Econo-Mia

Andrà tutto bene (?) Lavoro, impresa e risparmi. Ecco cosa conviene fare

andrà tutto bene

Andrà tutto bene, è quello che ciascuno di noi vuole sentirsi dire.
È il mantra inventato per esorcizzare l'impatto del coronavirus sull'Italia.
Purtroppo molti si trincerano dietro a questo slogan, ai flashmob e ai lumini votivi senza prendere alcuna precauzione verso la realtà, non tanto sanitaria, quanto esistenziale.
Molti sono i dubbi e nere sono le nubi che si addensano sui nostri beni, a cominciare dai risparmi e dal lavoro.

Scopriamo quali possono essere queste precauzioni.


Qualunque cosa accada occorre armarsi per la difesa, altrimenti non andrà tutto bene

L'effetto covid19 non è quello che abbiamo vissuto durante l'epidemia, bensì ciò che rimarrà da affrontare una volta che sarà passata l'emergenza.
Il Paese si trova sotto chiave.
La produzione è ferma e i consumi girano attorno ad alimentari e sanità. Troppo poco per tenere in piedi il Paese a lungo.
Non solo, ma la grande incertezza porta, specie chi non ha un reddito garantito, ad acquistare beni di consumo di importazione a basso costo.
Ciò complica ancora di più le sorti dell'economia italiana.

Questo è il primo punto che palesa gli effetti di un'economia globalizzata e sbilanciata verso le importazioni che impoveriscono o fa chiudere chi produce in Italia.
Ne abbiamo parlato numerose volte su questo blog e spieghiamo molto bene cosa significa nel libro di economia spiegata facile.

I settori produttivi però non sono gli unici che da oggi in avanti risentiranno della crisi economica che si sta per manifestare.
Ci teniamo a sottolineare che si tratta di una crisi economica senza precedenti dall'ultimo dopoguerra.

Pensiamo ai settori dell'intrattenimento, del turismo, dello svago, della moda, e così via.
Non è soltanto un problema di locali e negozi chiusi e personale a spasso.
È anche un problema di indotto.


Andrà tutto bene solo se sapremo conservare la catena dell'economia
e se lo Stato non dovrà indebitarsi

Il ruolo del prestatore di ultima istanza
Il ruolo del prestatore di ultima istanza. Dal libro di economia spiegata facile

 


Differenze tra crisi finanziaria e crisi economica

Anche in piena emergenza coronavirus mi sento fare domande da persone preoccupate per l’andamento dei mercati, come se ad un crollo delle borse conseguisse una danno diretto ai cittadini.

Un vero e proprio riflesso pavloviano insomma .
In realtà spetterebbe sempre allo Stato vigilare sulla predazione da parte degli sciacalli che passano sulle macerie a fare shopping a buon mercato.
Noi dovremmo preoccuparci di ben altro, perché stavolta ad essere colpiti siamo noi.

In caso di crollo dell'economia reale, lo Stato non potendo più stampare moneta, ma dovendola prendere in prestito, sarà costretto poi a tagliare la spesa pubblica e a tassare, fino ad arrivare addirittura ad una patrimoniale sui conti correnti se non persino sugli immobili.
Come facciamo a credere che andrà tutto bene?


Una seconda recessione, dopo quella legata al crollo di Lehman Bro., viene prevista già da tre-quattro anni.
In un modo o nell’altro è arrivata.
Solo che dovevano crollare le borse, non chiudere le fabbriche.

Infatti è vero che se le borse crollano si tirano sotto solo i risparmi investiti in Titoli rischiosi o in settori particolarmente colpiti.

I risparmi in banca, sotto i 100.000 € per il momento sono al sicuro.
Fin tanto che l'Italia non ricorre agli "aiuti" a strozzo del MES, i danni saranno riparabili e i risparmi al sicuro ma...

Ma i mercati si salvano sempre, il problema immediato sono le imprese e il lavoro.
Quando ci dicono che le borse hanno bruciato dei risparmi, significa che quei risparmi sono finiti in tasca di qualcuno che aveva scommesso contro gli investitori che li hanno persi.
Significa che qualcuno ha disinvestito in borsa per acquistare oro, asset diversi o persino per mettere i soldi in qualche azienda o persino nel materasso. Uno dei mercati alternativi alla borsa, è tornato ad essere quello immobiliare. Il mercato delle case non è contagiabile dal panico covid19.

Nella finanza i soldi non si creano e non si ditruggono.

Chi crea i soldi sono le banche e chi li distrugge sono le crisi nel mondo reale.

 

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Chi colpisce il covid19?

Questa crisi colpisce direttamente la parte "reale" dell'Europa.
Colpisce chi produce, inventa, crea e trasforma. Insomma va a colpire chi crea valore reale.

In pratica, ad essere sotto attacco è il sostegno di tutta la baracca, sia dell'economia, che della finanza, che della tenuta sociale e persino politica.
Insomma se crolla il piedistallo viene giù tutto: Europa e singoli Paesi.
E senza più la presenza di uno Stato in grado di andare oltre i limiti finanziari dell'economia reale, con investimenti e prestiti illimitati, è come finire sconfitti in una guerra.


In Europa lo Stato non c'è più.

E ora finalmente anche i più convinti liberisti hanno visto cosa significa.
Significa che senza lo Stato un popolo può anche morire di malattia a migliaia e di fame a milioni.
Vi siete dunque convinti che lo Stato non è come una famiglia, ma è una sovrastruttura che serve a proteggerci ed ha poteri illimitati che gli esseri umani non hanno?
Lo Stato può creare dal nulla le risorse per la difesa e il benessere dei cittadini anche se questi sono costretti a stare chiusi in casa, bloccati  senza poter creare ricchezza! 


La catena della crisi
(non andrà tutto bene per tutti)

Ora torniamo ai fornitori servizi e di materiali per gelaterie, bar e locali estivi e non.
Macchine per gelati, prodotti per gelati. In parte soffriranno di meno per le perdite sul mercato italiano, perché sono beni a forte trazione esportatrice.
Ma cosa succederà in caso di sospensione degli accordi sulla libera circolazione in Europa, vale a dire lo stop al turismo di massa?

Pensiamo ai riparatori dei macchinari per la ristorazione. Idem per ciò che riguarda la produzione fornitura dei pezzi di ricambio.
Lo stesso riguarda l'assistenza nei più svariati settori, incluso quello informatico che offre servizi a milioni di uffici di imprese e grandi aziende.


Nel settore della moda non andrà tutto bene

Vediamo l'esempio tipo.
Ne posso parlare perché chi scrive ci lavora.
Ecco il corto circuito che si è venuto a creare nel settore del fashion, made in Italy e non.
Questo in corso, cioè l'inizio della primavera, è un periodo cruciale perché è il periodo in cui "escono le collezioni", cioè vengono presentate dalle maison le nuove collezioni.
Non saranno quindi gli abiti che avremmo dovuto vedere in vetrina tra la primavera e l'estate, ma si tratta della stagione autunno inverno 2020.

Sì, perché i negozianti acquistano le merci con circa sei mesi d'anticipo sulla stagione in corso.
Questo significa che i negozi chiusi per il coronavirus, non potranno vendere ciò che hanno acquistato sei mesi fa, le collezioni primavera-estate 2020, con le quali hanno riempito i magazzini e allestito le loro vetrine.
Vestiti, scarpe, abiti ed accessori, insomma tutto ciò che le case di moda hanno prodotto durante l'inverno scorso, sono destinate a rimanere invendute; nella migliore delle ipotesi "solo" in maggior parte.

Lo schema

La chiusura totale dei negozi significa anche che ciò che le maison hanno appena venduto ai suddetti dettaglianti e anche ai grossisti, per la stagione autunno-inverno 2020 è andato perduto.
Ovvio, perché se i negozianti sanno che la stagione in corso non andrà venduta si verifica quanto segue:

  1. non sappiamo quanti negozi sopravviveranno al cosiddetto lock-down;
  2. quelli che sopravviveranno avranno perso quasi l'intero incasso, tanto da non riuscire nemmeno a coprire le spese;
  3. in questo caso, anche chi rimarrà in piedi, non avrà risorse per investire sulla stagione successiva;
  4. quindi gli ordini per la prossima stagione non verranno fatti;
  5. la stagione autunno-inverno 2020 non verrà prodotta dalle case di moda;
  6. la mancata vendita della prossima stagione farà saltare per aria molti marchi del fashion;
  7. chi rimarrà in piedi dovrà puntare a produrre la primavera-estate 2021 in un clima di assoluta incertezza.

In pratica, nel settore della moda, si prospettano ripercussioni per tutto un intero anno, prima di rivedere ricominciare a girare le cose a 2012 in corso. Nella migliore delle ipotesi.

Quindi in questo settore non andrà tutto bene.

Anzi andrà piuttosto male.
E di mezzo ci andranno migliaia e migliaia di lavoratori di cui il personale dei negozi è l'ultimo anello della catena.
Non staremo qui a elencare i canali dell'indotto e della catena produttiva del fashion.


Quanti saranno i danni?

Ovviamente la discriminante che determinerà i danni è il tempo che i negozi resteranno chiusi.
Poi, non è mica detto che, quando scatterà il libera tutti, la clientela farà la corsa agli acquisti per riempirsi l'armadio, visto che almeno la primavera - a quanto pare - la passeremo o chiusi in casa o a regimi rallentati rispetto la normalità.

Diamo per scontato che, in caso di prolungata chiusura, molti o tutti i negozi saranno praticamente costretti a riaprire i battenti con mega sconti con lo scopo di attenuare le perdite.
Questo andrà ad ulteriore danno di quei negozi che non lo faranno, come in una forma di concorrenza al ribasso.

Quanto tempo occorrerà per rimettere in moto tutto?
Quante risorse occorreranno e dove le andremo a prendere?

Oggi, secondo noi, è impossibile immaginare a quanto ammonteranno i danni.


Siamo seduti al tavolo da gioco con il solito baro.
Dove prenderemo i soldi per ripartire?

Il nodo cruciale è dove prendere i soldi per ripartire.
Persino Mario Draghi è arrivato a dire ciò che i sovranisti ripetono da anni: lo Stato deve avere possibilità di spendere senza limiti.
Il debito non ha alcun valore a confronto con le vite umane!
Lo diciamo da sempre.
Ora è ufficiale anche per quelli che ci dicevano che si doveva morire per Maastricht (ma ce lo dicevano forti dello stipendio da senatore o da docente universitario o sotto l'ombrello di un partito o di un sindacato).

Draghi, prima ha detto che il merito di aver superato la crisi è stato dei cittadini europei (e non della UE); poi ha detto, quello che sui social e da questo blog ripetiamo da almeno due settimane: che siamo in guerra e che per uscirne non c'è limite al debito che uno Stato può fare pur di uscirne.


Debito sì, ma a che prezzo?

Nel precedente articolo intitolato, La BCE torna a stampare moneta per salvare l’Euro (non noi),  abbiamo detto che ricorrere al MES sarebbe un atto criminale.
Infatti noi crediamo che il Governo italiano non lo firmerà, perché sarebbe un atto di alto tradimento.
C'è già la BCE che può prestare illimitatamente agli Stati, senza neanche applicare un interesse.
A dire il vero potrebbe farlo persino a fondo perduto: ricordate il discorso del prestatore di ultima istanza?

Euro bond (o cornabond), Prestiti illimitati dalla BCE e sistemi di finanziamento senza debito, ne abbiamo già parlato negli articoli più recenti.

Ma c'è qualcuno che non ci sta.
Germania ed Olanda votano contro gli aiuti a meno che non ci ingabbino dentro una prigione di debiti e di clausole che ci possono costare il nostro patrimonio pubblico.
Insomma ci dicono, prestiti sì, ma in cambio di cessioni di sovranità, di asset strategici (vedi alla voce oro e beni pubblici) o impegnando i conti correnti dei cittadini togliendo la leva del fisco allo Stato e mettendola in mano all'Europa, come una frusta.
Insomma ci vogliono far firmare a tutti i costi il MES.
Bell'aiuto.
Bella la solidarietà europea, anche di fronte ai flagelli naturali.

Una attenzione particolare la merita la Germania, tanto per cambiare.

La Germania sta truccando i dati del coronavirus, conteggiando per grande difetto le vittime del virus o sono Italia e Spagna che mettono nel mucchio tutto e tutti?
Oppure sta distinguendo i morti per coronavirus da quelli con il coronavirus e noi no?
Il dubbio ha più che un fondamento.


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Non andrà tutto bene con un baro seduto al nostro stesso tavolo

Che la Germania sia il baro seduto al tavolo da gioco a cui ci troviamo come gli altri Stati europei, non è una novità.

Così come trucca i conti pubblici, ha truccato la produzione automobilistica con lo scandalo del dieselgate, così come trucca la corsa alla crescita infrangendo il patto di stabilità, così come ha barato sul salvataggio delle banche, usando soldi pubblici e subito dopo imponendo il divieto di fare altrettanto all'Italia...

Così come ha imposto il MES alla Grecia mettendola in ginocchio per salvare le proprie banche dal fallimento legato agli NPL (oggi è indaffarata a cambiarne le regole per timore di pagarne il prezzo), così come ha inizialmente trattenuto per sé le mascherine destinate all'Italia, prima di ricevere la minaccia dalla UE di sanzioni (la prima volta da quando esiste l'unione europea), così anche oggi bara sui numeri delle vittime da covid19.
Perché lo fa?
Probabilmente per i soliti motivi.
Uno fra i tanti è la conservazione della propria immagine di Stato ed economia efficienti.
Insomma, per apparire i primi della classe.

Ecco, forse alla Germania andrà tutto bene o quasi, per il momento.
Ma poi dovrà fare i conti di una nuova ondata di deflazione.
L'aggravarsi dell'impoverimento dei suoi importatori farà implodere la sua economia tanto quanto hanno fatto la brexit, i dazi dell'America e il declino delle economie periferiche.


 

andrà tutto bene se sapremo proteggere la catena dell'economia
andrà tutto bene se sapremo proteggere la catena dell'economia - pagina tratta dal libro di economia spiegata facile

 


Quali scenari ci attendono?

Si andrà verso l'implosione dell'Euro?
L'Italia uscirà dall'unione?
Si risolverà con la sospensione di tutte le regole, buone e cattive, sino a data da destinarsi?

Beh, ciascuno scenario ci mette in guardia da conseguenze ben diverse.
Stiamo andando verso una catastrofe?
Chi scrive non pensa che l'Italia firmerà l'accesso al MES.
Sottoscrivere il MES aprirebbe lo scenario peggiore, perché entro pochi anni l'Italia dovrebbe restituire i prestiti con gli interessi a costo di patrimoniali e prelievi forzosi dai conti correnti.
Vice-versa dovrebbe cedere asset pubblici e sovranità, come abbiamo già detto.

Uscire dall'Euro o accedere al MES potrebbe significare dover ristrutturare il debito pubblico e questa prospettiva non rende attraenti i Titoli di Stato, ma la stessa cosa vale anche per i Titoli pubblici di qualsiasi Paese dell'Eurozona.
Allora meglio investire nell'economia americana?


Dove mettere i nostri soldi?

In caso di crollo dell'Euro anche i soldi nel materasso perderebbero valore, come verosimilmente tutte le valute del sud Europa (ragione per cui le nostre produzioni tornerebbero molto competitive) .

Invece se ad uscire fosse l'Italia, dato che la nuova Lira in breve si svaluterebbe, con gli Euro nel materasso o nelle cassette di sicurezza (quelli sui conti correnti potrebbero venire sciaguratamente convertiti dal Governo al cambio peggiore) - cioè con la valuta pregiata, ci potremmo comprare Lire, acquistando più denaro. In pratica manterremmo intatti i risparmi, anzi li rivaluteremmo rispetto a quelli sui conti in caso di riallineamento forzoso da parte dello Stato.
Bisognerà pertanto acquistare le nuove Lire quando queste avranno raggiunto il picco di svalutazione rispetto all'Euro.
Non prima.


AVVERTENZA: se si esce, sarà il caos per un pezzo, quindi meglio le cassette di sicurezza che il materasso o la cassaforte. Ci siamo capiti...


I Titoli acquistati sotto la giurisdizione italiana verrebbero ridenominati in Lire e quindi, se denominati in Euro poi andrebbero a corrispondere ad un cambio inferiore (vista la svalutazione della nuova Lira) per noi, restando in Italia e spendendo in Italia, non cambierebbe nulla. Lo stesso vale per i contratti, anche per i conti correnti. Verrebbero sì svalutati al pari della Lira, ma ce ne accorgeremmo solo se andassimo a spendere i nostri risparmi all'estero, specie nell'Eurozona.

Soluzione libretti postali. In caso di uscita dall'Euro il valore dei risparmi seguirebbe quello già descritto per la valuta. Il libretto postale ci protegge conservando un briciolo di redditività del risparmio.

L'ideale è sempre il solito: diversificare stando attenti a non investire troppo nell'Euro.

Un'idea può essere investire in Titoli assicurativi e, ovviamente, nel settore medicale.

(consigli di Francesco Celotto, Nino Galloni e di Economia Spiegata Facile).


AVVERTENZA: attenetevi ai consigli di esperti professionisti nel settore degli investimenti. Che siano persone qualificate e con curriculum dei risultati ben certificati. No al fai da te o all'amico che smanetta in borsa dal PC.


Il migliore investimento che possiate fare in questo preciso momento è sicuramente il libro di economia spiegata facile ;-). Su questo non ci sono fregature: andrà tutto bene.

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Accendi una candelina, incrocia le dita e metti la testa sotto la sabbia? Per te non andrà tutto bene
(scorciatoia per il baratro)

Il coronavirus ci sta dando la possibilità e tutto il tempo necessario di imparare dove sta la chiave della gabbia in cui ci troviamo.
Farne a meno e mettere la testa sotto la sabbia in attesa che lo stellone ci salvi ancora una volta le terga non ci risparmierà.
Abbiamo avuto tutto il tempo di capire che, se Conte e Gualtieri firmassero l'attivazione del dannoso ed inutile MES, sarebbe una sciagura e un atto di tradimento nei confronti del Parlamento e del popolo italiano.

Non è che accendendo una candelina ogni sera, mettendo la testa sotto la sabbia, avremmo allontanato il problema.
Così facendo non andrà tutto bene.


Quello a cui politici e cittadini non sono preparati mentre ci diciamo che andrà tutto bene

La nostra opinione è che l'Euro e la UE resteranno in sella, perché nessuno dei governanti (e nemmeno le opposizioni) hanno l'interesse ad uscire.
Se mai il coronavirus darà ispirazione a tutti i partiti per intestarsi meriti ed accusare gli altri.
Potrebbe addirittura facilitare la carriera politica di Draghi, quel falco che negli ultimi anni ha vestito i panni della colomba.
In particolare in Italia, industriali e intero arco istituzionale non sono preparati ad uscire, sia per una questione intellettuale che per le scarse capacità della classe dirigente che incarnano.

andrà tutto bene

Il covid19 ci sta mostrando realmente a cosa andremmo in contro se uscissimo dall'Euro. Nessun politico cosiddetto sovranista vi ha mai detto che uscendo dall'Euro, andremmo in contro a 3/5 anni di depressione tipo quella che stiamo vivendo oggi.
Certo, poi ne verremmo fuori e torneremmo ad essere l'Italia che il mondo si ricorda.
Ma un certo periodo di assestamento, con un po' di Paesi europei a boicottarci e il sistema Paese inadeguato alla competizione globale (tutte cose che stiamo già subendo stando nell'Euro), necessitano di tempo per essere affrontati.

Sta a noi scegliere tra una periodo medio di altri sacrifici proiettati verso la rinascita o una morte a seguito di lunga agonia a cui siamo destinati con estrema certezza.

Certo questo sarebbe il momento ideale anche perché i cittadini non percepirebbero le difficoltà dovute ad un'uscita unilaterale e le privazioni legate un po' alla clausura e un po' al blocco totale dell'economia.
Se i tempi saranno lunghi da un paio di mesi in su, sarebbe davvero la migliore occasione sprecata.

Ma purtroppo capitiamo in questa perfetta congiunzione astrale con il più grande limite possibile.

Abbiamo una classe politica incapace, impreparata e indegna.
Il popolo è abituato a soffrire, ma non è abituato a combattere, e così è peggio.

Se dovesse venire giù tutto in ogni caso l'Italia alla lunga ci guadagnerebbe.
Ma alla lunga, non dal giorno dopo come vi raccontano i guru a caccia di audience.

Il dubbio è: avremmo la forza morale per reggere tutto il tempo necessario?

L'immediata corsa ai flashmob da balcone e alle candeline a forma di Cristi e di Madonne e le pagine-sfogatoio anti euro a colpi di meme senza alcuna riflessione, non incoraggiano a pensare positivo in tal senso.
Ma a questa domanda dovete saper rispondere voi.

Insomma non siamo mai stati così vicini dal liberarci dall'Europa eppure capita nel momento politico e culturale più svantaggioso possibile. E non è che le fievoli alternative ai partiti di oggi siano tanto migliori.
Fatevelo dire da uno che nell'ambiente dell'attivismo sovranista lo bazzica da quasi dieci anni.

Chissà, magari la vera sorpresa arriverà proprio dagli italiani! Lo spero.
Ci sarebbe da ridere, perché si tratterebbe di un vero miracolo e ai miracoli ci credono solo quelli della candelina e dei flashmob. Appunto.

Il coronavirus ha dimostrato il fallimento della globalizzazione.
Sui social ne ho fatto dell'ironia, ma era ciò che pensavo.

Capitalismo, globalizzazione e coronavirus

Secondo chi scrive l'ideale sarebbe un lento distacco concordato tra Paesi europei.
Una disunione ordinata con graduale ritorno alle valute sovrane, volendo con una moneta di scorta intra-europea, cioè un degrado dell'Euro a valuta di scorta per gli scambi nella UE su base volontaria.


Occorre agire

Dobbiamo reagire con coraggio, lungimiranza, orgoglio, lucidità, voglia di lavorare. Ma dobbiamo farlo, a dispetto dell'inadeguatezza e della pavidità dei nostri politici, con la spensieratezza e l'incoscienza necessarie nelle grandi imprese. Così sì, è probabile che andrà tutto bene. Non subito.
Ma il tempo gioca contro di noi.

Qualunque cosa accada ne avremo tratto degli insegnamenti e, specie se l'Italia dovesse davvero trovarsi da sola, sprofonderà certo, ma almeno potrà liberarsi mani e piedi. Almeno dall'Europa.
Perché questo dovrebbe essere l'obiettivo iniziale.

Per poi votarci al santo americano, come al solito, o a quello cinese?
Queste saranno faccende di partnership da stipulare sul piano geopolitico. Dei sostenitori saranno comunque necessari, visto che siamo un'economia fatta per il 90% di trasformatori di materie prime.
Noi ci sappiamo mettere il valore aggiunto, ma ci mancano le materie prime, appunto.
Ci siamo intesi?

In un certo senso la pensiamo come Fernando Sabino, autore della citazione che abbiamo scelto:
Alla fine andrà tutto bene. E se non va bene, non è ancora la fine.

AGISCI SUBITO

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Il presente materiale va inteso come di pura divulgazione.
L’Economia Spiegata Facile: Benché i dati e i contenuti siano stati vagliati, provengano da fonti ufficiali, siano di valore scientifico e provengano da studi accademici e/o da statistiche ufficiali ed archivi storici, la loro esposizione è volutamente sintetica e semplificata al fine di renderli comprensibili al grande pubblico.
Questo materiale non sostituisce la lettura scientifica o lo studio accademico e/o di più alto profilo.
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3 pensieri su “Andrà tutto bene (?) Lavoro, impresa e risparmi. Ecco cosa conviene fare

  1. Buongiorno,vorrei un vostro parere…nell’ articolo dite che è meglio mettere i soldi in una cassetta di sicurezza piuttosto che sotto il materasso…un assegno circolare equivarrebbe a mettere i soldi sotto al materasso?

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