Mario Draghi – i traditori dell’Italia

Mario Draghi - i traditori dell'Italia

Mario Draghi, metà lupo e metà agnello. Ha sempre lavorato in favore dell’Euro, non dell’Italia o delle economie dei Paesi periferici d'Europa, vale a dire le economie più deboli.
Tuttavia è anche vero che, ha dato una seconda chance ai Paesi del sud Europa; ma vedremo perché.
Draghi è una delle figure che meno si prestano ad essere inquadrate per stereotipi e, soprattutto, meno facilmente collocabili tra le pedine nere sulla scacchiera dei buoni e dei cattivi.
Che si tratti di un agnello mannaro?

Mario Draghi l’agnello mannaro

Al tempo stesso non è un uomo della finanza, però è un uomo delle banche.

Dal 1985 al 1990 è direttore esecutivo della Banca Mondiale.
Nel 1991 è nominato Direttore generale del Tesoro.
Nel 1992 è uno degli italiani invitati a bordo del Britannia dove svende l’Italia ed è ben ripagato in quanto dal 2002 al 2005 viene nominato vicepresidente per l'Europa di Goldman Sachs, per essere poi alla fine del 2005 nominato Governatore della Banca d'Italia.
È il 2011 quando, con la sua famosa lettera, co-firmata con Trichet, concorre a far cadere il governo Berlusconi e successivamente viene nominato presidente della BCE. 

I più ottimisti hanno sbandierato il tricolore quando Draghi è stato messo al vertice della BCE, con inadeguato patriottismo, del tutto slegato dalla realtà.
Mario Draghi è un banchiere, non veste la casacca azzurra e non è il capitano della nazionale. È un tecnico che come tale pensa, vive e respira.
Il suo compito non era quello di salvare i conti pubblici italiani o di abbonare qualche debituccio all'Italia come alcuni patetici bamboccioni hanno sperato. Piuttosto il suo intento era di allungare il brodo con gli acquisti dei titoli pubblici, non nell'interesse nazionale, ma della sopravvivenza dell'Euro.

La sua avversione al MES, che ha contribuito ad affossare (salvo in queste settimane rispolverare) non è stato fatto nell'interesse dell'Italia. Se lo ha fatto è stato perché al MES Draghi ha sempre preferito il Quantitative Easing (QE). Un forma di finanziamento direttamente dipendente dalle politiche monetarie della BCE (e non dalla politica comunitaria). Un modo che ha garantito un polmone artificiale alla moneta unica ed è presto spiegato il perché.

Con il QE Draghi ha fatto sì che la Banca Centrale Europea (BCE) acquistasse titoli pubblici sul mercato secondario; un processo spiegato dettagliatamente ma in modo semplice nel nostro libro di economia spiegata facile.
Di seguito un piccolo assaggio di una parte della spiegazione.

Come funziona il mercato secondario dei titoli

il mercato secondario
Pagina 96 del libro di economia spiegata facile

 

La borsa, il mercato secondario
Pagina 97 del libro di economia spiegata facile

 

Effetti dell’intervento della BCE

Con l'intervento diretto della BCE si è venuta a creare una domanda di titoli (anche italiani) del tutto artificiale che è andata a sostituire i compratori che non volevano acquistarli.
In altre parole grazie alla manovra di Draghi - assolutamente in deroga ai vincoli della BCE a cui la Germania e i suoi Paesi periferici erano contrari - ha di fatto potuto far acquistare alla BCE tutti quei titoli pubblici che nessuno voleva se non a caro prezzo delle casse pubbliche.
In questo modo ha condizionato il mercato di tutti i titoli pubblici, non solo quelli di vecchia emissione (che circolano nel mercato secondario), ma "per contagio" anche le rendite dei titoli di futura emissione.

Tutto questo discorso a cosa equivale in parole povere? Significa che il mercato dei titoli pubblici è stato calmierato ovvero che i tassi di quei titoli sono scesi e con essi sono calate di conseguenza anche le rendite che gli Stati dovranno rimborsare ai finanziatori, ovvero agli operatori del mercato quando questi titoli andranno a scadenza.

Il ruolo assunto dalla BCE durante il QE si chiama del prestatore di ultima istanza che abbiamo descritto in questo articolo e anche sul nostro libro.

Se Draghi non avesse inaugurato il QE i debiti pubblici sarebbero esplosi, mandando a gambe all'aria i conti pubblici, gli Stati più indebitati e così anche l'Euro sarebbe imploso facendo tornare l'eurozona alle vecchie valute nazionali.


 

A grande richiesta del pubblico...

Mario Draghi può salvare l'Italia

 


Mi ricorda qualcosa...


 

fate presto


 

Il 71% degli italiani vuole Draghi al Governo

Recente sondaggio su Mario Draghi primo ministro

 

E questi sondaggi ricordano molto da vicino quelli sul gradimento degli italiani per il precedente salvatore della Patria: Mario Monti.

 


Mario Draghi e i tagli

Ma allora Draghi ha fatto gli interessi dell'Italia? No, ha fatto gli interessi dei creditori degli Stati che, se fossero andati in default, avrebbero causato loro ingenti perdite e di fatto il crollo dei mercati stessi. Che questi interessi coincidessero con la sopravvivenza dei conti pubblici è ovvio, perché su questi si basano grosse fette degli interessi degli mercati azionari.

A questo punto mi è capitato di essere stato stuzzicato: Draghi è il salvatore della patria perché facendo il QE ha evitato i tagli (falso) legati all'austerity.

Mario Draghi è il nuovo salvatore della Patria? Per molti, sì.

Luca Menini non conosce un fatto abbastanza significativo.

Il quantitative easing (QE) è politica monetaria, non di bilancio. Sono le politiche di bilancio che determinano tagli e spese.
Ciò che determina quanto e come spendere, lo stabilisce il bilancio dello Stato - cioè la politica - e non l'emissione monetaria da parte della Banca Centrale, qualsiasi essa sia.

"la politica di bilancio non è competenza delle banche centrali e dei loro governatori. E Draghi in effetti non ha mai mancato di sollecitare gli Stati con capacità di spesa a spendere in investimenti, e non da oggi."

Infatti a qualcuno risulta che si sia smesso di tagliare la spesa pubblica?


 

Agenda Monti e austerity, grafico della spesa sociale nazionale dal 2001 al 2013
Grafico della spesa sociale nazionale dal 2001 al 2013

 

Grafico degli investimenti 2000 - 2014
Grafico degli investimenti 2000 - 2014

 

Grafico dei tagli alla sanità

Allora come si conciliano le scelte sulle politiche monetarie fatte da Draghi con l'andamento di questi grafici?
Semplici perché l'equilibrio dei conti pubblici serve a garantire i creditori, non il benessere dei cittadini: mentre attraverso i tagli di bilancio si riducono le spese, si garantisce un contenimento del debito, cosa che rassicura i mercati.

Risultato sulla riduzione del debito pubblico? Eccolo:

grafico del debito pubblico al 2021fonte

Perché, come insegnano le leggi basilari dell'economia, se tagli la spesa pubblica, impoverisci il Paese e un Paese più povero dovrà contenere le spese rimanendo, di conseguenza, arretrato rispetto alle economie in cui si investe di più. Alla lunga i poveri rimangono arretrati su tutti i piani e dovranno ricorrere a nuovo debito per cercare di stare al passo con il progresso della concorrenza.

Insomma, più austerity = più debiti.


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Il discorso sul Britannia nel 1992,
un breve estratto

"Signore e signori, cari amici ...  Durante gli ultimi quindici mesi, molto è stato detto sulla privatizzazione dell’economia italiana. Alcuni progressi sono stati fatti, nel promuovere la vendita di alcune banche possedute dallo Stato ad altre istituzioni cripto-pubbliche, e per questo la maggior parte del merito va a Guido Carli, ministro del Tesoro. Ma, per quanto riguarda le vendite reali delle maggiori aziende pubbliche al settore privato, è stato fatto poco."

Non deve sorprendere, perché un’ampia privatizzazione è una grande – direi straordinaria – decisione politica, che scuote le fondamenta dell’ordine socio-economico, riscrive confini tra pubblico e privato che non sono stati messi in discussione per quasi cinquant’anni, induce un ampio processo di deregolamentazione, indebolisce un sistema economico in cui i sussidi alle famiglie e alle imprese hanno ancora un ruolo importante.

Pertanto, può essere presa solo da un esecutivo che ha ricevuto un mandato preciso e stabile."

"Nella maggior parte dei casi la privatizzazione porterà a un aumento della produttività, con una gestione migliore o più indipendente, e a una struttura più competitiva del mercato. La privatizzazione quindi potrebbe parzialmente compensare i possibili – ma non certi – effetti di breve termine di contrazione fiscale necessaria per un bilancio più equilibrato. "

"Tuttavia, consideriamo questo processo – privatizzazione accompagnata da deregolamentazione – inevitabile perché innescato dall’aumento dell’integrazione europea. L’Italia può promuoverlo da sé, oppure essere obbligata dalla legislazione europea. Noi preferiamo la prima strada."

"Un ultimo aspetto attraente della privatizzazione è che è percepita come uno strumento per limitare l’interferenza politica nella gestione quotidiana delle aziende pubbliche. Questo è certamente vero e sbarazzarsi di questo fenomeno è un obiettivo lodevole."

"... i mercati vedono le privatizzazioni in Italia come la cartina di tornasole della dipendenza del nostro governo dai mercati stessi, dal loro buon funzionamento come principale strada per riportare la crescita."

Mario Draghi, allora direttore generale del Tesoro, alla Conferenza sulle Privatizzazioni tenutasi sullo yacht Britannia, del 2 giugno 1992.

 

Draghi ha aiutato l’economia italiana?

Se qualcuno si è mai posto questa semplice domanda forse non ha trovato risposte certe.
Ne elenchiamo alcune.

Draghi, tagliare la spesa pubblica

fonte

Draghi, tagliare i servizi

fonte


Peccato che poi i tagli alla spesa equivalgano aritmeticamente ad aumenti delle prestazioni sanitarie, giusto per fare un esempio.

Ecco cosa intendiamo quando diciamo che al QE non corrispondono sempre investimenti adeguati ad affrontare il cambiamento dei tempi, come ad esempio, l'invecchiamento della popolazione o l'ammodernamento delle infrastrutture e dei trasporti (vedi le differenze con il Giappone):

 

Tagli alla sanità

 

Visto? Nonostante le politiche monetarie espansive della BCE si è continuato a fare politiche degli investimenti restrittive: tagliare tutto e ad aumentare le tasse.
I tagli alla sanità hanno corrisposto la riduzione dei posti letto negli ospedali, alla riduzione delle infrastrutture. Per la scuola si è rispecchiato nei tagli sui materiali didattici per la scuola. Per l'industria si è manifestato nella privatizzazioni delle infrastrutture, ecc.

Tutta roba che poi ti devi pagare di tasca tua. Non esattamente un discorso da salvatore della Patria.

Quindi - nel sistema vigente - quello che ti rimane in tasca, grazie a un ipotetico taglio delle tasse (per altro mai avvenuto realmente), lo dovresti spendere nelle strutture private!

 

E la storia non è ancora finita!

Il difficile rapporto di Mario Draghi e la sanità pubblica

fonte


Cresciuto dai gesuiti, una costante tra diversi nomi di spicco della politica italiana odierna, diventa uomo di Goldman Sachs. E fin qui niente di segreto o di dimenticato.

1993 la separazione bancaria

Con la sua abolizione avvenuta con il Testo Unico Bancario nel 1993, per mano dell’allora Direttore generale del Tesoro, Mario Draghi, questa divisione cessa di esistere. Questo è oggi uno dei principali motivi delle difficoltà di accesso al credito da parte di imprese e cittadini.
Prima dell’abolizione della separazione bancaria, avvenuta nel 1993 quando il Presidente del Consiglio era Carlo Azeglio Ciampi, banche d’affari e banche commerciali erano suddivise per categoria e missione (o fare credito nell'economia reale o investire in capitali) e non potevano operare in un settore diverso dal proprio.

 

separazione bancaria
separazione bancaria - dal libro di economia spiegata facile

Gli effetti dell'annullamento della separazione è la principale causa della crisi del credito.
Alle banche non conviene prestare soldi ad imprese, aziende e famiglie. Meglio investire e fare investire anche i risparmiatori nelle borse. Meno rischio e più profitti.


Anni 90 i derivati sbagliati

Quando Mario Draghi era al ministero del tesoro, su sua proposta e attuazione l’Italia accese numerosi derivati sul proprio debito. I dati a nostra disposizione indicano che fino al 2015 l’Italia era esposta in derivati sui Titoli pubblici per 163 miliardi.
Su quei 163 miliardi in derivati acquistati dallo stato, le perdite sono state di 37 miliardi!

 


Le privatizzazioni degli anni 90

 

“Hanno svenduto il nostro Paese. Draghi diede mille miliardi
di patrimonio pubblico a Goldman Sach’s, in cambio di una sola lira”.
Benito Livigni

fonte


 


Senza entrare nel merito, che riserviamo a questo articolo, uno degli aspetti che distinguono la visione di Mario Draghi rispetto a quella di molti altri, è che le privatizzazioni dovrebbero servire a ridurre il debito e non a ridurre il deficit.
Sembra una contraddizione in termini ma non lo è.
Infatti se il deficit può essere fatto a condizioni vantaggiose, non è detto che contemporaneamente il debito non possa essere ridotto, se produce svantaggi derivanti da condizioni "contrattuali" peggiori.

Peccato che le privatizzazioni di Draghi, Ciampi, D'Alema e Prodi tutto sortirono, a cominciare dai regali agli amici delle loro correnti politiche e affaristiche, vedi uno per tutti il caso IRI, meno che la riduzione del debito pubblico, come possiamo tutti ben constatare.

 

Di fatto quella campagna di privatizzazioni fu una svendita generale di una cospicua fetta del capitale pubblico.

1999, privatizzazione vendita di Autostrade alla famiglia Benetton

vedi nelle fonti.

Draghi e la cessione di Autostrade ai Benetton

Ponte Morandi

 


2007, Il buco di MPS per Antonveneta

Nel 2007 Draghi autorizzò l'acquisizione di Antonveneta da parte di MPS.
Già all'epoca la fusione avvenne sulla base di cifre sopravvalutate.
I risultati conseguiti sino ad oggi sono questi:

Tra il 2011 e il 2017 la banca, che in Borsa capitalizza meno di 1,4 miliardi, ne ha chiesti al mercato 18,5 sotto forma di aumenti di capitale, di cui 5,4 forniti dallo Stato.

Con il rosso di 1,69 miliardi del 2020, le perdite accumulate da Mps nell'ultimo decennio, a partire dal 2011, ammontano a circa 23,5 miliardi di euro.

 

Quando Mario Draghi autorizzò l'acquisizione di Antonveneta da parte di MPS

Vai alla fonte


 

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2011, quella lettera di minacce all’Italia

È il 5 agosto quando la tempesta che travolge le borse spinge l'aumento dello stread tra BTP e italiani e BUND tedeschi, fino a raggiungere i 389 punti.
L'allora duo, presidente uscente e presidente in pectore della BCE Jean Claude Trichet e Mario Draghi scrivono una lettera privata (che sarebbe dovuta rimanere segreta) a Silvio Berlusconi.
In questa esprimono le loro preoccupazioni per la tenuta del sistema italiano (il cui crollo coinvolgerebbe il resto dell'eurozona) "suggerendogli" senza troppi mezzi termini le soluzioni.
È una vera e propria lista di istruzioni elencate punto per punto:

"Nell'attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:..."

Tra queste compaiono ricette di ottimizzazione della macchina pubblica, dell'istruzione e della giustizia, ma anche tagli lineari alla spesa pubblica e nuove privatizzazioni, oltre che revisione del sistema politico-burocratico che mette nel mirino l'abolizione delle Provincie.

Ma si fa anche esplicito riferimento alla riforma del lavoro, ovvero alla preecarizzazione dei lavoratori da attuare per aiutare le imprese ad essere più competitive sul piano globale (anche contro chi sfrutta il lavoro o fa concorrenza sleale, vedi la Cina):

"C'é anche l'esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende..."

La minaccia asseriva che in difetto, la BCE non avrebbe proseguito l'acquisto dei BTP italiani sul mercato secondario (la prima fase di quantitative easing) paventando così il default dell'Italia.

All'indomani di quella lettera Berlusconi e Tremonti si presenteranno in conferenza stampa - a borse chiue - per annunciare  l'introduzione di una manovra straordinaria.

Andrea D'Ambra (presidente dell'associazione Generazione attiva) scrisse alla BCE chiedendo di poter leggere quella lettera e le venne risposto il 7 settembre 2011:

“ci dispiace, la lettera deve rimanere segreta”

Tale risposta venne pubblicata da Il Manifesto due giorni più tardi, il 9 settembre 2011

Questa ingerenza emerse solo a seguito di inchieste giornalistiche che portarono alla pubblicazione della lettera, avvenuta grazie a uno scoop del Corriere della Sera avvenuto il 29 settembre 2011.

Fu così che, con Draghi, un organo sovranazionale come la BCE, non eletto e soprattutto senza finalità politiche si intromise negli affari politici dell'Italia. Inutile ricordare che Berlusconi - che piaccia o meno, democraticamente eletto - venne di fatto rimosso per fargli fare spazio a Mario Monti.

Leggi la lettera in versione integrale

 


Il mancato raggiungimento dell’obiettivo del 2% di inflazione

Durante il suo mandato Mario Draghi è stato artefice del famoso quantitative easing di cui abbiamo parlato all'inizio. Questa operazione ha portato la BCE ad acquistare i Titoli di Stato (sul mercato secondario) e a abbassare gli spread. In pratica si è trattato della monetizzazione dei debiti europei.
Tuttavia il suo obiettivo era anche un altro, ovvero il raggiungimento di un tasso di inflazione del 2% nella zona euro.
A questo obiettivo si opponeva la Germania che, essendo un Paese creditore ci avrebbe rimesso il 2% sui suoi crediti.

 

Chi ci rimette con l'inflazione - dal libro di economia spiegata facile

Un altro bel favore ai ricchissimi.

Oggi, mentre ci troviamo ancora in piena pandemia da virus cinese, l'inflazione sta incalzando già da alcuni mesi per cause esogene. Significa che non è un fenomeno regolato a livello finanziario o monetario, ma che si tratta di un fenomeno causato da agenti esterni e incontrollabili. La BCE non ha mandato di ridurre la disoccupazione o di aiutare l'economia, le imprese e le famiglie e si vede.

Ha immesso liquidità nei mercati finanziari come mai prima e non ha prodotto investimenti che abbiano tenuto l'Italia al passo con le esigenze che la realtà richiede. La pandemia ne è stata la manifestazione più eclatante.

È un altro esempio di come il fatto di non aver lavorato per redistribuire le risorse, ma per garantire i mercati finanziari ha causato danni che oggi paghiamo tutti assieme.


La gestione della pandemia in Italia di Mario Draghi

Chiamato, esattamente come accadde con Mario Monti, per ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri, senza essere prima passato per elezioni, Mario Draghi si dovrà occupare di garantire la corretta spesa dei fondi comunitari (PNRR)sottraendo questo compito dalle mani dei politici incapaci che abbiamo.

Tutta la storia di come ha gestito la pandemia verrà giudicata dai cittadini e dalla storia. Tuttavia alcuni dati ci danno la cifra di come si sia approcciato a questa sfida.
Sempre con la solita empatia verso l'umanità e la scelta di collaboratori tecnici e politici i cui frutti sono sotto gli occhi delle statistiche.


Draghi e la pandemia


 

Draghi e la pandemia

 


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Draghi e la pandemia


Draghi e la pandemia

 

Covid Italia ai primi posti

fonte


 

Draghi è stato scelto per garantire credibilità rispetto agli impegni che l'Italia prenderà sul Recovery fund. Per garantire gli investitori. Non per il bene comune.
Qualsiasi carica pubblica o privata dovesse ricoprire, rimarrà votato a questa missione. Del resto Federico Caffè, suo docente universitario di economia, fervente keynesiano, lo disse a Nino Galloni: "Mario ci ha traditi".

O come disse Francesco Cossiga: "È un vile affarista":

Questo, precisamente significa il suo "Whatever it takes".


 

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