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Romano Prodi, i traditori dell’Italia

Romano Prodi, traditore dell'Italia

Romano Prodi, il conflitto di interessi umano con una intera collezione di scheletri nell'armadio.

Dalle consulenze pagategli dall'IRI (durante il suo mandato come presidente dell'ente stesso) alle ricerche di mercato fatte da neolaureati che copia-incollano dalle enciclopedie e dalle tesi di laurea.

La galleria di bravate del "Mortadella" prosegue fino alle commesse milionarie, pagate con soldi pubblici, per investigare sul tasso di natalità degli asini somali o la velocità di spostamento di capre, pecore e cammelli nel deserto, sempre con soldi pubblici con i quali si salva dalla bancarotta.

Il depistaggio nel caso Moro, la svendita dell'Italia, le promesse di un'Europa versione El Dorado pur sapendo che sarebbe stato un bagno di sangue.

Credevate che Prodi fosse soltanto quello che ha svenduto l'Italia e firmato per incatenarci all'Europa della concorrenza spietata tra presunti partner in cui la solidarietà è solo di facciata?
 
Allora non perdetevi il terzo appuntamento della serie, I traditori dell'Italia.

 

Romano Prodi, un vero e proprio pezzo da novanta al servizio della svendita del Paese: benvenuti al terzo appuntamento con i traditori dell'Italia.
Dopo i mitici Mario Monti e Giorgio Napolitano, che ti invito a rileggere perché ne abbiamo aggiornato i ritratti con succosi e importanti dettagli, eccoci a colui che meglio di chiunque altro ha saputo svendere l'Italia a privati e stranieri.


L'esperto in svendite, Romano Prodi

Romano Prodi
Prodi nel ritratto di Costantino Rover © per economia spiegata facile

Romano Prodi è celeberrimo per le famose privatizzazioni svolte in Italia a partire dagli anni Novanta.

Di queste ha sempre saputo fare sfoggio, per agevolare la propria carriera e la propria immagine, come un fiore all'occhiello, tanto nelle trasmissioni televisive, che sui giornali e nei consessi politici, financo nel ruolo di consulente di importanti fondi di investimento stranieri, come la giapponese Nomura.

Ma Prodi non è soltanto il simbolo, nella veste di Pinocchio, di quella che era stata (s)venduta agli italiani come la trovata geniale per arricchire l'Italia e consentirle di abbassare il debito pubblico.

È anche quello che assieme a Massimo D'Alema firmò il Trattato di Lisbona durante una pomposa cerimonia. Stavolta però vengono ritratti nelle vesti del gatto e la volpe che dissotterrano altri zecchini d'oro da consegnare agli italiani. A sentire loro.

 

Come stia andando in Europa per l'Italia, politicamente ed economicamente, è sotto gli occhi di tutti.

Prodi e D'Alema firmano il trattato di Lisbona il 13 dicembre 1997
Prodi e D'Alema firmano il trattato di Lisbona il 13 dicembre 1997

La storia di Romano Prodi

Con l'aiuto degli appunti di Paride Lupo, che ringraziamo di cuore per il supporto e a Canale Sovranista per alcuni video, iniziamo a raccontare la storia di Romano Prodi partendo dall'incrocio che vede dividersi le strade di Giorgio Napolitano e del Partico Comunista Italiano.

Tenendo presente questo svincolo, se saremo capaci di unire i puntini in modo corretto, capiremo già da questo articolo perché, come e quando l'Italia abbia svoltato verso le politiche di mercato, anziché verso le politiche sociali per le quali lo Stato è stato creato.

Siamo tra la fine degli anni 80 e gli inizi del decennio successivo quando, i comunisti chiudono di fatto bottega e vengono sostituiti dal nuovo progetto politico che si chiamerà Partito Democratico della Sinistra (PDS). È il progenitore dell'attuale PD!

È il 3 febbraio 1991 e al termine del 20° congresso del PCI, a grande maggioranza dei delegati presenti, il partito cambia nome.
Ma il nome non è l'unica cosa a cambiare a sinistra.

Il cambiamento principale sarà anche la propria disposizione sugli assi cartesiani della geopolitica europea e internazionale.
Infatti essa passa dall'allineamento ad est, al riposizionamento sulle posizioni filo atlantiste.
E non è un caso.
Il crollo del muro di Berlino avvenuto appena due anni prima, ha messo fine alla guerra fredda, così la sinistra trova più conveniente salire sul carro del vincitore.
Gli USA?
Non del tutto.

Forse è più corretto dire che la sinistra si è già sintonizzata sulle istanze mondialiste del mercato globale.
È il segno che i suoi leaders avevano deciso che era giunto il tempo di creare un terzo polo universale che sarebbe dovuto essere l'Europa Unita.
Ma prima che per un'unità politica, l'interesse era verso una comunità commerciale, se non mercantile.
Infatti se durante la rifinitura del progetto europeo l'unità politica è stata tranquillamente ignorata, su tutto il resto, Prodi e i suoi, si affrettarono a collaborare affinché l'architettura finanziaria e monetaria fosse già completa e al servizio dei mercati.

 


Il pensiero unico liberista

Congetture? Populismo? Nazionalfascismo?
No, è dimostrato dai salti mortali che da questo momento fino al fatidico 1998. È questo l'anno in cui entrimo nel sistema a cambi fissi che anticipa la creazione dell'euro, l'Italia sarà costretta fare per rincorrere alla disperata l'ingresso nella moneta unica.
Parte quindi la costruzione di un pensiero unico e trasversale che contagerà le forze di tutto l'arco istituzionale italiano con poche e comunque sporadiche eccezioni.

Chissà quante volte l'avrai sentito nominare il cosiddetto, pensiero unico liberista, senza forse afferrarne bene il significato.
Uno dei principi cardini di questa filosofia, che specie nell'ultimo trentennio è diventata più una religione, è quello di riservare all'intervento dello Stato nell'economia un ruolo il più possibile marginale.
Le compartecipate statali erano viste come un cancro per il Paese e foriere di corruzione, nepotismo, malaffare e connivenze tra politica e finanza.

Con il processo di Mani pulite emerge tutto il marcio che fino a quel momento serpeggiava nelle barzellette e nei monologhi di qualche cominco, con Beppe Grillo in testa, che qui nominiamo perché uno degli artefici di una campagna denigratoria, basata su principi sacrosanti, ma condotta per costruire un nemico comune del popolo italiano, preso tra i soggetti più facili da colpire, buttando via il bambino assieme all'acqua sporca.

Infatti, dopo l'inchiesta Mani pulite, del binomio politica e finanza, in Italia rimane solo la finanza che si libera dei politici scomodi perché contrari alla rimozione dello Stato dalla cabina di regia del Paese.

Per capirlo meglio ne riparleremo quando questa rubrica si occuperà di lui: Beppe Grillo.

 


Le privatizzazioni degli asset pubblici

Il clima in cui avvennero le privatizzazioni si evince dal seguente trafiletto di Repubblica:

"Rifondare una pubblica amministrazione snella, meno costosa, 'amica' ' dell'utente, richiede una micro-chirurgia di precisione fatta di tagli e innovazioni coraggiose, contro cui si mobiliterebbero corporazioni potenti e agguerrite. Una rivoluzione difficile da conciliare con i proclami di Nerio Nesi (Rifondazione comunista): "Qui d'ora in avanti non si privatizza più nulla"."

 

Estromissione dello Stato dagli affari che dovrebbero competere soltanto ai capitani d'impresa (quelli onesti, capaci e con il bene comune nel cuore... sic!) e all'alta finanza, per la religione liberista significa appunto: privatizzare tutto il privatizzabile.
Le privatizzazioni in Italia sono un vecchio mantra.
Da una parte dovrebbero alleggerire lo Stato dal fardello del nepotismo, della corruzione e della spesa assistenziale, perché si dà come assodato che la creazione di posti di lavoro pubblici debba per forza creare sacche di assistenzialismo.

Come se il settore privato fosse estraneo alla corruzione ed al nepotismo.

Dall'altro lato, dovrebbero efficientare le grandi aziende strategiche, ridurre la spesa pubblica e il debito dello Stato.

Insomma invece che una maggiore regolamentazione ed un più ampio controllo sull'operosità all'interno delle strutture, si pretende che vendere gli asset pubblici restituirà servizi migliori ed un impiego più oculato ed efficiente di tutto l'apparato; dalle maestranze al management.

E mentre oggi - nel 2020 - le grandi potenze riportano le produzioni strategiche entro i confini e le proteggono con piani, almeno di medio termine, di nazionalizzazione, in Italia si continua a beatificare chi ha smantellato i gioielli di famiglia negli anni Novanta.
Tra questi salvatori della patria troviamo certamente Romano Prodi.


Quali erano gli asset che si volevano privatizzare?

Tralasciamo l'ovvio discorso sull'aumento delle tariffe degli asset privatizzati come benzina, luce, gas e autostrade (l'unico o quasi settore che ha beneficiato della concorrenza dei prezzi è stato quello del traffico telefonico).
Di fatto in alcuni casi abbiamo visto sostituire il monopolio pubblico con quello di monopoli privati (mai intaccati dalla concorrenza straniera) e aumentare la dipendenza dell'Italia dalle materie prime estere.
Prima in assoluto, l'energia.

Un importane motivo che ha forzato la privatizzazione dei grandi asset pubblici è stato il bisogno di ridurre il rapporto debito pubblico/PIL, atto considerato necessario per l'ingresso dell'Italia nell'Euro.

L'azienda di Stato che destava maggiori preoccupazioni, sia in Italia che in Europa, era l'IRI. Il commissario europeo Van Miert, nel 1993 aveva sollecitato al nostro ministro degli Esteri, Beniamoni Andreatta, un intervento che ponesse argine allo spreco di denaro pubblico.
L'istituto per la Ricostruzione Industriale era passato dallo status di gioiello ai tempi della sua creazione, a quello di macigno sui conti dello Stato negli anni Settanta, a vero e proprio scarico di soldi pubblici negli anni Ottanta.

In realtà l'Istituto per la Ricostruzione Industriale vantava un passato come una delle più grandi aziende mondiali. Constava in mille aziende con 500 mila dipendenti.
Di tutto questo oggi non rimane quasi nulla.

L'IRI giunse nel 1993 al settimo posto mondiale per fatturato, ma produceva perdite per oltre 5 mila miliardi.


 

L'IRI

L'Istituto per la Ricostruzione Industriale era stato fondato in epoca fascista con l'obiettivo di salvare il sistema bancario nazionale ed aveva un mandato temporaneo.
L'IRI entrò nell'azionariato, prima ed acquisì poi, tre banche: Banca Commerciale Italiana, Credito Italiano e Banco di Roma, giunte al fallimento a seguito della grande crisi del 1929, oltre che diventare proprietario di oltre il 20% dell'intero capitale azionario privato italiano, assorbendo aziende tipo Ansaldo, Terni, SIP (poi Telecom...), SME, Navigazione Generale Italiana, Lloyd Triestino di Navigazione, Cantieri Riuniti dell'Adriatico, Ilva, Alfa Romeo.

Fondata da Alberto Beneduce su mandato di Benito Mussolini, questi aveva ricevuto il compito di realizzare un'Istituto che fosse provvisorio, ma poi Benduce riuscì ad imporre la sua visione di trasformare l'IRI in un ente permanente che contribuirà in modo decisivo alla ricostruzione post bellica fino ed oltre il boom italiano, tanto che:

"Negli anni sessanta, mentre l'economia italiana cresceva ad alti ritmi, l'IRI era tra i protagonisti del "miracolo" italiano. Altri paesi europei, in particolare i governi laburisti inglesi, guardavano alla "formula IRI" come ad un esempio positivo di intervento dello Stato dell'economia, migliore della semplice "nazionalizzazione" perché permetteva una cooperazione tra capitale pubblico e capitale privato.

In molte aziende del gruppo il capitale era misto, in parte pubblico, in parte privato. Molte aziende del gruppo IRI rimasero quotate in borsa e le obbligazioni emesse dall'Istituto per finanziare le proprie imprese erano sottoscritte in massa dai risparmiatori."

fonte, Wikipedia

Alberto Beneduce, dal libro di economia spiegata facile
Un estratto del profilo di Alberto Beneduce, dal libro di economia spiegata facile

Di questa faccenda ne parliamo nel libro di economia spiegata facile, all'interno del capitolo riservato ai "pensatori".
Si tratta di un capitolo che contiene le storie dei maggiori economisti, ma anche di altre personalità molto interessanti, in una versione estremamente condensata, che ti farà scoprire un mondo veramente avvincente.

 


Perché vendere l'IRI?

Le ingenti perdite dell'istituto avevano trasformato l'IRI in un autentico pozzo senza fondo. Ma da chi?

Tra il 1980 e il 1985, il Ministero del Tesoro conferì al capitale dell’IRI qualcosa come 33 mila miliardi di lire, cioè una media di 5.500 miliardi all’anno per sei anni.
È indubbio che l'IRI in quegli anni fu decisiva per l'impennata del debito pubblico.
Ma sempre in quegli anni l'azienda e le sue sottoposte furono spacchettate in consigli di amministrazione molto frammentati (e costosi) che di fatto invece che ottimizzare l'IRI, la resero più pesante e fragile.

In quegli anni il presidente dell'IRI è proprio Romano Prodi (dal 1980 al 1989).


Lo smantellamento dell'IRI

Prodi è il perfetto prototipo dell'utilie idiota messo, prima ad aggravare la situazione e poi a smantellare qualcosa reso malfunzionante, invece di farlo condurre da personalità capaci di farlo funzionare a dovere.

Visto il successo dell'operazione di smantellamento del potere dello Stato sotto il profilo industriale, Prodi è in un certo senso, il medesimo esperimento successivamente trasferito in politica, sia riciclando l'utile idiota, sia sostituendo una generazione di politici che erano stati in parte e corrotti, anziché con una classe politica all'altezza, con una classe dirigente totalmente incapace e quindi bisognosa di direttive da piani superiori, cioè dal potere finanziario.

Avendo riscontrato che questa seconda genia politica era perfettamente funzionale all'idea di mercato libero sdoganata dopo il crollo del muro di Berlino, oggi ci pare più che naturale l'involuzione a cui abbiamo assistito dalla prima alla seconda, alla terza e tragicamente attuale Repubblica.

Ma non è per caso che sia stato voluto?

Per smantellare una simile creazione però occorreranno anni di duro lavoro.

Si passa attraverso i due governi Amato (rimasto miracolosamente incolume durante Mani pulite, nonostante fosse fedelissimo di Craxi) l'IRI verrà prima trasformata in Spa (nel 1992) e poi svenduta.
Il grosso della svendita avverrà durante il secondo mandato di Prodi alla testa dell'IRI, per terminare nel giugno 2000 (governo Amato II), quando la grande partecipata - modello che un tempo veniva imitato dalla Cina per costruire il suo impero del futuro - verrà messa in liquidazione fino all'anno 2002.


La carriera di Romano Prodi

Romano Prodi inizia ufficialmente la sua carriera politica come Ministro dell'Industria nel dicembre del 1978 in uno dei governi Andreotti.
In realtà questo è un incarico tecnico. Il suo battesimo politico ufficiale avverrà nel 1994 con l'ingresso ne L'Ulivo, componente ufficialmente di sinistra, di cui diventerà leader l'anno seguente, quando la nascita del partito diverrà ufficiale.
Seguiranno altri numerosi incarichi ministeriali lungo i decenni successivi.

Nel 1981 Prodi è co-fondatore della società Nomisma assumendone la carica di direttore del comitato scientifico ininterrottamente fino al 1995.
La Nomisma svolge attività di indagini di mercato e servizi alle imprese.

Tra i clienti che Nomisma colleziona negli anni troviamo società private e società collegate ad alcune partecipate statali come l'Italsider dell'IRI e poi:  ENEL, Enichem, Mediocredito Centrale, ENEA.
Nel frattempo, come abbiamo appena visto, tra il 1982 e il 1989 e tra il 1993 e il 1994 è anche Presidente dell'IRI.


Alcune delle attività di Nomisma

Alcune di queste "ricerche di mercato", condotte dalla Nomisma di Romano Prodi:
una ricerca, pagata dallo Stato italiano circa 10 miliardi di lire, che appurava la percentuale di presenza di rotoli di carta igienica nei bagni sulle vetture  dei treni delle Ferrovie dello Stato. Nella commessa da 10 miliardi erano comprese anche altre analisi. Tutte queste rientravano nel pacchetto di uno dei primi studi sul rapporto costi/benefici sulla linea TAV già iniziati negli anni Ottanta.

Ebbene dalla lettura del prodigioso e corposo studio emergono argute deduzioni scientifiche sul tenore di quelle che seguono:

"Occorre realizzare l’Alta Velocità perché il treno così è più veloce"

"La zona della stazione Termini era un tempo linda e simpatica e poi si è degradata... La zona è principalmente frequentata da immigrati, in particolare extracomunitari, e vi sono localizzate in misura prevalente piccole pensioni molto degradate".

fonte Secolo d'Italia


Ecco un'altra ricerca che ha fatto storia. È quella sul tasso di natalità degli asini somali o la velocità di spostamento di capre, pecore e cammelli nel deserto.

fonti Wikileaks:


 

Le indagini della magistratura sulle attività di Nomisma che furono insabbiate

Le indagini del Giudice istruttore Mario Antonio Casanova durante gli anni Ottanta sulle attività di Nomisma furono avvalorate da testimonianze importanti.
Alcune di queste rivelarono come spesso le ricerche pagate miliardi di lire venivano realizzate con l'impiego di neolaureati dediti al copia-incolla di brani di enciclopedie o di tesi di laurea prese in prestito da biblioteche.

Oltre a ciò le ricerche venivano infarcite di dati del tutto superficiali o già noti e quindi del tutto inutili. Alcune ricerche peraltro venivano condotte al di fuori del campo di competenza della società di cui Prodi è ai vertici.

Nel 1983 il Ministero degli Affari Esteri commissiona una nuova ricerca a Nomisma.
L'incarico non viene affidato su gara d'appalto ma rigorosamente con trattativa privata.

La ricerca verte su venti aree geografiche di interesse rispetto ad attività svolte dall’allora Dipartimento per la Cooperazione allo Sviluppo.
Il costo ammontò a 5 miliardi e 700 milioni di lire, più altri 150 milioni per un’analisi che doveva illustrare gli effetti della Cooperazione sul sistema produttivo italiano.

Ecco un estratto della testimonianza del senatore Forte, interrogato dal magistrato Casanova in merito ad una delle consulenze di Nomisma, riferisce di:

«documentazione invecchiata, superficiale, in gran parte copiata su altre fonti di accesso come enciclopedie geografiche e annuari statistici, senza alcuna analisi dei problemi dei Paesi in questione ai fini di eventuali interventi»

Questo e molto, molto altro sul Secolo d'Italia.

Inutile dire che furono esercitate enormi pressioni per porre fine all'indagine.
Furono tali che oggi è persino molto difficile trovarne informazioni approfondite su internet.

 

Romano Prodi
Un giovane Romano Prodi, simil Renato Pozzetto

 

Romano Prodi dice di sé e delle SUE privatizzazioni (versione 1):
sono stato l'unico a fare le privatizzazioni e ne vado fiero

Sulla privatizzazione dell'IRI, in un'intervista del 1996 dirà:

"Ho fatto le privatizzazioni, unico, e ne sono orgoglioso"

 


CAPIRE LA FREGATURA DELLE PRIVATIZZAZIONI
DI PRODI E SO(R)CI

libro di economia spiegata facile QUARTA EDIZIONE

 

 


Romano Prodi sulle sue privatizzazioni, versione 2
"Le mie privatizzazioni? Obblighi europei"

fonte: Il Giornale


"Erano obblighi europei. Scusi a me che ero stato a costruire l'IRI, a risanarla, a metterla a posto, mi è stato dato il compito da Ciampi, che era un compito obbligatorio per tutti i nostri "riferimenti europei" di privatizzare. Quindi si immagini se io ero così contento di disfare le cose che avevo costruito.".

fonte, video min: 7:25

 

La privatizzazione di Autostrade

"La privatizzazione era obbligatoria perché era un ordine che veniva...  una decisione che veniva da tutti i contesti internazionali, una decisione presa politicamente.
E la Società Autostrade - intendiamoci - quando era disciplinata e controllata rigava dritto e ha fatto tante cose.
Il problema non è dare una concessione e chiudere gli occhi, il problema è dare la concessione con le regole e poi deve aver gli ispettori, deve avere tutti i tecnici che seguono le cose, devi intervenire quando è ora.
Non è un problema si o no la concessione, la concessione va data perché queste erano le regole."

Comincia già ad esserne un po' meno orgoglioso... la colpa sta già diventando delle regole europe...

 

L'Eurotassa

"LE FESTE troppo lunghe diventano stucchevoli, ma questa corsa all' Euro l' abbiamo tanto sofferta che un sovrappiù di rallegramenti non stona. Ieri dunque è giunta da Ciampi la certezza che l' Italia sarà dentro la moneta unica fin dall' inizio.
Quel deficit pubblico ridotto al 2,7% del Pil è la nostra assicurazione sulla vita.
Entreremo nel club esclusivo della moneta sicura, della bassa inflazione e del credito a buon mercato, dal quale molti volevano escluderci. Abbiamo centrato un traguardo storico: sul più importante dei parametri di Maastricht, nel '97 l' Italia ha fatto addirittura meglio di Germania e Francia.
...
Prodi, si è ricordato di estendere la gratitudine agli italiani tutti: i quali conservano, nelle buste paga fino a novembre, il ricordo di un costoso sforzo collettivo.
...
L' Italia, memore delle dissipatezze passate, misura oggi quanto sia vantaggioso l' essere un Paese a sovranità limitata, continuamente esaminato e giudicato da Bruxelles, da Bonn, dalla Bundesbank, da Parigi, da Aznar, e da noi giornalisti che fungiamo da grancassa alle classi dirigenti europee.
...
Francesi, tedeschi, inglesi, ancora stentano a capire come Prodi sia riuscito a prelevare la pesante Eurotassa senza che il Paese si rivoltasse contro di lui."

Federico Rampini, Repubblica 1998

Grazie ai tagli, alle privatizzazioni, all'aumento delle tasse, l'Italia quindi centrò il miracolo del '97, che non consistette nell'ingresso nell'Euro - per il quale fu necessaria anche l'eurotassa, ma semplicemente la riduzione del deficit dal 7% al 2,7%.

"L’eurotassa fu versata dagli italiani senza colpo ferire, ma per riportare i conti sulla rotta del fatidico 3%, fu necessaria una nuova manovra correttiva da 15.500 miliardi, varata dal Governo il 27 marzo del 1997. Un anno vissuto pericolosamente, il 1997, sull’ottovolante dei mercati e dello spread."

Il Sole 24 Ore


L'Eurotassa fu la gabella aggiunta sul conto degli italiani per centrare l'obiettivo dell'ingresso nell'euro.
Ad deciderla fu Romano Prodi nel 1997.
Il prelievo forzoso totale fu di 11.500 miliardi di lire e venne restituita solo per il 60%, due anni più tardi.


 

L'ingresso nell'euro

Pur sapendo che:

"Con le monete rigide (l'euro) non abbiamo gli strumenti per reagire agli shock, agli sbagli della politica economica"

 

 

"La Germania è di gran lunga il Paese più potente d'Europa grazie all'Euro.
La vera Cina in questo momento è la Germania.
Nella vita c'è anche il suicidio, può darsi che noi sbagliamo, ma ragionando sui fatti io sono piuttosto sicuro di un esito non disastroso".

... non disastroso...

 

Romano Prodi sulle sue privatizzazioni, versione 3
"Le privatizzazioni furono colpa di Ciampi"

"A me che ero stato a costruire l'IRI, a risanarla, a metterla a posto, mi è stato dato il compito da Ciampi, che era un compito obbligatorio per tutti i nostri "riferimenti europei" di privatizzare"

 

Le riflessioni sull'Europa

"L'Europa si presenta di fronte agli Stati Uniti come una potenza economica di grande dimensione e di grande potere.

Naturalmente con dei problemi, però, molto seri perché c'è l'unione monetaria; non si può più svalutare; ma non c'è ancora una politica economica comune.

E allora voi capite che in queste situazioni incidenti possono sempre capitare.
Quelli che gli economisti chiamano gli "shock erratici", gli "shock improvvisi" che possono derivare da fenomeni anche assolutamente casuali.

Pensate a una tensione sociale in uno dei Paesi, pensate a un contratto sbagliato dell'amministrazione pubblica di un altro paese, pensate anche a qualche evento disgraziato.
Evidentemente in questi casi noi abbiamo nei Paesi unitari un aggiustamento, per cui poi il reddito viene distribuito diversamente nelle diverse regioni...

Un tempo noi avevamo la svalutazione delle monete, adesso con le monete rigide non abbiamo ancora gli strumenti di politica economica che possano in qualche modo bilanciare eventuali shock, eventuali errori, eventuali sbagli della politica economica."

Romano Prodi sulle sue privatizzazioni, versione 4
"Occorre certamente una politica pubblica che aiuti la ripresa delle nostre imprese"

Il Messaggero

Oggi Prodi si dissocia apertamente dalle privatizzazioni che gli sarebbero state imposte nell'ordine dall'Europa e da Ciampi.
Come potete notare in qualsiasi intervista recente, Prodi non fa più cenno ai propri meriti nell'aver prima fatto spolpare e poi scaricato l'IRI.

Dopo aver perso tutta la sua baldanza per i risultati conseguiti, degli anni Novanta, Prodi oggi invece auspica che lo Stato ritorni a guidare l'impresa nazionale, come stanno facendo i tedeschi e come non hanno mai smesso di fare i francesi.

Eh certo, perché, dice Prodi:

"Oggi il contesto è completamente cambiato"

Sì, infatti l'Italia ha un buon 30% di debito/PIL in più sul groppone rispetto al 1992 e vive una fase recessiva ormai divenuta costante.
Bravo Prodi, e allora perché oggi le ricette non dovrebbero inasprire le privatizzazioni?
Forse perché il contesto mondiale è mutato? Ma allora non era un problema di debito, ma di rapporti di forza all'interno del Paese che andavano cambiati...

Insomma I Prodi, gli Andreatta, gli Amato, i Ciampi & C. avevano previsto tutto il contrario di ciò che si sarebbe poi verificato con l'Euro (salvo accorgersene un minuto dopo aver firmato i trattati europei e i vari sminuzzamenti della sovranità nazionale).
E, giusto in tempo Prodi e Amato tentano di fare la virata per salvarsi la faccia.

Il bello è che tutto era stato progettato nell'ottica di un'Europa che fosse unita all'interno di un panorama geopolitico, finanziario ed economico, globale; rivoluzionato.
Ed oggi si accorgono (quelli che sono ancora vivi) che proprio queste condizioni andavano affrontate in maniera opposta a quella invece adottata dai luminari di derivazione democristiana, che dopo aver fatto a brandelli la sinistra, ne hanno indossato la pelliccia per sembrarne gli eredi.

 

Le privatizzazioni di Romano Prodi e Massimo D'Alema hanno dato i risultati promessi?
Le privatizzazioni di Romano Prodi e Massimo D'Alema hanno dato i risultati promessi? Dal libro di economia spiegata facile
Le privatizzazioni di Romano Prodi e Massimo D'Alema hanno dato i risultati promessi?
Le privatizzazioni di Romano Prodi e Massimo D'Alema hanno dato i risultati promessi? Dal libro di economia spiegata facile

La presa in giro delle privatizzazioni

Possibile che se ne sia accorto il libro di economia spiegata facile e invece milioni di elettori inneggino ancora ai tagli della spesa pubblica, invece che la sua corretta redistribuzione?

Siamo solo noi a porci certe domande?

Dal libro di economia spiegata facile:

"...E anche se fosse, come mai dopo Tangentopoli e il crollo dell’intera classe dirigente che ha dominato incontrastata in Italia per tutto il secondo dopo guerra; nonostante il “trionfo del bene sul male” le cose siano andate sempre peggio?

Perché abbiamo dovuto compiere la razionalizzazione della spesa pubblica con trucchi come l’accorpamento dei Comuni, abbiamo dovuto operare generosi tagli agli enti locali, la tassa sui rifiuti è aumentata del 50% nonostante facciamo la raccolta differenziata?

E meno male che ce li dovevano pagare.

Perché di fronte ai progressi tecnolgici che riducono i costi di gestione e di scambio, nonostante la privatizzazione dei servizi locali, dipinti come sprechi, i costi fissi in bolletta superano quelli dovuti ai consumi?

Perché le tasse locali aumentano?

E perché, dopo le massicce e spietate privatizzazioni, fiore all’occhiello della sinistra progressista e liberista, vanto dei vari Prodi e D’Alema il debito pubblico è continuato e continua a salire?"

 


 

 


Romano Prodi era consapevole della cessione di sovranità e degli effetti di questa Europa

Romano Prodi, da presidente del partito (dal 2006 al 2008) che nel frattempo è diventato il PD (hanno avuto almeno la decenza di tagliare la parola sinistra dal nome), quando firmò il trattato di Lisbona assieme a Massimo D'Alema) era consapevole della cessione di sovranità e degli effetti di un'Europa fatta soltanto attorno ad una moneta unica con cambi fissi.

Se la moneta unica, che non consente flessibilità di cambio, verrà applicata a economie diverse tra di loro sarà un delirio. Perché allora ci ha fatto entrare nell'Euro prima che le contromisure e i contro bilanciamenti fossero stati attuati?
Ma secondo voi, un costruttore di automobili che vi fa salire su un'automobile senza freni, lo sta facendo in buona fede?
Moltissimi sprovveduti sono ancora convinti che ai massimi livelli della politica qualcosa del genere possa passare inosservata salvo accorgersene dopo (e non porre rimedio).

L'Italia già dal 1998 ha agganciato la lira ad un cambio fisso con l'euro svantaggioso, fissato a 1936,27. Viene in pratica sovrapprezzata, mentre il marco fa il percorso inverso, svalutandosi.
È il definitivo addio dell'economia italiana alle posizioni importanti sul panorama mondiale.
E scende dalla quinta posizione fino ad uscire persino dal gruppo del G8.
Economicamente e industrialmente l'Italia smette di contare a livello internazionale.

 


"La privatizzazione era obbligatoria perché era un ordine che veniva... un ordine (lapsus), una decisione che veniva da tutti i contesti internazionali, una decisione presa politicamente. E la Società Autostrade - intendiamoci - quando era
disciplinata e controllata rigava dritto e ha fatto tante cose"

fonte, video min. 31:00

 

 

 


"Con l'Euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più"

È la citazione dell'utile idiota a comando di un vascello di carta destinato contro l'iceberg.

Più di qualunque analisi, più di qualsiasi critica, anche semplicemente di tipo lombrosiano, vale questa massima. Pronunciata non certo come auspicio, perché postuma rispetto tutte le analisi tecniche che davano per certo il baratro di fronte all'Italia, questa frase significa al livello più alto l'intelligenza di tutta la storia e dell'elettorato di "quella sinistra".

Ed è l'epitaffio più adatto sulla lapide della nazione.

Non solo le fantasmagoriche privatizzazioni non hanno prodotto alcuno sgravio a lungo termine del debito pubblico, in costante aumento dalla fine degli anni 90, come se avessimo due IRI e non zero, a trascinarci sul fondo, ma hanno rappresentato un banchetto per privati e stranieri.

Oltre alla già citata IRI, Dal 1992 le privatizzazioni hanno riguardato vendita sotto costo di:

  • Italgel (valore 750 miliardi) Cirio-Bertolli-De Rica, GS Autogrill; (valore 750 miliardi) prima spacchettata e poi venduta a Nestlè (per 680 miliardi);
  • a Nestlè (per 680 miliardi);
  • GS Autogrill a Benetton per 450 miliardi, da questi ceduta alla francese Carrefour per 4.500 miliardi (sì, non è un refuso; ben 10 volte di più);
  • Telecom,
  • Credito Italiano;
  • Imi;
  • Alfa Romeo (via Finmeccanica) alla FIAT per il 10% di quello che offriva Ford.
  • Banca Nazionale del Lavoro (BNL);
  • Banco di Napoli;
  • Finmeccanica- Fincantieri 
  • Autostrade sempre a Benetton che si tengono i ricavi e scaricano i costi sullo Stato (e sulle vittime dei crolli, vedi ponte Morandi);
  • Parziale privatizzazione di Enel ed Eni (38°nell’elenco di Forbes delle prime 2000 al mondo);
  • Banca d'Italia viene partecipata da banche straniere (Bnp Paribas, Allianz, Banco Bilbao, Crè dit Agricole, ecc.);
  • più recente il gruppo di Poste italiane è entrato in borsa ed ha visto l'ingresso di investitori stranieri (per quote molto modeste);
  • ... e così via...

L'Euro? Un esperimento sulla nostra pelle, firmato Romano Prodi

I risultati delle privatizzazioni

Insomma non stiamo parlando di enti inutili o immobili in disuso, bensì di AZIENDE STRATEGICHE nel settore bancario, militare, che il covid-19 ci ha ricordato cosa significa non avere più.
Tutte aziende che davano entrate sicure allo Stato e di cui ci siamo disfatti per assecondare il mantra dello spreco pubblico. Oggi fanno la fortuna dei privati e degli stranieri.

L'irresistibile ascesa dell'economia italiana, finalmente sgravata dagli elefantiaci pesi delle aziende di Stato, si è fatta immediatamente sentire. È letteralmente innumerevole la conta degli asset privati finiti in mano straniera dopo che l'ingombrante Stato si è fatto da parte.
A conferma che finalmente l'industria italiana ha trovato terreno fertile ed un'economia di mercato finalmente a misura di impresa, facciamo un veloce elenco delle attività finite in mani straniere a partire dal 1992:

Dainese, Elettrolux, Riso Scotti, Fiorucci Salumi, Glaxo, Pomellato, Conbipel, Safilo, Gancia, Lumerjack, Sergio Tacchini, Ducati, Pernigotti, Carapelli, Valentino, Olio Sasso, Parmalat, Galbani, Star, Loro Piana, Eridania, Bottega Veneta, Locatelli, Invernizzi, Fendi, Orzo Bimbo, e così via.

L'Italia è rimasta un Paese arretrato da molti punti di vista. Proprio come prima insomma.
La differenza però è che oggi non ha più la guida nei settori strategici per il rilancio dell'occupazione, della ricostruzione e dell'ammodernamento del Paese.
Insomma, anche se avessimo una classe dirigente capace - cosa ben lungi dall'esistere in Italia - ci troveremmo comunque in mano ad altri soggetti; più precisamente (si fa per dire) dei mercati.
Tutti soggetti che hanno come missione il raggiungimento di obiettivi di dividendi, non il bene comune e la difesa dei più deboli o la prosperità diffusa.

 

Quali sono i dati reali sulla disoccupazione in Europa?
Quali sono i dati reali sulla disoccupazione in Europa? Lo scopri nel libro di economia spiegata facile

 

Con tassi di disoccupazione costantemente superiori alla media europea, tutta la campagna mediatica contro la castacriccacorruzione oggi privata delle prebende di Stato e di fatto estromessa dalla politica, non ha prodotto i risultati promessi.
Anzi oggi i privati non devono nemmeno più scendere a patti con la politica, visto che si sono visti recapitare il patrimonio pubblico, bello infiocchettato, davanti alla porta di casa.

 


PERCHÉ NONOSTANTE LE PRIVATIZZAZIONI
IL DEBITO PUBBLICO È ANCORA PIÙ ALTO DI PRIMA?
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Il caso Moro: Romano Prodi depistò le indagini sul covo delle BR?

Quello del coinvolgimento di Romano Prodi nella vicenda della morte di Aldo Moro è un caso realmente avvenuto e piuttosto grottesco.

A riferire della vicenda è Prodi stesso che più volte è tornato sulla presunta seduta spiritica che egli, assieme ad altri otto docenti bolognesi, avrebbe tenuto per interrogare gli spiriti di Don Sturzo e La Pira sul luogo della segregazione di Aldo Moro.

Del gruppo degli spiritisti fanno parte 4 uomini e 5 donne.
Di essi tutti gli uomini diventeranno in seguito ministri della Repubblica: Prodi, Gobbi e Clò per il centrosinistra e Baldassarri per il centrodestra.

Il tutto avviene il 2 aprile del 1978 due settimane dopo il rapimento di Moro. In una casa di Zappolino (in provincia di Bologna), i protagonisti, barricati in casa con le rispettive famiglie a causa della pioggia, decidono di combattere la noia facendo una bella seduta spiritica.

E mentre gli spiriti dei defunti avrebbero guidato un piattino a collezionare elementi che potessero aiutare ad individuare il covo in cui è recluso Moro, tra un un bicchier di coca e un caffè, i nove amici al bar sono attorniati dai figlioli che giocano rincorrendosi attorno al tavolo della seduta.

In questo articolo ne trovate la descrizione ricca di particolari.

Due giorni più tardi, il 4 aprile del 1978, Prodi consegna un biglietto contenente i dati ad un alto esponente della DC che poi lo consegnerà a Cossiga assieme al racconto che la rivelazione emersa da quella seduta spiritica è che Moro sarebbe prigioniero a Gradoli, in provincia di Viterbo, vicino al lago di Bolsena.

Perché il covo non fu cercato in via Gradoli a Roma?

Da lì a breve partì un'operazione di setaccio di tutta la zona a favore di telecamere che si rivelò un vero e proprio depistaggio.

Infatti Gradoli era la via del covo dei brigatisti (quindi non della prigionia di Moro) che sarebbero potuti essere arrestati e forse ciò avrebbe contribuito alla liberazione dello storico e iconico (ma anche scomodo) leader democristiano.

Invece quel grande dispiego di forze dell'ordine amplificata dalla grande campagna di stampa mise in fuga i brigatisti, che si dileguarono dall'appartamento di via Gradoli, quartier generale delle Brigate Rosse, facendo così perdere le proprie tracce.

Durante una deposizione della vedova Moro, ella asserisce di aver chiesto perché non fosse più opportuno cercare in via Gradoli a Roma, le fu risposto che quella via non c'era sulle pagine gialle (fonte al minuto 2:31).

Ciò nonostante in via Gradoli lo Stato sia proprietario di sei appartamenti conferiti ai servizi segreti (UCICOS) dell'epoca per conto del ministero degli Interni di cui è ministro Cossiga. Anche Vincenzo Parisi, prefetto di Grosseto e futuro capo della Polizia, è proprietario di ben 4 appartamenti in via Gradoli a Roma.

Capo storico di questi nove professori è Beniamino Andreatta, rettore dell'Università di Cosenza (in cui insegnano alcuni professori legati alle Brigate Rosse). Egli, pur trovandosi in casa durante la seduta spiritica, non vi partecipa... (fonte, Gero Grassi).

La cosa assurda è che quando questa faccenda della seduta spiritica entrerà nelle indagini e poi verrà ripresa dalla commissione Mitrokin, in particolare la magistratura darà per assodato che le informazioni siano frutto della spiata degli spiriti.

Quindi non verrà mai messo in discussione il fatto che Prodi e/o compagni di giochi fossero al corrente di qualcosa da fonti a loro vicine!

E nessuno ha mai messo sotto indagine i presunti spiritisti, come avverrebbe abitualmente per casi molto meno importanti, quando un testimone in possesso di prove o informazioni rilevanti deve dimostrare l'inattaccabilità del proprio alibi...


Romano Prodi dopo aver dostrutto l'Italia, si accorge che nascono i populismi e si scopre socialista

I grandi sacrifici delle aziende di Stato che vantaggi hanno portato ai comuni cittadini?

"La paura di non farcela è tremenda ma non immaginaria. La chiami iniqua distribuzione del reddito, ma per capirci è ingiustizia crescente"

"il pensionato che diceva orgoglioso "io non ce l'ho fatta, ma mio figlio è laureato", ora non lo dice più. L'ascensore sociale si è bloccato a metà piano e dentro si soffoca"

"I populisti crescono perché c'è troppa ingiustizia. L'ascensore sociale è bloccato e dentro si soffoca"

Ma tu guarda... Ma di chi sarà mai la colpa?

fonte

 

 

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Le informazioni contenute in questo articolo sono state verificate.
Il suo scopo non è quello di fare un’inchiesta o un’indagine approfondita, ma quella di annotare fatti che il lettore potrà approfondire sulle fonti indicate o su altre che egli dovesse trovare opportune al caso.


fonti:
Repubblica 1
Secolo d'Italia
Repubblica 2
Il Sole 24 Ore
Il Giorlane 1
Il Giornale 2
IlFattoquotidiano
Repubblica 3
Il Messaggero
Il Post
Repubblica 4
Panorama
Il Foglio

 


I traditori dell'Italia

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4 pensieri su “Romano Prodi, i traditori dell’Italia

  1. Quindi all’interrogativo del perchè essendo il debito pubblico creatosi soprattutto a partire dagli anni 1981 al 1992, da cui tangentopoli. La spiegazione, a mio avviso risale agli effetti del sessantotto e conseguente gestione allegra e truffaldina con l’ingresso dei socialisti al governo.

    In seguito ci si chiede come sia poi ulteriormente maturato detto debito fino ad arrivare agli attuali circa 2.500 miliardi? Perchè le scelte liberiste togliendo di fatto un controllo regolatore sull’economia hanno di fatto decuplicato il malaffare.
    Al punto che non si è smesso di rubare ma di vergognarsi,( Da Vigo.).

    Del resto dello sbaglio se ne è accorto lo stesso R. Prodi che ora invoca un ritorno nell’economia dello stato. Insomma uno stato democratico, se tale non può avere una economia di mercato liberale ma sociale.

    1. La domanda è cruciale e mi compiaccio che le date indicate tra il 1981 e il 1992 dove inserisci il boom del debito pubblico.
      Purtroppo la risposta che ti sei dato è sbagliata, ma per rispondere dovremmo scrivere un commento lungo quanto alcuni articoli.

      Tutte le risposte si trovano nel libro di economia spiegata facile, che riserva molte pagine alla documentazione e alla disamina delle reali cause del debito pubblico italiano.

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