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Caporetto Italia

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Di Francesco Celotto

Mi viene da sorridere a leggere le roboanti dichiarazioni stampa di oggi del ministro Gualtieri, del premier Conte e del commissario agli affari economici Gentiloni, secondo i quali l'Eurogruppo di ieri sarebbe stato un successo per l'Italia. Io penso che sia stata una Caporetto e spiego il perché.


Perché parliamo di Caporetto italiano

È stata una Caporetto perché:
1) l'Eurogruppo ha autorizzato l'utilizzo dei 200 miliardi circa disponibili del MES senza condizionalità in entrata ovvero al momento della concessione del credito.
Ma, e qui sta l'imbroglio, una volta passata la emergenza da coronavirus, il paese richiedente dovrà rientrare nei rigidi parametri previsti dal patto di stabilità e del memorandum of understading.
In sostanza intanto ti do i soldi e poi me li restituisci alle stesse condizioni di prima e comunque li potrai utilizzare solo per emergenze sanitarie e collegate al coronavirus.
La somma massima ottenibile è pari al 2% del PIL.
Per l'italia quindi non oltre 35 miliardi di euro che sono poca cosa in relazione alla emergenza economica creatasi;

2) l'Eurogruppo, con una dichiarazione fumosa e senza mai nominare la parola eurobonds, annuncia la possibile creazione in futuro di un recovery fund tutto da negoziare e utilizzando strumenti di finanza innovativi per un importo massimo di 500 miliardi.
Cosa significa? Tutto e il contrario di tutto. Per oggi è al massimo una dichiarazione di (buoni?) principi e nulla di più. Può essere che si faccia o forse si rimandi tutto a settembre o forse non si faccia affatto.
Personalmente credo che fino a quando la Germania non avrà toccato con mano il vero disastro economico derivante dal coronavirus non vorrà fare nulla.
Come ha sempre fatto rimanderà, temporeggerà in attesa di tempi migliori. In buona compagnia delle canaglie olandesi dietro cui si nascondono, dei loro fedeli alleati austriaci, dei finlandesi, dei polacchi, degli ungheresi e via dicendo;

3) i finanziamenti della Bei per le piccole e medie imprese sono pochi: 200 miliardi pari all'1,3% del pil europeo. Briciole e vanno divise tra 27 Stati.
All'Italia toccheranno, se va bene, 20 miliardi pochi per le esigenze delle nostre aziende.


Il risultato di questa Caporetto

Il risultato quindi è una vera Caporetto: pochi spiccioli sul tavolo e in gran parte condizionati ex post. Un vero disastro per il nostro paese e per i paesi più deboli della eurozona (Spagna, Portogallo,Grecia,Slovenia,alcuni dell'est Europa).
L'Europa avrebbe bisogno di stanziare almeno il 10% del pil, 1500 miliardi circa, per mettere in moto un piano Marshall per il rilancio e la ricostruzione.
Ad oggi abbiamo si e no 500 miliardi, sommando i 100 miliardi della cd cassa integrazione europea Sure.
Prendano atto Conte e Gualtieri che la Germania e i suoi alleati non ci aiuteranno ne oggi, ne domani, ne mai.

La Comunità Europea è nata per creare al massimo una unione doganale e monetaria concepita male e piena di buchi.
Non è nata per mutualizzare il debito, men che meno in una situazione drammatica come quella attuale.
Non è stata pensata per diventare davvero una federazione di Stati, ne per creare una unione fiscale.

I tedeschi la hanno utilizzata per attirare capitali grazie alla loro stabilità economica e finanziaria e per incrementare le loro esportazioni con un tasso di cambio a loro favorevole nel momento i cui è stato creato l'euro.
Da sempre hanno puntato a dominare l'Europa e sfruttare gli altri per il loro tornaconto.


Una soluzione possibile

L'Italia ha bisogno urgentemente di almeno 100/150 miliardi per affrontare la pandemia e sostenere la economia. Il piano del governo propone un piano da massimo 50 miliardi che non sono assolutamente sufficienti.
Con un debito al 133% del PIL la creazione di ulteriore debito non è percorribile, nè sostenibile a meno di essere disposti a pagare altissimi interessi pur di piazzare sui mercati i nostri titoli di Stato.
O a meno di non volere finanziare le nuove spese con una bella imposta sul patrimonio degli italiani (pari tra immobili e attività finanziarie a circa 9.000 miliardi).
In fin dei conti è quello che da almeno un decennio voglio imporci i tedeschi.


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Forse una soluzione per superare l'impasse ed evitare una nuova Caporetto sarebbe quella di emettere bond transazionali, come suggerisce il capo economista di Unicredit Nielsen, insieme alla Francia e alla Spagna o altri paesi interessati.
È una ipotesi percorribile e ci permetterebbe di prescindere dai veti tedeschi.

Secondo il piano, i Paesi che dovessero aderire al piano dovrebbero emettere lettere di garanzia alla Bei, l'istituzione finanziaria dell'Unione europea.
Queste garanzie possono poi finire a Francoforte (repos) ed essere impiegate come collaterale in modo da fornire liquidità alla Bei da veicolare agli Stati che aderiscono allo schema.

Con quella liquidità la Banca europea per gli investimenti sottoscriverebbe bond emessi da Cassa Depositi e Prestiti. Quindi si tratterebbe, in sintesi, di eurobond via Bei garantiti solo dai Paesi che ci stanno, quindi anche senza Germania e Olanda che si stanno fermamente opponendo al progetto di un debito comune dell'Eurozona per aiutare i Paesi più deboli, colpiti dalla pandemia da coronavirus.
Secondo Nielsen, se i nove membri della zona euro che chiedono un eurobond iniziassero a minacciare di emetterne uno tra loro dando agli altri, per esempio, una settimana per aderire al progetto o essere lasciati fuori da "questa unione solidale", l'economista danese non avrebbe dubbi sul fatto che l'obbligazione "volerebbe finanziariamente e che avrebbe un prezzo interessante, anche con il sostegno della Bce in campo".


Fidarsi o non fidarsi?

Lascerebbe tuttavia la Germania in un angolo, costretta ad affrontare le sfide legali che il Bundestag presenterebbe sul tema della possibile violazione della costituzione tedesca. Sempre che il governo intenda trattare il tema eurobond.
Per Nielsen si arriverebbe a un punto di ternsione molto forte all'interno dell'Unione europea, con la rottura dell'asse franco-tedesco.

Ma ci possiamo fidare dei francesi? O forse è meglio affidarsi all'aiuto dei cinesi?
In ogni caso per il nostro paese si è aperta una partita drammatica foriera di conseguenze devastanti per il futuro nostro e delle future generazioni.
Da soli stavolta non ce la possiamo fare e in giro non vedo cavalieri bianchi disposti ad aiutarci a gratis.

Francesco Celotto


Francesco Celotto, imprenditore, analista finanziario indipendente, ex attivista M5S ,candidato al Senato per M5S, già fondatore del gruppo grandi opere del M5S Veneto. Coautore di due libri sul disastro ambientale e la corruzione relativa alle grandi opere del Veneto (2012: Strada Chiusa con Marco Milioni; 2015 Strade Morte con Marco Milioni, Carlo Costantini, Massimo Follesa) , ex presidente di Veneto sostenibile ed ex vicepresidente della Associazione Soci Banche Popolari, già portavoce Covepa (Coordinamento Veneto Pedemontana Alternativa).


 

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