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Mario Draghi, salvatore, boia o pentito?

Mario Draghi, boia o salvatore?

Mario Draghi è l'ennesimo salvatore della patria? È il nostro boia o un pentito che sceso dal Britannia ha cambiato i suoi propositi con trent'anni di ritardo?
Questa è una domanda che pare nessuno si ponga.
Per tutti o è il primo o il secondo personaggio di questa nuova storia italiana. Ma come ci insegna la vita, il mondo a volte è fatto in scale di grigio. A consultazioni in corso non sappiamo ancora se i partiti voteranno in suo favore e nemmeno se Draghi dirà sì ad un suo governo.

I partiti che intendono appoggiarlo si nascondono dietro al paravento della richiesta di un governo politico attorno al master tecnico, ma è evidente che è una spudorata foglia di fico per salvare la faccia con i rispettivi elettori.

L'unico che pare voler rimanere coerente con la propria visione, giusta o sbagliata che sia, è Fratelli d'Italia, che confermerà il NO a super Mario.

Agli altri le urne fanno troppa paura perché, lo ricordiamo, rischiano l'approvazione di una legge elettorale fatta infretta e furia per calzare sulla riforma costituzionale fatta per lasciare uno su tre degli attuali parlamentari a casa.
E si sa... c'è poca voglia di rimettersi in fila ai centri di collocamento.
Chi rischia più di tutti è la pattuglia dei cinquestelle: sovradimensionata sia rispetto alla riforma approvata con il referendum indetto proprio da loro, sia rispetto ai sondaggi.

Super Draghi per tutti pur di salvare la faccia e la poltrona

Ecco quindi che l'esito delle consultazioni pare scontato o quasi. Tanto ormai anche i più recalcitranti si sono debitamente allineati.

Il Movimento 5 Stelle, come da sua decennale tradizione veste nuovamente i panni del personaggio delle pubblicità sugli effetti della dieta miracolosa, come nelle pubblicità degli integratori alimentari che mostrano il paziente prima e della cura e dopo, completamente trasformato, ma sempre ben riconoscibile.
La purga che lo aspetta alle urne ha effetto immediato sulle opinioni sia dei leaders che dei gregari.

Beppe Grillo dal NO al Sì a Draghi nel giro di 48 ore. Tutto il Movimento si accoda
Beppe Grillo dal NO al Sì a Draghi nel giro di 48 ore. Tutto il Movimento si accoda

Di Maio dall'impeachment a "non si può dire di NO a Mattarella"
Di Maio dall'impeachment a "non si può dire di NO a Mattarella"

 

I giornali finanziari e non solo, manco a dirlo avevano già segnato il percorso che i politici, quatti quatti dovranno seguire, come si trattase di un copione a nove colonne.

I giornali finanziari acclamano Mario Draghi, il nuovo salvatore della patria



Non vi ricorda qualcosa di già visto?

FATE PRESTO: quando il Sole 24 ore inneggiava a Mario Monti
FATE PRESTO: quando il Sole 24 ore inneggiava a Mario Monti

 

Ma la stella polare in queste situazioni, la conosciamo bene, sono i mercati finanziari.
Ecco come reagisce la borsa di Milano alla chiamata di Mattarella a Draghi (nel grafico l'indice dei futures):

 

Il balzo dell'indice dei futures alla borsa di Milano dopo l'annuncio che Mattarella ha convocato Draghi al Quirinale
Il balzo dell'indice dei futures alla borsa di Milano dopo l'annuncio che Mattarella ha convocato Draghi al Quirinale

Cosa dobbiamo attenderci da Super Mario Draghi?

Mario Draghi è il boia che subito la cosiddetta controiformazione si è affrettata a dipingere o il salvatore della patria, come giura compatto il mainstream?

Poniamoci alcune domande.
Per quanto Draghi sia un uomo delle banche, perché dopo i gesuiti fu cresciuto dalle e nelle banche, perché mai dovrebbe calare la scure sull'Italia?

Quale sarebbe la ragione? Farebbe davvero gli interessi dei creditori e della UE se mandasse l'Italia all'asta?

 


 

Se non ti occupi di economia, l'economia si occupa di te - Mario Draghi

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Certamente è difficile credere che ci attendano politiche keynesiane, ma se Draghi ha in mente il whatever it takes che servì a salvare l'euro dalla bancarotta, allora è chiaro che il suo piano continua anche oggi. Perché è questo che è stato chiamato a fare.

In favore dell'Italia? In favore dei creditori?
Chi scrive crede che, almeno inizialmente sarà per entrambi, dove però per Italia non illudiamoci sia intesa tutta.
Draghi ha in mente di salvaguardare la parte produttiva del Paese, a cominciare dalle PMI, vera ossatura della nostra economia ed unica ancora di salvezza tanto degli italiani quanto dei creditori.

Farà in modo di recuperare la forza lavoro recuperabile - purché sia disposta a farli in breve tempo - perché qui non si fanno più regali a chi per una vita se n'è rimasto su un divano.
Prevediamo quindi che a beneficiare della riattivazione della stampante di denaro saranno lavoratori rimasti inoccupati per qualche anno al massimo, e i giovani.
Reddito di cittadinanza? Lo vediamo già avviato sul viale del tramonto, ma qualche assegno familiare, giusto per evitare il peggio, sarà necessario.

Ci sarà dunque più di qualcuno che resterà in dietro. Ed era ora che la zavorra improduttiva restasse staccata.

Il grosso dello sforzo prodotto per l'economia andrà immancabilmente ai grandi potentati e alle banche.
Ma confidiamo che le imprese benficieranno per un tempo forse non troppo lungo degli aiuti necessari a riattivare l'economia interna e a riassorbire posti di lavoro.

Non diamo per escluso che anche il settore agricolo, del turismo e dell'assitenza ai più deboli - che sono tre settori potenzialmente trainanti riceveranno un occhio di riguardo.
Dipenderà anche dalla squadra di governo e di quanto delle lezioni di Caffè sono rimaste nelle idee di Draghi.


Aiunti alle imprese che ce la possono fare
e limitazioni al clientelismo

Ciò che ci incuriosisce è capire come intende affrontare la competizione globale.
Gli annunci che parlano di riforme lasciano supporre a nuova precarizzazione di cui potrebbe subire la scure anche il pubblico impiego.
Verranno introdotte per livellare (verso il basso) le iniquità e le disuguaglianze tra i lavoratori garantiti e i non?

Sono già molti anni che assistiamo ad un progressivo calo dei dipendenti pubblici. Di fatto la maggior parte di quelli che vanno in pensione non vengono rimpiazzati.
È così che l'Italia si è ritrovata a calare nella classifica del rapporto tra dipendenti pubblici-popolazione, tanto da trovarsi già da alcuni anni dietro a Francia e Germania.

Ma se produttività deve essere e non ci sono dubbi, si proceda con quella parte di Paese che è la meno produttiva.

Una patrimoniale e persino il prelievo forzoso, ora che avremo un governo tecnico, sono possibili. Magari non subito, ma ad un certo punto il debito pubblico, destinato a crescere per le ragioni appena elencate, verrà affrontato con misure drastiche.

Un governo tecnico non deve conservare il consenso come accade per quelli politici.

Ma chissà, forse basterà la minaccia, per "consigliare" i più ricchi a smobilitare i risparmi per destinarli ad investimenti produttivi nel tessuto socio-economico, magari sotto la guida di direttive più o meno precise, oppure magari nell'acquisto di Titoli di Stato, per limitare l'esposizione debitoria verso i creditori esteri e la BCE.

Poi lo sappiamo che i debiti dovranno essere restituiti e a farlo saranno gli stessi che ne avranno beneficiato.
E allora saranno dolori.
Si salveranno  i soliti con i santi in paradiso, ma non è questa speranza di alcuno che leggerà questo articolo.
Per il momento si allontana il rischio che la BCE e l'Europa stringano i cordoni della borsa a fine pandemia. Forse avremo del tempo in più per respirare.


Draghi traditore o pentito?

Un giorno il grande Federico Caffè telefonò a Nino Galloni per dirgli che: "Mario ci ha traditi".
Francesco Cossiga di lui disse in diretta TV che è: "Un vile affarista".
Di certo non si può dire che agirà da persona libera ed autonoma.

Se riceverà le chiavi di palazzo Chigi scopriremo se rispetto alle sue politiche degli anni 90 si è almeno pentito.

Le sue iniziative ci costarono molto care. A partire dalla cessione di Autostrade ai Benetton, fino alle perdite per 37 miliardi dovuti a derivati sbagliati, che documentiamo nel libro di economia spiegata facile.

Su una cosa c'è poco da obiettare, se Mattarella è stato costretto a chiamare Draghi, non è certo per colpa di Renzi (che Di Maio e Grillo avevano pregato in ginocchio perché facesse da intermediario presso Zingaretti che non ci pensava neanche a fare un governo assieme agli scappati di casa).
Se ci ritroviamo Draghi al governo, non è perché il Conte II è stato eccessivamente capace ed efficiente, ma proprio per il motivo opposto.

Italia all'ultima spiaggia dunque, poi verrà messa all'asta come dicono i banchieri?.
In condizioni come queste c'è poco da scegliere.

Vedrete alla prossima campagna elettorale come tutti i partiti si schiereranno di nuovo dalla parte dei cittadini, spacciandosi per salvatori dalle grinfie delle banche.


 

 


 

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