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Recovery Fund, un compromesso politico diverso da come ce lo raccontano

Conte vs Rutte sul Recovery Fund

Alle ore 5.32 di stamane si è conclusa la lunga trattativa sul recovery Fund: il pacchetto di contributi europei per fornteggiare (dopo che è passata) l'emergenza Covid-19.

Non si conoscono i dettagli degli accordi, visto che gli atti ufficiali non sono ancora stati resi pubblici. Le parti stanno ancora limando e mettendo nero su bianco.
Non si conoscono le condizioni, i rapporti dare-avere eppure, tuttavia la stampa nazionale si è già in maggioranza schierata con titoli inneggianti alla vittoria.

Recovery Fund, chi ci guadagna e chi ci rimette

Anche le indiscrezioni sino ad ora trapelate non chiariscono bene i nodi più importanti.
Economia Spiegata Facile ne parla solo per sottolineare la consueta superficialità con cui la stampa ne parla ai cittadini, vendendo, come sempre, tanto fumo che non fa che seminare confusione e false aspettative.

Ma dato che dev'esserci sempre un vincitore ed un vinto (e tale meccasnismo alla fine serve a ciascuno per dire che a perdere sono stati i tifosi della curva opposta) tenteremo delle contro deduzioni ad uso e consumo di coloro che sono neutrali e che preferiscono almeno tentare di fare dei ragionamenti.

Come ormai tutti sappiamo la trattativa si è svolta tra i cosiddetti Paesi frugali (quando si tratta di metterci i soldi), principalmente: Austria, Svezia, Danimarca, Finlandia capeggiati dall'Olanda e le cicale del Sud (come gran parte della stampa nazionale: quella che campa di sussidi pubblici e prestiti garantiti dallo Stato - quindi tutti, incluso Il fatto Quotidiano) ha tenuto a ribadire compatta.

I primi hanno puntato a ridurre l'ammontare totale dei fondi, a ridurre la quota delle sovvenzioni (incluse quelle a fondo perduto) e ad incrementare la quota relativa ai prestiti da restituire.
Un altro nodo a loro molto a cuore sono state le condizioni, ovvero le clausole che configuravano riforme socio-economiche a cui subordinare il Recovery Fund.

I secondi invece miravano a ridurre le condizionatilità che assoggettavano i fondi, ad un ammontare totale più alto e la prevalenza di sovvenzioni sui prestiti.

Il Recovery Fund dovrebbe essere finanziato con l'emissione di euro bond o simili (venduti a chi e attraverso quale ente? E con quali scadenze e rendita? Solo con i bonds oppure in parte finanziandoci da soli con gli interessi dovuti a qualcuno?). La BCE quindi non avrà alcun ruolo, eppure sarebbe potuta entrare in campo come prestatrice di ultima istanza a tasso zero o giù di lì (se non persino a tasso negativo).

I debiti contratti in questo modo non sono convertibili essendo i Titoli emessi da un soggetto extranazionale.
Alla scadenza non è previsto il loro rinnovo, ma si vedrà nei prossimi giorni come verrà definito anche questo aspetto.

La trattativa si è arenata sullo scontro tra Italia e Olanda.
L'Italia partiva dalla posizione politica seguente:

di rappresentante di 60 milioni di abitanti contro poco più di 10 mila dell'Olanda;

  1. un PIL più del doppio;
  2. un rapporto debito /PIL 134% vs. 52%;
  3. un indebitamento privato/PIL più basso d'Europa contro il più alto di tutti degli olandesi (110% vs. 264%).

Ecco il risultato finale della trattativa sul Recovery Fund

Dopo aver ribadito che non si conoscono i dettagli degli accordi e che pertanto non è possibile dare un giudizio su chi ha vinto e chi ha perso, a meno che non vi piaccia il tifo di propaganda, ecco quali sono i capisaldi di massima raggiunti dai 27 dell'eurogruppo.
Noi prendiamo in esame il confronto tra Italia e Olanda, i due principali contendenti con la mediazione di Francia e Germania.

l'Italia porta a casa un cospicuo gruzzolo di 209 miliardi (di cui 127 sotto forma di prestiti). Cospicuo se arrivassero tutti in una botta e magari subito.

Che sono tanti, nonostante ne servirebbero almeno il doppio. Si tratta comunque della fetta più cospicua del totale del Recovery Fund (circa 750 miliardi) e questo è sicuramente il risultato a cui puntava Conte.
Risultato raggiunto a prezzo di forti rinunce al ribasso. Vediamo le principali.

  1. La quota dei prestiti da rimborsare è aumentata di 38 miliardi contro il rispettivo calo delle sovvenzioni a fondo perduto;
  2. i 38 miliardi di debito in più corrispondono, guardacaso all'esatto ammontare previsto per il MES e a corrispondenti debiti da cui discende il punto seguente;
  3. 38 miliardi di nuovo debito pubblico che andranno compensati da tagli e riforme nei settori di seguito elencati.
  4. l'Italia dovrà portare avanti riforme delle pensioni (ANCORA?!?!?!?!?!), del lavoro (idem), della sanità e della pubblica amministrazione, giustizia e istruzione;
  5. saremo soggetti alla verifica da parte della Commissione europea e in subordine anche degli Stati europei, di un severo controllo sulla destinazione dei soldi;

Cioè in pratica, siamo passati dal dover ricevere soldi destinati alla sanità ai tagli alla sanità in cambio dei soldi. Perché sappiamo bene che "riforme" significa questo.
Cosa significa ancor più nello specifico? Lo scopriremo solo vivendo, ma a naso potrebbe voler dire che con la parte dei fondi destinata alla sanità potremmo acquistare forniture, strumentazioni o creare strutture ospedaliere che diventeranno a pagamento per chi se le potrà permettere.


Questo per i giornalisti è un successo

Nonostante non sappiamo ancora a quale tasso di interesse ci viene concesso il MES mimetizzato (l’ultima mini emissione di BTP è stata fatta al tasso del 1,7%) e quali siano le condizioni definitive (e le tempistiche di erogazione, se non per quel che riguarda l'inizio, dato per la primavera del 2021) , nonché cosa significhi la parola "riforme" dinnanzi ai capitoli di spesa sopra citati, la stampa in maggioranza grida al trionfo. A seguito le rispettive tifoserie e i fans.

Addirittura secondo questa specie di soubrette iscritta all'albo dei giornalisti, che risponde al nome di Andrea Scanzi, è un capolavoro assoluto.
E sapete cosa c'é? Che l'Italia ha ottenuto persino di più di quanto volesse!

Ma pensa un po', secondo Scanzi le trattative sul Recovery Fund sono durate 5 giorni, perché Conte ha dovuto resistere all'Europa che ci voleva regalare ancora di più!
Andrea Scanzi, segnatevi questo luminare.

E qualcuno lo informi che il Recovery Fund è un'idea degli spagnoli...

 

Secondo la soubrette Andrea Scanzi, pur senza sapere com'è fatto, il Recovery Fund è un successo
Secondo la soubrette Andrea Scanzi, pur senza sapere com'è fatto, il Recovery Fund è un successo

A Scanzi e so(r)ci sfugge che 38 miliardi di prestito equivalgono ad altrettanto debito pubblico. A che tasso di interesse? Più o meno alto rispetto all'emissione dei richiestissimi BTP italiani?

A lui non importa, come non gli importa di approfondire il capitolo dei tagli.

Cosa ciò significhi invece dovrebbe interessare tutti noi, compresi i tifosi, che poi saranno quelli che verranno spremuti. Ricordatevelo dopo le prossime elezioni di chi vi ha lasciato il conto da pagare.

Noi lo abbiamo spiegato approfonditamente nel libro di economia spiegata facile.

 

SERVONO SPIEGAZIONI?

libro di economia spiegata facile QUARTA EDIZIONE

 

Ma mettiamo a confronto questo "enorme successo" con i miliardi che le banche centrali hanno immesso, quasi gratis, nella finanza.

Nel grafico sottostante vediamo quanto le 5 più grandi banche centrali hanno riversato nei mercati negli ultimi anni per fare fronte alle varie crisi, a cominciare dal crollo di Lehman Brothers. In giallo (abbiamo dovuto ingrandire con la lente) i fondi destinati all'Italia con il Recovery Fund. Per comprendere il rapporto sottolineiamo che si tratta di migliaia di miliardi contro duecento...

mercati vs.recovery fund


Su cosa hanno avuto la meglio i frugali cosa ha perso tutta l'Europa

Quattro i punti principali che segnano la sconfitta di tutti e della vittoria di pochi:

  • I frugali hanno ottenuto la riduzioni delle sovvenzioni a fondo perduto dagli iniziali 500 miliardi, ai 400 definiti invalicabili da Macron, ai definitivi 390;
  • I frugali hanno ottenuto i cosiddetti rebates, ovverosia un rimborso sulle quote da versare all'Europa (l'Olanda da sola si porta a casa quasi mezzo miliardo). Non sappiamo ancora se si tratti di una riforma strutturale o se sia un una tantum. Un altro dubbio è su chi dovrà compensare tali sconti (al momento pare che saranno tutti gli altri, compresi noi (!!!)). Se fosse una riforma strutturale l'Olanda, non solo avrebbe dettato le regole e ottenuto una nuova piazza in Europa, ma lo avrebbe fatto gratis, anzi guadagnandoci dei miliardi a lungo andare. Stiamo a vedere;
  • l'Olanda ha ottenuto sconti fiscali sui traffici dei suoi porti;
  • la Polonia ha ottenuto un allentamento dei patti sul rispetto ambientale. In sotanza la Polonia potrà inquinare più degli altri ottenendo che la sua quota di carbone venga distribuita a tutti gli altri;
  • l'Ungheria ha ottenuto un allentamento delle ingerenze sulla gestione democratica interna. In pratica potrà continuare a fare il duce a casa sua senza che qualcuno glielo faccia troppo notare.

 

 


Su cosa ha ceduto l'Italia

L'Italia ha perso su due punti sicuramente, poi vedete voi se si tratti di compromessi che ne valevano la pena:

  1. i fondi arrivano dopo che negozi, aziende, artigiani hanno già chiuso i battenti. Arriveranno dopo che altre imprese avranno ammainato la bandiera, specialmente nel settore della moda e in tutti quelli che al pari vivono sulla stagionalità. Lo avevamo previsto in questo articolo. I miliardi - ma tanti di più - sarebbero dovuti arrivare entro 1/2 mesi dall'arrivo del covid. Già oggi sarebbe tardi, pensate che non arriveranno prima della prossima primavera;
  2. L'Italia, presentandosi anche stavolta con il cappello in mano, ha perso ulteriore peso politico internazionale, sia in Europa, che nel resto del mondo ed infine nei confronti del mercato che si fiderà ancora meno di un Paese che non ha saputo togliersi dall'angolo nemmeno dal punto di vista diplomatico. Sarebbe servito almeno salvare le apparenze, ma il momento buono era quando Conte aveva minacciato che avremmo fatto da soli.

Ovviamente si tratta di un compromesso e ciascuno potrà parlare di vincitori e vinti. L'Italia avrebbe potuto ottenere di meglio soltanto minacciando l'uscita. Una fanta-evenienza che non vale più nemmeno prendere in considerazione d'ora in avanti.

Lo ripetiamo da anni ormai, l'unica via d'uscita rimasta è quella che verrebbe indicata dai mercati. Non esiste soluzione politica, men che meno in Italia, vista anche la pochezza dei "sovranisti".

 

Conte: facciamo da soli

 

Gli italiani invece dovranno comunque tirare fuori soldi di tasca propria per ripianare i debiti - difficile ipotizzare un destino diverso - e in più si sono visti infilare nel panino anche il MES camuffato.

Il PD spinge per il MES vero e proprio, cosa che secondo noi, lo abbiamo sempre detto, non avverrà.


Cosa ci guadagna l'Italia

Per la prima volta dall'introduzione dell'Euro l'Italia non sarà contributore netto. Significa che per la prima volta l'Italia riceverà dall'Europa più soldi di quelli che le versa, ma con la differenza che i fondi europei normalmente non sono a debito.

Il sitema Paese dovrà aspettare di conoscere la destinazione dei fondi, ma comunque 200 miliardi sono una bella boccata d'ossigeno che servirà solo per chi è rimasto vivo, ammesso che gli venga destinato.

Come spenderà i soldi l'Italia?
È da questo che dipende se saremo in grado di restituire i prestiti o se saremo costretti a tagliare la spesa pubblica ancora di più negli anni a venire.
Chi ha letto il libro di economia spiegata facile lo sa come la pensiamo.
La matematica non è un'opninione e fare o non fare spesa produttiva restituisce dei risultati matematicamente diversi.
Lo ripetiamo spesso: alla fine ciò che conta è come spendi i soldi.
A seconda di come l'Italia li farà fruttare, dipenderà se saremo in grado di restituire i prestiti mantenendo intatto un valore, oppure dovremo operare altri tagli.
Ognuno si faccia le sue previsioni.

Di sicuro non avrà la piena libertà di scelta (per alcuni avere la Troika in casa è un bene) e comunque non potrà certo fare un alleggerimento fiscale già stoppato dalla Germania e dalla UE in materia di IVA.
Il prelievo fiscale è necessario a ripagare i debiti nel modo più veloce.
Ciò che invece ci vorrebbe è proprio iniziare a ridurre le tasse sulle imprese e sul lavoro.
Un vecchio slogan di Di Maio, che punta su questa trovata elettorale vecchia come il mondo ma che è stata vanificata dallo sperpero del reddito di cittadinanza, fatto male e in modo del tutto privo del principio di uguaglianza.

Il lettore si chiederà che differenza fa per l'Olanda e i suoi sodali aver ridotto da 400 miliardi a 390 i fondi complessivi ed aver limato di poche unità i corrispettivi dei fondi in prestito rispetto alle sovvenzioni, la risposta è semplice.
I Paesi frugali, imponendosi politicamente, non solo sull'Italia, ma anche in Europa, hanno creato un precedente che gli ha fatto guadagnare peso e prestigio politico a discapito di Germania, Francia e Italia. Si sono così smarcati dal giogo tedesco almeno dal punto di vista diplomatico. E ciò d'ora in avanti li metterà su un piano politico assai importante rispetto a prima.

D'ora in poi l'Italia invece conterà ancora meno e i frugali avranno ruoli politici di enorme importanza per loro.

Questo, uno come Scanzi, non lo vede neanche. E soprattutto non capisce cosa significhi.

 


 

Articolo passibile di aggiornamenti

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Un pensiero su “Recovery Fund, un compromesso politico diverso da come ce lo raccontano

  1. A mio avviso sarebbe stato opportuno dire cosa sarebbe stato meglio per l’Italia, cioè collocare la quantità necessaria di titoli di stato che poi vengono acquistati, con i vari programmi di acquisto, dalla Bce, quindi non da restituire ed ad interessi 0. Inoltre l’Olanda ha ricevuto sconti sui rebates.

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