Stiamo davvero indebitando le generazioni future?

Stiamo davvero indebitando le generazioni future?

È vero che le future generazioni dovranno pagare i nostri debiti?
È previsto un giorno dell'apocalisse particolare?
Se oggi sul debito pubblico c'è chi paga e chi ci guadagna, perché per le generazioni future dovrebbe essere diverso?

Continuare a raccontare la favola delle generazioni future ipotecate per colpa del debito pubblico, equivale a dire che domani saremo tutti più poveri.
Compreso chi si arricchisce investendo in borsa.
Smontiamo la bufala del debito pubblico che staremmo egoisticamente scaricando sulle generazioni future.

Apocalypse later

Se la teoria dell'ipoteca del futuro dei giovani fosse vera, ne avremmo già avuto innumerevoli dimostrazioni empiriche in tutta la storia del mondo.
Il principio è elementare. Esattamente come domani qualcuno non dovrà ripianare i debiti di oggi, altrettanto non stiamo facendo noi con il debito precedentemente contratto.
Idem, coloro che ci hanno preceduto, non hanno dovuto azzerare i debiti precedenti e così via.

Insomma non c'è una generazione che paga per tutte le altre.

Perché, il debito è un flusso continuo che si rinnova perennemente e ricade (solo in parte) su ciascuno in base a come lo Stato a investito e a quali condizioni di mercato.

Se no perché gli "esperti" del giorno dell'apocalisse non ci dicono mai quando ciò avverrà?
E soprattutto perché ci dicono che tutti, senza distinzioni, dovranno pagare i nostri debiti?


La teoria delle generazioni future e il giorno dell'apocalisse

Ciò che più spaventa è che il totale del debito in rapporto al PIL sia in costante aumento, come se dovesse giungere il giorno in cui dovrà essere restituito tutto in un colpo dalla malcapitata generazione estratta a sorte.

Innanzitutto ci dovrebbero spiegare quale sarebbe questa generazione. Perché se è vero che i Titoli di Stato hanno una scadenza, significa che, anche qualora non venissero rinnovati (cosa che non avviene mai) sapremmo almeno stabilire una data del redde rationem.

I Titoli di Stato possono essere a breve scadenza 3-6 mesi (i BOT); dai 5, 10, 15, ai 30 anni (i BTP); i CCT hanno scadenza a 7 anni; e così via le altre forme di titoli pubblici.

Allora, diteci, quando sarà il giorno dell'apocalisse?

La verità è che è molto più probabile la riduzione del debito tramite tasse o patrimoniali. È persino più probabile il default piuttosto che l'estinzione debito pubblico attraverso l'esproprio dei nostri beni o non si sa bene secondo quale altra forma di penitenza di massa.

Che piaccia o meno, la spesa pubblica soggiace ai meccanismi del debito che, gioco forza, mette la finanza a fare le veci del prestatore con tutte le conseguenze del caso. Lo abbiamo ripetuto mille volte.
Ciò che resta, al netto delle direttive europee e delle lettere intimidatorie della BCE, è il ruolo della politica.

Spetta alla politica indirizzare nel modo più corretto le risorse.


Cos'è il debito pubblico?

Il debito pubblico consiste nella somma dei titoli di debito emessi da uno Stato.

Lo Stato emette dei titoli pubblici che un investitore (pubblico o privato) acquista per garantirsi una rendita (che matura alla scadenza dei titoli acquistati) e proteggere il suo capitale. Quindi, fermo restando che i titoli pubblici sono più sicuri delle azioni, tecnicamente l'investitore fa esattamente come farebbe se investisse in titoli di Borsa.

Un titolo di debito è un documento che lo Stato emette, attraverso il quale garantisce che alla sua scadenza, restituirà a chi lo acquista, la somma versata, più una rendita stabilita dal mercato.
Quindi un titolo pubblico è una sorta di contratto tra lo Stato e l'investitore.
Tale garanzia, contratto o titolo, non è un pezzo di carta senza valore ma poggia su asset, cioè beni di valore, come vedremo più avanti.

A ciascun titolo di debito corrisponde dunque un prestito da parte di chi lo acquista. Chi lo acquista sarà un cittadino (anche straniero), una investitore istituzionale come un fondo di investimenti, una banca, un altro Stato.

Lo scopo dello Stato è quello di raccogliere il denaro che poi utilizzerà per fare i propri investimenti, ovvero spesa pubblica.


Differenze con piena e limitata sovranità monetaria

In regime di piena sovranità lo Stato stesso potrà acquistare - tramite la propria banca centrale nazionale - i propri stessi titoli rimasti eventualmente invenduti. In questo caso, non essendoci un prestatore privato o pubblico, nazionale o estero, sarà la banca centrale stessa ad emettere (dal nulla) il denaro necessario a coprire la parte restante dell'emissione dei titoli.

Se ciò si verifica, si parla di prestatore di ultima istanza.
Questo specifico caso è detto, monetizzazione del debito. È esattamente ciò che accade quando la BCE fa il quantitative easing, cioè quando acquista i titoli pubblici.

La BCE infatti emette denaro creato dal nulla ed acquista questi titoli. Peraltro lo fa sul mercato secondario, quindi PAGA GLI INVESTITORI, SOPRATTUTTO PRIVATI, CHE HANNO DECISO DI LIBERARSI DEI TITOLI IN QUESTIONE, mettendogli soldi veri in tasca.

Tutti questi meccanismi sono ampiamente spiegati nel libro di economia spiegata facile. Ed è impossiblie non capirli, perché sono spiegati a disegni.


“Gran parte della condanna morale lanciata dai politici austeri contro il debito pubblico è dovuta alla convinzione dell’immoralità di godere noi vivi oggi i vantaggi della spesa e di lasciar pagare il conto ai lontani nepoti. I posteri c’entrano; ma in modo del tutto diverso da quello immaginato dalla credenza comunemente diffusa nel volgo che il debito pubblico sia un trucco per far pagare ai nipoti le spese sostenute dai viventi. Disgraziatamente per i vivi, non esiste nessun mezzo per far pagare una spesa qualunque, grossa o piccola, privata o pubblica, alla gente la quale deve ancora nascere”

Luigi Einaudi
(da “Miti e paradossi della giustizia tributaria”).


Ad ogni debito corrisponde un equivalente credito.

Quindi, a livello macro-economico, ad ogni debito corrisponde un equivalente credito.

Dovremmo aver capito anche che ad ogni emissione di denaro o prestito equivale sempre un titolo che funge da collaterale - da garanzia. La garanzia dello Stato deriva dal potenziale espresso (o che potrà esprimere dopo aver investito) dalla sua economia.
Non solo, ma le garanzie dello Stato consistono nei suoi asset.
Gli asset di uno Stato possono essere molto diversi tra loro.
Tra i più comuni troviamo: riserve auree, titoli pubblici di altri Stati o aziende posseduti, aziende pubbliche, riserve monetarie in altre valute, patrimonio immobiliare, risorse materiali...
Ma l garanzia più importante che uno Stato può dare è il potenziale della propria economia.
Quindi il capitale intellettuale, umano,culturale, creativo e tecnologico espresso dall sua popolazione, che lo trasforma in valore.

Se abbiamo capito questi princìpi, abbiamo anche capito che a chi presta denaro allo Stato viene garantita la completa restituzione del prestito, più il riconoscimento di una rendita che "attiri i capitali".
E che chi presta denaro sono gli investitori che vantano un pari credito nei confronti dello Stato.

Oltre a ciò, abbiamo anche capito che con il denaro raccolto, lo Stato ci farà investimenti in infrastrutture, pagherà le pensioni (visto che con il metodo retributivo non vengono utilizzati solo i soldi versati con i contributi), gli stipendi dei dipendenti pubblici, costruirà e farà manutenzioni di strade, scuole, edifici pubblici, alimenterà e rinnoverà le aziende di Stato come Leonardo, Finmeccanica, ecc.

Gli sprechi

Ovviamente uno Stato può spendere bene o spendere male i soldi raccolti.

Può sprecarli, può usarli per premiare il clientelismo anziché premiare il merito.
È evidente che molta della differenza tra un'economia che funziona ed una che non funziona, non sta solo nel capitale intellettuale, ma anche da come si comporta uno Stato.

Di casta e sprechi, di spesa produttiva e spesa improduttiva abbiamo dedicato interi capitoli appositi sul nostro libro e non è l'obiettivo di questo articolo ritronarci sopra.


CONOSCERE L'ECONOMIA? NON È MAI STATO COSÌ FACILE

libro di economia spiegata facile QUARTA EDIZIONE

 

 


Le infrastrutture di cui godranno anche le generazioni future

Insomma, indipendentemente dal fatto che spenderà bene o male i soldi (il che fa una grande differenza), lo Stato riverserà questi capitali nell'economia reale, perché il denaro passerà dalle propire casse alle tasche dei suoi dipendenti, dei suoi fornitori, dei suoi amministratori, ecc. che a loro volta acquistarnno beni e servizi da altri soggetti non direttamente collegati allo Stato, ecc.
Quindi attraverso la spesa pubblica il denaro raccolto si spande a macchia d'olio nell'economia.

Attraverso questo meccanismo però lo Stato crea le condizioni per la ricerca e lo sviluttpo, fa costruire infrastrutture per il digitale, ospedali, reti per i trasporti, scuole e Università, conseguenti opportunità di lavoro, di sviluppo e di benessere da lasciare in eredità alle generazioni future.

In più, se da una parte lo Stato ha creato un debito pubblico, dall'altra ha creato tanti crediti via via sempre più numerosi e diluiti nel tessuto economico privato, cioè presso noi, il popolo.

Questi sono crediti temporanei, che dovremo restituire in parte (nella quota delle rendite) agli investitori.
Nel frattempo ci danno l'opportunità, se bene investiti, oltre che di vivere, anche di sviluppare nuovi business e investimenti fatti da noi stessi.


Le generazioni future e la speculazione

Quindi semmai il problema che dovrà preoccupare le generazioni future saranno le rendite a cui legheranno i debiti futuri. Infatti se troppo elevate, sono quelle che strangolano l'economia. Da tassi sui titoli elevati dipendono aumenti di tasse e austerity, cioè nuovi tagli. Anche questo è un tema che abbiamo trattato nel nostro libro e che ci farebbe dilungare troppo in questa sede.

Comunque, con lo stesso meccanismo appena descritto (o simile prima del 1982) lo Stato ha fatto sì di immettere nell'economia il denaro necessario allo sviluppo economico.
Con quella spesa pubblica abbiamo potuto studiare, formarci, aprire un'attività, mandare la famiglia in vacanza e i figli a scuola, costruirci una casa e così via.

Il debito pubblico di oggi somma su di sé anche soldi creati dal nulla dallo Stato nei decenni di quasi tutto il Novecento. E anche prima. Qualcuno lo vede come un debito cattivo, altri lo considerano un'eredità lasciata da chi ci ha preceduto.

Quindi il vero quesito è: le generazioni future avranno l'opportunità o sapranno difendersi dalla speculazione sui titoli pubblici?

a chi appartiene il debito-pubblico - dal libro di economia spiegata facile
a chi appartiene il debito-pubblico - dal libro di economia spiegata facile

Lo Stato è un intermediario tra gli investitori e i cittadini,
che affida alla politica dove fare andare i soldi investiti

In pratica il debito pubblico è un trasferimento di capitali dal prestatore ai cittadini, garantito dallo Stato. Attraverso questo patto, lo Stato si impegna a restituire il prestito gravato da una rendita, con la raccolta delle tasse e con l'emissione di altri titoli di Stato.

Ciò significa che la somma di tutto il denaro speso dallo Stato corrisponde alla virgola agli investimenti di chi ha acquistato i titoli di debito pubblico.

ad ogni debito corrisponde sempre un credito - Dal libro di economia spiegata facile
ad ogni debito corrisponde sempre un credito - Dal libro di economia spiegata facile

Il bilancio pubblico

Ecco che, semplificando molto, lo Stato ha scritto nel suo bilancio, sotto la voce dei passivi la somma del debito pubblico.
Vice versa, se presumiamo di sommare i bilanci di tutti i cittadini e le imprese a cui sono arrivati questi soldi, è evidente che la stessa somma comparirà sotto la voce degli attivi dei settori che ne hanno beneficiato.

È anche evidente che se tutti abbiamo speso bene i soldi raccolti, avremo creato valore attraverso l'edificazione di strutture pubbliche da tramandare alle generazioni future e la produzione di merci e servizi sempre più utili ed efficienti.

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Chi pagherà il debito sulle spalle delle generazioni future dei figli degli speculatori di borsa? Dal libro di economia spiegata facile.

È vero che le future generazioni dovranno pagare i nostri debiti?

Come abbiamo ampiamente spiegato nel libro di economia spiegata facile è prassi normale che ogni titolo di debito pubblico venga rinnovato alla scadenza. Un titolo pubblico, esattamente come il titolo di una società che si quota in borsa può essere comprato e venduto, ovvero ceduto ad un terzo, liquidato oppure rinnovato alla scadenza.

Cosa significa? Significa che alla scadenza, il suo proprietario potrà rinnovare il proprio investimento in quel titolo, lasciando il suo capitale impegnato pur riscuotendo la rendita maturata o lo cederà a qualcun altro.
Se alla scadenza non viene rinnovato lo Stato liquiderà la posizione esistente (a suon di tasse) e ne emetterà di nuovo.
Non sta bene? Allora la reale alternativa sono i servizi privati.

Poi c'è il caso dei titoli pubblici (a dire il vero non solo quelli pubblici) acquistati dalla BCE, che segue la stessa prassi. La BCE rinnova i titoli posseduti ad ogni scadenza e rilascia alle banche centrali dei singoli Stati dell'Eurozona la rendita maturata.

Quindi possiamo asserire che il debito pubblico è per sua natura PERPETUO. Quindi non verrà mai chiesto il suo rimborso.

grafico del debito pubblico dall'unificazione d'Italia a oggi e la bufala dell'ipoteca sulle generazioni future
Grafico del debito pubblico dall'unificazione d'Italia a oggi e la bufala dell'ipoteca sulle generazioni future

Se ciò non fosse vero, avremmo assistito almeno una volta alla sua completa restituzione.
Un debito pubblico può anche calare?
Certamente, ma ciò avviene per effetto della riduzione dell'emissione di nuovi titoli di debito, non certo perché se un investitore che possiede dei titoli e decide di rinnovarli, lo Stato glielo impedisca.

Una cosa è certa: con il passare degli anni il peso delle baby pensioni o di quelle retributive (così invise agli italiani, che si lamenteranno anche delle loro, con il sistema contributivo) non saranno più sulle spalle delle generazioni future.
Vice-versa le abbiamo sopportate noi delle generazioni recenti...


Possiamo fare debito illimitato?

Benché oggi, dopo le progressive cessioni di sovranità monetaria, l'economia ricopra un ruolo subalterno alla finanza, tutto ciò di cui abbiamo visto in questo articolo ci insegna che ci sarà sempre chi investirà per trarre profitto e chi dovrà garantire (con il suo lavoro) la rendita a costoro.

È evidente che ci sarà propensione a prestare soldi quando ci saranno le dovute garanzie che il suo investimento verrà onorato. È una legge universale che riguarda qualsiasi mercato azionario.

E ciò viene determinato, non dalla stabilità o dall'affidabilità del Governo di turno, come dimostra la stabilità dello spread in presenza di governi fallimentari graditi ai mercati e alla UE.
Piuttosto dipende dal fatto che l'economia funziona oppure dalla presenza del prestatore di ultima istanza capace di acquistare (quindi far sì che il valore resti stabile) i titoli di debito.E questo viene dimostrato dal quantitative easing della BCE proprio durante i periodi di maggiore instabilità economica (e sotto i governi più graditi all'establishment).

È tuttavia evidente che la liquidità disponibile dovrà essere sufficiente al sostegno dei corretti rapporti insiti nell'economia e non superiore. Pena squilibri e disfunzioni come l'inflazione (vedi libro di economia spiegata facile).
Non dimentichiamoci che il denaro non è solo una riserva di valore, ma per noi comuni mortali è soprattutto un mezzo di scambio.

Quindi no, non esiste il concetto di debito illimitato.

Dovrà aumentare in periodi di recessione e di assenza di stimoli da parte del settore privato.
Potrà calare quando l'economia cresce e l'export tira.

 

PROBLEMI CON L'ECONOMIA?

Se non ti occupi di economia, l'economia si occupa di te - Mario Draghi

 

Ma allora chi delle future generazioni pagherà il debito pubblico?

Per quel che riguarda il presunto pericolo per le generazioni future un fatto è certo. I figli di entrambi: dello speculatore e del lavoratore, fruiranno di ciò che bene o male sarà stato creato con gli investimenti e con ciò che ha prodotto il lavoro.

E soprattutto, come un domani ci sarà chi, delle future generazioni, dovrà pagare più tasse per restituire la rendita promessa agli investitori, così altrettanto un domani ci sarà chi, delle future generazioni, incasserà la rendita maturata.

Semplice, come oggi il figlio del lavoratore dovrà andare a lavorare per ripagare gli interessi maturati dai titoli ereditati dal figlio dello speculatore. Allo stesso tempo avrà la possibilità di formarsi in scuole migliori e di curarsi in ospedali più efficienti.
sempre che i soldi nel frattempo siano stati investiti bene.


Il debito nazionale è detenuto dai cittadini residenti. Nel futuro, quando i titoli saranno riscossi, i membri della futura generazione dovranno pagarli con le tasse (se il debito non sarà rinnovato), ma altri membri di quella generazione riceveranno il denaro dei titoli scaduti. Non è un peso sulle generazioni future”.

Vitor Constâncio
ex vice presidente della Bce


Vogliamo chiudere con un dato interessante. Bankitalia ci dimostra che il credito netto vantato dagli italiani sui titoli pubblici esteri supera di 3,1 miliardi di euro il debito pubblico italiano detenuto da stranieri.
La fonte è prorpio Banca d'Italia (vedi tabella n.8).

Ciò significa che ci saranno più lavoratori stranieri delle generazioni future che lavoreranno per pagare le rendite sui loro titoli agli italiani di quanto non avverrà vice-versa.

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