Le generazioni che non hanno nulla da perdere

Le generazioni che non hanno nulla da perdere

Le generazioni che non hanno nulla da perdere.

Alcune delle generazioni che ci hanno preceduto; quelle che hanno ricostruito l’Italia, hanno rimesso in piedi la nazione e ci hanno portato a diventare in pochi decenni la quarta manifattura del mondo e la quinta potenza industriale: li chiamano boomers.

Partendo dal finanziamento del piano Marshall, fino agli inizi degli anni 90.

Con l’ingresso nell’euro, ma sarebbe più onesto dire, ancor prima con la globalizzazione, l’Italia ha perso posizioni su posizioni in ogni tipo di graduatoria, economica, finanziaria, sociale, culturale, ecc..

Per inverso, allo scoccare degli anni Novanta, per la prima volta nella storia dell’umanità occidentale, si è verificata un’inversione di tendenza che ha visto tutte le generazioni successive impoverirsi rispetto alle generazioni precedenti.

I fans dell’euro e della consegna a domicilio di beni prodotti dagli schiavi in Thailandia, in Cina e in Bangladesh si tengono alla larga dall’analizzare perché.
Hanno almeno conservato il pudore di non dirci che siamo diventati tutti delle pippe dal giorno alla notte.

Anche le nuove e future generazioni: quelle delle challenge e dei balletti col culo fuori su TikTok meritano che qualcuno spezzi una lancia in loro favore.

Al di là del fatto che una loro generalizzata incapacità, presunta o reale, è colpa nostra; sia per l’educazione che per l’istruzione che gli diamo (che in italiano hanno due significati distinti – capito subcultura de l’ “education”?), esiste una realtà monolitica ed evidente che, come il T-rex nel salotto, ci ostiniamo a non vedere.

Nel contempo, noi delle generazioni intermedie, subiamo le angherie dei boomers che si vantano dei loro successi, inconsapevoli del fatto che a loro volta stanno vivendo di luce riflessa dei loro padri.

Le generazioni che non hanno nulla da perdere

Negli anni ottanta un fumettista viaggiava con l’autista e persino il venditore di pentole poteva permettersi la vita di un manager di una piccola azienda di oggi.

Tutta gente che se al posto di vendere pentole Made in Italy, vendesse le carabattole cinesi odierne, farebbe la fame in un monolocale di periferia.
Fino alla fine degli anni Ottanta da qualsiasi cagata si riusciva a trarre profitto.
Non bisognava nemmeno essere imprenditori, né assumersi alcun rischio di impresa.
Bastava fare un buco per terra per vedere uscire il petrolio.

Dicono di essersi sacrificati per noi e in buona parte è così, ma al contempo ce lo fanno pesare con lo stesso atteggiamento dei loro padri; come testimoniano film d’antan come, Indovina chi viene a cena.

In Giappone, in seguito al disastro di Fukushima, non quella generazione, ma appunto i loro padri preso atto del disastro contro il quale, come da noi, servirebbero azioni drastiche di contrasto, sino a giungere al sacrificio della propria vita, hanno deciso di prenderne atto.

Fukushima - generazioni che non hanno nulla da perdere


 

E, mentre i rivoluzionari delle web TV arringano le folle al grido:”protestate pacificamente” o: “siate educati”, se no poi in TV ci fanno passare dalla parte dei cattivi; nonostante non abbiano nulla da perdere (dato che in Italia oltre i 70 anni non si va in carcere per nessun reato), gli “eroi” a cui bastava dare una picconata in terra per estrarre il petrolio, se ne stanno al bar a blaterare di politichetta… da bar, dicendosi pronti per il gesto estremo: no, non quello di immolarsi per vendicare le malefatte dei camerieri del potere, ma quello di buttare giù un altro cicchetto.

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FONTI

https://www.fattistrani.it/post/disastro-nucleare-di-fukushima-anziani-volontari

Cosa spinge un uomo a sacrificare la propria vita? Onore a Masao Yoshida, eroe di Fukushima

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