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Austerity, i trattati europei

L'austerity uccide

L'austerity incarna appieno l'anima europea di oggi, perché è l'applicazione dei trattati europei in tutte le loro norme previste per prevenire e la reprimere forme di spesa pubblica non convenzionali, vale a dire, non preventivamente vagliate dalla UE.

L'austerity entra in gioco attraverso l'applicazione delle norme contenute nei trattati europei.
Il Fiscal compact impone il pareggio di bilancio, il MES attua il salvataggio delle banche a spese dei cittadini.


Il Fiscal compact

È il nome informale dato al Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell’Unione economica e monetaria, cioè l’accordo siglato tra i capi di Stato e di governo di 25 Paesi componenti l’Unione Europea (su 27), con le sole eccezioni di Regno Unito e Repubblica Ceca, in occasione del vertice tenutosi a Bruxelles il 9 dicembre 2011.

Il Fiscal compact è entrato in vigore il 1° gennaio 2013 e aderire a questo accordo dà diritto ad accedere, in caso di necessità, al Fondo salva Stati.
Nei suoi elementi essenziali, prevede che:
Il bilancio annuale di ogni Stato dell’Eurozona deve chiudersi «in pareggio o in avanzo», ed in ogni caso ciascun Paese dovrà rispettare l’impegno di non superare lo 0,5 % di incremento del deficit.
Tale limite viene elevato all’1% per quei Paesi con un rapporto Debito/Pil al di sotto o pari al 60%.
In sostanza si vieta a ciascun Paese dell’Unione Europea di spendere ogni anno più di quanto viene incassato.
Oggi sappiamo che successivamente il limite fu innalzato al 3% per tutti.
Se il rapporto Debito/Pil supera il 60%, il debito deve essere ridotto ogni anno di un ventesimo della differenza da tale valore di riferimento.


Cosa accade se si sgarra sulle norme dell'austerity?

In caso di mancato raggiungimento degli obiettivi concordati, i singoli Paesi dovranno obbligatoriamente attuare misure correttive entro un tempo definito.
La violazione di tali vincoli e termini può comportare sanzioni pecuniarie fino allo 0,1 % del PIL dello Stato inadempiente.
Vengono individuati, come organi di controllo e vigilanza, la Commissione Europea e la Corte Europea di Giustizia.

A quest’ultima spetterà sia il compito di vigilare sull’effettivo recepimento delle norme del Trattato all’interno dei singoli ordinamenti nazionali, che di applicare i provvedimenti sanzionatori nei confronti degli Stati inadempienti.


Cosa prevede il Fiscal compact

  1. Sarà illegale e anti costituzionale se uno Stato spenderà per i propri cittadini e per le proprie aziende più denaro di quanto gliene tolga in tasse, cioè che spenda a deficit di bilancio.
    Questa regola dovrà essere inserita nelle Costituzioni degli Stati firmatari, o in leggi egualmente vincolanti.
  2. Se uno Stato non iscrive nella Costituzione l’obbligo di pareggio di bilancio o il surplus di bilancio, verrà giudicato dalla Corte Europea di Giustizia, che ha potere di sentenze sovranazionali, cioè vincolanti per tutti gli Stati aderenti. (Sancito dal Fiscal compact nella premessa a pag. 2).
  3. Uno Stato che volesse ignorare questo scempio verrà messo sotto accusa automaticamente (excessive deficit procedure), e automaticamente dovrà correggersi presentando un piano dettagliato di correzioni, a Bruxelles.
    Questa assomiglia molto alle correzioni sul DEF (documento di economia e finanza) che ogni anno lo Stato sottopone alla Commissione europea.

Insomma quello su cui lo spread sale e scende a seconda che lo Stato voglia spendere in defici lo 0,2% in più o in meno.
Se non verrà fatto dallo Stato, le correzioni saranno dettate dalla Commissione Europea.

Uno Stato che spende più denaro, in favore dei propri cittadini ed aziende, di quanto gliene toglie tramite le tasse (cioè uno Stato che spende in deficit di bilancio) è oggi diventato illegale e anti costituzionale.


 

Il Pareggio di bilancio

Il Fiscal compact obbliga lo Stato a fare il pareggio di bilancio (cioè darci 100 e toglierci subito dopo 100), ma sarà meglio ancora se sarà in grado di fare il surplus di bilancio (cioè se ci darà 100 e ci toglierà 150).
Un po’ quello che l’Italia sta facendo dagli anni 90, giusto pre prendersi un po’ avanti con il lavoro.
Stiamo parlando dell’impoverimento dell’economia, matematicamente.

Da notare che si tratta soprattutto di spesa per le scuole, gli ospedali, gli asili, i ponti, le strade, le nuove tecnologie, l’avviamento al lavoro, la protezione delle fasce deboli della popolazione, i trasporti, i servizi al cittadino, ecc..
Zero investimenti in deficit, zero ricchezza in più, zero nuova occupazione.
Questa regola è stata inserita nella nostra Costituzione modificandone l’art. 81, così come previsto nel Fiscal compact di cui l’Italia è firmataria.

Il Governo avrebbe potuto introdurre questa rigidità di bilancio anche senza modificare la Costituzione, ad esempio attraverso un’altra legge ugualmente vincolante, ma la maggioranza qualificata dei nostri politici, da buoni “servitori”, ha agito nel pieno impegno di volerci impoverire.

Ricordo benissimo che nel biennio 2011-2012 eravamo poche decine, forse un paio di centinaia di persone, che, derise dal “popolo europeista” e ignorate dalla stragrande maggioranza di tutti gli altri, scendevano nelle piazze e nelle strade a distribuire volantini che mettevano in guardia sugli effetti di questa manovra di palazzo.
Oggi, a distanza di sette anni, gli effetti si fanno sentire sulle vite di tutti i cittadini italiani ed europei senza possibilità di fare marcia in dietro.


Le regole base del Fiscal compact

L’obiettivo politico del pareggio di bilancio è quindi di tutt’altra natura: serve per impedire ai Governi futuri di poter fare scelte politiche e democratiche di spesa in favore della popolazione, ovviamente a tutto vantaggio delle azioni speculative private e per la sopravvivenza dell’Euro.
Il fine ultimo di quest’azione è aumentare la competitività dei sistemi-Paese in barba al benessere e alla democrazia.
Il progetto europeo è quello di accelerare il processo delle privatizzazioni che secondo le teorie liberiste aumenterebbero la competitività e dovrebbero ridurre il monte dei debiti sovrani.

Questo processo è in atto già da molto tempo (acqua e servizi pubblici locali in primis in barba ai referendum popolari), senza aver dato il minimo segno di ripresa dell’economia.
Ecco schematizzate, le regole generali del Fiscal compact così come concepito in origine.
Per noi signifcano che anche, se la cosiddetta crisi passasse, saremmo comunque costretti a mantenere in vigore l’austerity per almeno 20 anni successivi.

 

regole del Fiscal Compact

Qui di seguito invece vediamo come i partiti italiani hanno votato le norme del pareggio di bilancio e l’inserimento del Fiscal compact in Costituzione.
A parte un pugno di ribelli, il Pareggio di bilancio è stato inserito in Costituzione con un plebiscito, ovvero con l’approvazione di TUTTI I PARTITI.

austerity: chi ha approvato il Fiscal Compact

 

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Il MES

Il MES, acronimo di meccanismo europeo di stabilità, viene spesso chiamato anche fondo salva Stati.
Questo fondo consiste in un plafond di 700 miliardi di Euro versati dagli Stati aderenti a cui i medesimi possono attingere in momenti di crisi finanziarie al costo di tassi fissi o variabili fissati dal Consiglio.
Cioè in caso di necessità noi ci presteremo da soli i soldi versando però al MES il pizzo degli interessi.
L’Italia si è impegnata a contribuire per 125 miliardi in cinque tranches annuali.
Ma non c’era il vincolo di spesa del 3%?
E no! Quando si tratta di pagare per restare in Europa quella regola non vale.

I 125 miliardi del MES, come anche i contributi che diamo all’Europa ogni anno, sono soldi che dobbiamo tirare fuori in più noi, non la BCE che pure li crea dal nulla!
Pensa a quanti miliardi ci costa.

Nell’immaginario collettivo è stato così instillato il principio che attraverso questo fondo venga dato aiuto a quei Paesi dell’eurozona che si trovano in difficoltà finanziarie.
In realtà non è affatto così, cioè non è vero che gli Stati più ricchi aiutino i partners più poveri.
Il meccanismo prevede che con i soldi pubblici dei singoli Stati vengano aiutate le banche o i sistemi bancari in difficoltà. Non i cittadini.


Il MES non aiuta gli Stati, ma le banche

Ma non le banche dei Paesi in difficoltà, ovvero debitori, bensì le banche creditrici.
Fra un attimo ti spiego come.
Infatti agli Stati è vietato aiutare le banche private.

Questo ci dà conferma di due fatti importanti:
1) che la Banca Centrale Europea è una banca centrale solo nominalmente ma che di fatto non lo è, perché non interviene nell’economia reale, ma anzi se ne tiene ben alla larga;

2) che il MES è fatto con soldi dei cittadini (in aggiunta alle già cospicue quote di contributi europei) per salvare le banche. Ma non già affinché queste possano aiutare le economie in difficoltà, bensì per aiutare le banche che hanno concesso prestiti nelle economie in difficoltà a recuperare i crediti incagliati. Tutto con i nostri soldi.

Insomma le banche dei Paesi più ricchi, che hanno avuto la possibilità di concedere credito facile (perché avvantaggiate sul mercato da tassi di interesse più bassi),scaricano le loro perdite sulla collettività europea.
Il meccanismo salva Stati prevede però che a fungere da responsabile o da garante di questi “aiuti” sia lo Stato.
In cambio, non solo questi aiuti vengono concessi a debito (ovvero su interesse), ma ad essi devono corrispondere contrappesi o meglio contropartite sotto il profilo di garanzie.
E quali sono queste garanzie che devono essere poste sul piatto degli aiuti?
Ovviamente un maggior rigore dei conti ed una riduzione di spesa pubblica che diano prova di capacità di meritare i prestiti. In altre parole, nuove riforme!


 

Come funziona in MES

Detto in parole semplici che poi andremo a spiegare meglio, lo schema è pressappoco questo:

1) esempio della Grecia: grazie ai bassi tassi di interesse il cittadino greco viene incentivato ad acquistare una Mercedes.
Pur sapendo che l’economia greca non versa in buone condizioni la banca tedesca che eroga i prestiti consente che la vendita venga fatta ugualmente.
L’acquirente la ripagherà a rate tramite la banca greca che attinge ai fondi della banca tedesca, cioè fa da tramite per erogare il leasing o il finanziamento;

2) La Mercedes spedisce l’automobile al cittadino greco;

3) Ad un certo punto il cittadino greco, causa anche l’economia debole del suo Paese non è più in grado di pagare la rata della Mercedes;

4) Questo prestito per l’acquisto della Mercedes diventa a cascata un NPL per la banca tedesca.
Si tratta anche uno squilibrio della bilancia dei pagamenti che va saldato;

5) interviene il MES, che trasferisce sui conti della banca greca, tramite la Banca Centrale della Grecia, i soldi necessari a tappare il buco;
6) La banca greca ripiana il NPL alla banca tedesca;

7) Lo Stato greco dovrà rientrare del prestito e per accelerare il rimborso verrà posto sotto commissariamento della Troika (UE, FMI e BCE, che quando si tratta di riscuotere non manca mai), sottoponendo le politiche di bilancio e di spesa a questi organi sovranazionali i quali indicheranno quali tagli lineari fare.
Grazie a questi tagli lo Stato greco sarà in grado di rimborsare più rapidamente il debito al MES.

8) Nel frattempo la banca tedesca è rientrata del suo NPL e la Mercedes ha aumentato il suo fatturato.


 

L'impunità dei rappresentanti del MES

Ma non è tutto, i rappresentanti del Consiglio del MES, sono totalmente immuni da tutti gli organismi di giustizia degli Stati membri (art. 35 del MES).
Sono inoltre esenti da perquisizioni, fisco, sequestro e confisca dei beni e tutte le informazioni sono protette dal segreto professionale (art. 34).
Infine i 700 miliardi previsti per il fondo potranno aumentare o diminuire (art. 10) a discrezione del Consiglio dei Governatori e in caso di necessità gli Stati aderenti sono vincolabili al versamento della quota stabilita entro 7 giorni, pena le pesanti sanzioni di cui sopra (art. 9).

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La riforma del MES

Come forse ricorderai è in discussione una riforma del MES a cui il Partito Democratico ed i suoi satelliti sono favorevoli e che vedeva contrari i Partiti della Destra e il Movimento 5 Stelle.
In particolare il M5S aveva inserito nel proprio programma elettorale l’abolizione del MES dicendosi contrario anche a qualsiasi sua revisione - perché se sei d’accordo con una revisione di un trattato è automatico che non sei più favorevole alla sua abolizione... giusto?
E infatti abbiamo visto tutti poi come il M5S invece abbia votato a favore delle trattative sulla modifica del MES.

La modifica del MES è davvero così fondamentale per il ridurre il suo impatto sulle nostre vite?
È vero che col nuovo MES per l’Italia non cambia nulla?

Cercherò di schematizzare nel modo più chiaro possibile:

Sì, è vero e questa, come abbiamo visto non è affatto una buona notizia, anche se ormai i nostri politici ci hanno abituati che quando qualcosa non peggiora è da considerarsi una vittoria.
L’Italia non usufruirà mai del MES (ed è meglio così) per due ragioni:

1) perché la nostra condizione è ben lungi dal destare ipotesi di default - e questo da solo confuta tutte le tesi allarmistiche tese ad introdurre continue riforme.

2) Perché secondo i nuovi criteri non avremmo comunque diritto ad accedervi neanche volendo. Insomma in aggiunta ai fondi europei ed al surplus fiscale che sta creando un avanzo primario mostruoso, gli italiani devono mettere di tasca propria 125 miliardi in un fondo di cui non saranno mai fruitori.


Allora perchè adesso tutti vogliono modificare il MES?

Perchè la Germania e in parte la Francia sono nel guano fino a metà coscia grazie alla politica di dazi statunitense che ha messo in ginocchio le rispettive macchine produttive.

Se Francia e Germania dovessero decidere di fare ricorso al MES, secondo le attuali regole subirebbero due conseguenze: da una parte l’incremento del loro debito pubblico nel momento in cui il fondo dovesse prestare soldi allo Stato, e dall’altra il commissariamento dello Stato. Come fu per Grecia e Cipro.

Che conseguenze comportano le modifiche proposte?

Con il nuovo MES invece, il fondo non presta più i soldi agli Stati ma direttamente alle banche, dunque lo Stato che ne usufruisse non si indebiterebbe ulteriormente in quanto diventerebbe un prestito tra privati (il MES e le banche appunto).
Col nuovo MES tutti gli Stati dell’eurozona sono tenuti a conferire soldi al fondo privato senza alcun controllo sul loro utilizzo.
Le condizionalità oggi in vigore per tutti i Paesi: leggi il commissariamento della Troika, non varranno più se il prestito è fatto verso quei Paesi che rientrano nei famigerati parametri UE.
Quindi in pratica la Germania accederà liberamente a quei soldi senza alcuna condizione a differenza di quanto toccato alla Grecia.
Ecco perché occorre cambiare in fretta il MES.
Con le norme attuali infatti i Paesi più “virtuosi”, cioè quelli che hanno “rispettato le regole” (ad esclusione di quella più importante sull’equilibrio delle bilance commerciali) verrebbero commissariati come qualunque altro Stato.
Capito?
Ogni volta che una regola sta scomoda ai più forti, essa muta evitando loro tutti i fastidi.

Nei fatti, l’Italia si impegna a versare a semplice richiesta del MES, e nel giro di una settimana, quattro rate annuali fino a coprire la cifra di 111 miliardi (il residuo tra i 125 di impegno totale e i 14 finora già versati) affinchè le banche dei Paesi europei più ricchi (fino a ieri) possano rifinanziarsi senza incorrere nel commissariamento, senza sforare i parametri UE e soprattutto senza nuocere allo spread.


 

Il nuovo MES

Per la Germania quindi cambia moltissimo.
Per l’Italia non cambia nulla, su questo ha ragione il Presidente del Consiglio italiano Conte: veniamo chiamati in causa solo quando occorre un asino che si carichi in groppa i bagagli degli altri, come al solito.

La revisione del MES prevede, per semplificare, che il peso del salvataggio delle banche venga trasferito dalle spalle dello Stato a quello del sistema bancario stesso.
Bene, dirai tu, così evitiamo nuovi danni alla società e casi di distruzione di massa come in Grecia.
Peccato non averci pensato prima!
Bè, vediamo.
L’Italia si è impegnata a contribuire al MES con 125 miliardi in 5 rate all’anno.

Sono tanti? Sono pochi?
Innanzitutto partiamo con l’evidenziare come sia strano che per il MES lo Stato abbia trovato tanti soldi quando per togliere i terremotati dalle roulottes e dai container i soldi non si trovino mai.
E non si trovano per i servizi pubblici, a cominciare dal servizio pubblico sanitario nazionale o per fare la manutenzione a ponti, scuole e strade.
A proposito, è stato calcolato che nella sanità pubblica si siano ridotti di 2 miliardi gli investimenti e che oltre 48.000 operatori medici abbiano abbandonato; e stiamo parlando solo degli ultimi 8 anni.

“Malgrado nel confronto internazionale la spesa sanitaria italiana risulti alquanto contenuta, la preoccupazione di controllarne la crescita è stata sempre viva, per i vincoli derivanti dall’elevato debito pubblico”.
(scarica PDF dell’ufficio parlamentare di bilancio).

Sono tanti messi in relazione al nostro PIL, perché con 25 miliardi di spesa pubblica ogni anno si potrebbe ammodernare la macchina pubblica.
Ma sono veramente tantissimi se messi in rapporto con quanto l’Italia ha speso per salvaguardare il proprio comparto bancario, specialmente rispetto ad altri Paesi europei.


 

MES 1 e MES 2 a confronto

MES 1 e MES 2 a confronto


 

Fine della terza ed ultima parte

Leggi la prima parte

Leggi la seconda parte

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