A ridosso del nuovo rilancio dei mercati che sul titolo MPS hanno fatto l’ennesimo fragoroso passo indietro, si riaprono i battenti delle tante ipotesi sul destino del Monte dei Paschi di Siena.

Si va dalle richieste di proroghe per reperire investitori, all’assurdo e suicida ricorso al MES (il Fondo Salva Stati) passando per l’opzione nazionalizzazione attraverso il famigerato bail-in che vedrebbe almeno una parte degli investitori colpiti dal provvedimento per risanare la banca.

Pochi sono gli osservatori che fanno cenno alla nazionalizzazione di MPS così come da anni dai medesimi invocata.

Abbiamo chiesto ad uno di loro di illustrarci brevemente quali sono gli scenari futuri appena elencati.

Abbiamo chiamato Nino Galloni che al telefono ci illustra la sua visione.

Nino Galloni in una intervista di Costantino Rover per Economia Spiegata Facile

Gli scenari teorici sono un po’ mobili, per questa ragione possiamo fare solo delle ipotesi molto teoriche. I fattori che influenzeranno l’esito dipendono da tante cose.

MPS si trova a dover ricapitalizzare e per questo deve fare una raccolta di investimenti sul mercato lanciando una domanda pubblica.

Un risparmiatore normale non dovrebbe assolutamente acquistare?

Chi avrebbe notevoli vantaggi nel farlo sono gli investitori veri e propri che si ritrovano pieni di titoli tossici e che investono all’impazzata. A loro tornerebbe utile perché MPS è una banca che, benché abbia tanti miliardi di sofferenze (circa il 70% dei crediti – come ben sappiamo concessi a pochi grossi creditori ndr fonte: Repubblica), il capitale basso, le perdite, ecc. può fare ingente raccolta di titoli tossici da “scaricare” alla BCE in cambio di liquidità,
visto che è attrezzata per questo ossia è una banca dealer.

MPS, visto che il credito non lo può fare stanti le condizioni economiche attuali, ci compra altri titoli.

L’unica condizione perché ciò avvenga è che qualche agenzie di radting dica che quei titoli hanno un buon rating – cosa non difficile da “concordare”.

Ecco perché le banche come MPS sono appetibili per gli investitori ultra speculativi e non per i risparmiatori “normali”. Perché gli consentirebbero di scaricare alla BCE i titoli scomodi e di reinvestire in una girandola senza fine.

Quindi allo speculatore finanziario converrebbe, perché investendo qualche miliardo si assicurerebbe dei vantaggi molto maggiori. Oltre tutto MPS rimane comunque un fiore all’occhiello per la sua storia e la sua notorietà.

Ma se la BCE non li dovesse effettivamente concedere e nessuno si comprasse MPS si aprirebbe un secondo scenario.

Il titolo di MPS scenderebbe ancora di più in borsa e a quel punto potrebbe acquistarla lo Stato. Per regolamento però, prima di procedere all’acquisto delle quote di MPS, dovrebbe attuare il famigerato bail in almeno nei confronti degli azionisti che hanno sottoscritto azioni subordinate.

Infatti la regola prevede PRIMA il bail in e POI l’intervento pubblico.

Il bail in quindi non dovrebbe riguardare i depositanti e gli obbligazionisti ordinari.Va a colpire gli obbligazionisti subordinati. Cioè persone che  sapevano benissimo di aver investito ad alto rischio.


Le obbligazioni subordinate staccano una cedola periodica ma non è detto abbiano una scadenza predefinita. In questo caso prevedono un’opzione di rimborso anticipato a favore dell’emittente, da esercitare a partire da una certa data.
Le obbligazioni subordinate sono spesso denominate “junior” per distinguerle da quelle non subordinate (o “senior”). Hanno una rischiosità maggiore, naturalmente incorporata nei rendimenti, rispetto a quella delle obbligazioni senior. Il rischio è legato proprio al fatto che, in caso di fallimento della banca, il portatore viene soddisfatto dopo gli altri creditori senior. In altri casi, l’investitore può subire perdite (in certi casi irrecuperabili) anche qualora la banca non diventi insolvente ma semplicemente si trovi in una qualche difficoltà operativa.
fonte: SOLDI ONLINE

In un momento successivo non è detto che, una volta nazionalizzata MPS, lo Stato non possa trovare il modo di risarcire almeno in parte anche le subordinate, ma almeno inizialmente deve far vedere all’Europa che applica le regole.

A quel punto il bail in produrrà forti proteste, ma lo Stato potrà comprare i titoli – questa non sarebbe una nazionalizzazione – fare un po’ di dealing e con i soldi recuperati addirittura farli arrivare anche a questi ultimi.

La nazionalizzazione può avvenire con l’acquisto del capitale (ad oggi 560 milioni ndr), quindi si creerebbe una partecipazione statale.

Per procedere all’acquisto lo Stato dovrebbe approvare una legge inserire l’acquisto a bilancio ed utilizzare la Cassa Depositi e Prestiti (CDP) per l’operazione.

Ovviamente MPS, dopo essersi approvvigionata di liquidità presso la BCE può anche comprare sul mercato primario i Titoli di Stato. Quindi allo Stato converrebbe anche perché così si sgancerebbe completamente dallo spread.

 


Tutta questa operazione non ha nulla a che vedere con l’art. 47 della Costituzione che riguarda la tutela del risparmio e che viene spesso tirato in ballo, perché quell’articolo riguarda i correntisti, non chi specula in borsa o acquista azioni della banca, e il bail-in non riguarda loro. La vendita di MPS anche a banche straniere non mette a rischio il risparmio.
Come abbiamo detto, prima che la banca fallisca, lo Stato può effettivamente intervenire.


 

Io penso che alla fine MPS troverà dei finanziamenti privati anche perché le condizioni politiche in Italia li mettono nella posizione di chiedere condizioni favorevoli, cioè di poter anche entrare nel mercato italiano in maniera agevolata con accordi fatti a porte chiuse, ma è chiaro che la strada da perorare è certamente la soluzione pubblica.

Speriamo che nessuno la voglia, così lo Stato può predersela per un tozzo di pane per poi trasformarla in un organismo con cui ripristinare almeno in parte la nostra sovranità monetaria, nel senso che ci consentirebbe maggiori politiche monetarie e maggiore spesa in deficit perché non gravata da interessi (la BCE fornisce liquidità alle banche pubbliche allo 0,05% di interesse ndr).

 

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