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CONFERENZA DI ECONOMIA: 10 passi per imparare a camminare da soli (Video)
Tutto ciò che occorre sapere per raggiungere una certa indipendenza di pensiero e di azione strategica anche nei propri investimenti È GIÀ STATO SCRITTO.
Per questo è inutile che io continui a ripetere cose già dette e /o che ho scritto nei miei articoli e nel mio libro, alle conferenze; almeno altrettanto a quanto sia per voi inutile continuare a pellegrinare da un guru all’altro, quando potete già informarvi su tutto indipendentemente e di pari passo iniziare a cambiare la vostra realtà – non a chiacchiere, ma a fatti.
In questo incontro faremo una rapida lista di atteggiamenti che è bene evitare per cascare nell’improduttività, ovvero faremo i 10 passi che ci libereranno dalla dipendenza dai soggetti che ci hanno impoverito e che soprattutto ci tengono bloccati e ci impediscono di agire nel nostro stesso interesse.
Sono quelli che ho chiamato i 10 passi per imparare a camminare da soli.
Ogni passo serve a saltare una trappola tra le tante check circondano ogni giorno.
QUINDI È GIUSTO RICORDARE I FATTI E LE CIRCOSTANZE; GIUSTO FARE LE DOVUTE RIFLESSIONI, MA UNA VOLTA FATTO È DEL TUTTO INUTILE CAVILLARE SUI COMPLOTTI SE NON SI USA LA CONOSCENZA PER RISOLVERE O SUPERARE IL PROBLEMA.
Quando dico che tutto ciò che bisogna sapere è già stato scritto, intendo dire che o era stato previsto con anticipo da coloro che volevano impedirlo, sia da quelli che ci hanno portati a una situazione di sempre maggiore povertà.
- Paolo Baffi ci mise in guardia sull’ingresso in una moneta unica assieme alla Germania senza i giusti contrappesi (e come lui numerosi premi Nobel per l’economia);
- Giuliano Amato: “Molti economisti, specie americani, ci hanno detto allora: “guardate che non ci riuscirete, non vi funzionerà (il sistema dell’euro – ndr), ma noi non abbiamo voluto ascoltarli. Era davvero difficile che funzionasse e ne abbiamo visto tutti i problemi”
- Romano Prodi: “Quando abbiamo la stessa moneta non si può per definizione svalutare, non si possono cambiare i tassi di interesse, e allora se ci sono delle diversità di andatura nella corsa tra diversi Paesi, un domani può succedere un’ira di Dio…”
Per lavoro mi occupo anche di comunicazione e marketing e sono attivista da 15 anni. In questo periodo ho potuto osservare diversi atteggiamenti che ci spingono a crede che nulla ci riguardi davvero tanto da richiedere il nostro intervento e ci trasformano così in un pubblico.
Atteggiamenti che ci portano ad essere sempre o vittime o spettatori; ma mai protagonisti di una azione individuale o collettiva in contrasto col declino di cui siamo tutti partecipi.
Per questo ho stilato un breve elenco delle trappole in cui cadiamo e che di fatto ci impediscono di agire.
La conferenza di economia
Trappola n.1, le nostre certezze
Mettere in discussione le nostre certezze ed essere disposti ad abbandonare le nostre sicurezze è il primo passo da fare se si vuole davvero iniziare un percorso di disintermediazione dal sistema.
Le nostre credenze, i nostri pregiudizi sono i primi due anelli della catena che non ci permette di allontanarci dall’inazione.
Trappola n.2, I politici e il mercato
E non è un discorso qualunquista. Quanto possiamo dire di Berlusconi, che per un ventennio è sembrato alla maggioranza degli elettori il salvatore della patria, spazzato poi via per uno spread gonfiato in parte volutamente; vale per qualsiasi altro politico. Nessun potente potrà salvarvi quando si metterà contro poteri superiori a lui.
Anche se il M5S ha dimostrato che un cambiamento sarebbe stato possibile fino a un certo livello; a parte il fatto che i cittadini non hanno saputo scegliere le persone giuste neanche quando gli è stata data carta bianca, esiste un livello oltre il quale a decidere è il sistema finanziario.
Fin tanto che il capitale finanziario comanderà la politica e non vice versa, non sarà possibile alcun cambiamento.
Trappola n.3, banche e assicurazioni
Fateci caso, quando il vostro assicuratore o la vostra banca vi aprono il prospetto dei prodotti finanziari da proporvi noterete nella lista dei vari partner nomi come BlackRock e Vanguard.
Sono due nomi tra i tanti fondi speculativi che stanno trasferendo i vostri risparmi negli USA, impoverendo così il potenziale economico italiano e soprattutto mettendo a rischio il vostro futuro finanziario giocandolo in borsa.
Se il mercato perde voi perdete; se il mercato vince, prima incassano i fondi di investimento, poi incassa la vostra banca o assicurazione, poi incassa il broker e alla fine, quello che avanza arriverà a voi.
Non sarebbe meglio eliminare un po’ di questi intermediari?

Trappola n.4, gli esperti
Diffidate degli esperti a meno che non abbiano dimostrato di indovinare previsioni e stime della realtà. I virologhi e gli esperti di vaccini sono l’esempio più lampante, ma la stessa dinamica si trova in ogni settore. Uscite dal loop del tifo per i vostri idoli e verificate che siano coerenti.
- Come per i virologhi televisivi, vedi gli esperti di geopolitica un tanto al chilo (video).
Trappola n.5, affidarsi ai potenti
Esempio Berlusconi. Non che sia stato un potente in assoluto; ma lo è stato per milioni di italiani, ed è un esempio calzante per descrivere la situazione di un potente messo di fronte a poteri superiori al proprio.
Deposto per aver confidato ad alcuni capi di governo stranieri che stava pensando dell’uscita dall’euro dell’Italia e per aver ignorato la lettera ricattatoria di Draghi e Trichet dalla BCE con la quale gli si chiedevano tagli alla spesa pubblica e leggi che riducessero salari e pensioni.
Di fronte alle pressioni internazionali.
La Germania vendette 7.000 miliardi di euro di titoli di Stato italiani; il falso spettro dello spread dovuto all’improvvisa instabilità delle banche italiane (il sistema bancario nazionale era in ordine); lo screditamento nei consessi europei come nelle conferenze stampa congiunte di Germania e Francia, le prime pagine dei principali quotidiani, gli attacchi in borsa alle azioni delle sue società quotate, ecc. non c’è eroe, colpevole o innocente che saprà proteggervi.
Trappola n.6, usare gli eroi come bandierine
Gli eroi dovrebbero essere imitati, non usati come amuleti, feticci o bandierine da sventolare.
Trappola n.7, credere nella salvezza collettiva e fidarsi ciecamente della società
Non sto dicendo di non combattere le battaglie che si ritengono giuste; ma che vada tenuto conto del lavoro individuale che spetta a ognuno di noi nell’atto della auto difesa.
Avete visto come per Gaza ci sia stata una mobilitazione da parte degli stessi che durante il periodo covid se ne sono stati volentieri chiusi in casa e abbiano gioito degli idranti sui portuali di Trieste?
Indipendentemente da come la si pensi, il periodo della pandemia è stato illuminante perché ha dimostrato che le vittime si possono trasformare in carnefici che non vedono l’ora che qualcuno gli consegni un distintivo per farli sentire degli sceriffi vendicatori.
Pensate soltanto a quanti si sono sentiti in diritto di additare e ghettizzare il prossimo.
Questo è insito nella nostra società, priva di un vero collante sociale e anche soltanto alle prime avvisaglie di un nuovo pericolo sanitario come fu il vaiolo delle scimmie, stavano già per rimettersi all’opera, nonostante nell’ultimo periodo avessero ci parlato di rappacificazione (non richiesta per altro).
Assicuratevi che il prossimo vi dimostri reciprocità. E non che vi chiami in causa solo per convenienza.
Non esiste una salvezza collettiva: non vedrete mai una rivoluzione in Italia; tantomeno così duratura da rovesciare il sistema.
Da morti non salverete il mondo. Occupatevi di salvare voi stessi e chi vi circonda invece di pensare di salvare chi non vuole essere salvato.
Trappola n.8, l’informazione e i guru della “contro informazione”
Non mi soffermerò inutilmente sulla questione dell’informazione ufficiale e mi concentrerò sulla cosiddetta contro informazione.
Questa è la trappola più pericolosa perché approfitta dell’abbassamento della nostra soglia di attenzione, perché ci fidiamo di tutto quello che la contro informazione ci dice. Ma quante volte verifichiamo che sia tutto vero?
Se lo facessimo scopriremmo che spesso del totale di notizie che ci arrivano, una parte è corretta, un’altra parte è verosimile ma non del tutto reale, una terza parte contiene vere e proprie menzogne.
Siamo talmente abituati ad essere spettatori dello schema in cui c’è qualcuno in pericolo e uno che lo salva che non siamo mai abituati a pensare che a salvarci dovremmo provvedere noi.
Senza voler mettere tutti nel calderone, rimane evidente che questo sia diventato un grosso business, specialmente perché ha permesso a dei disoccupati o a degli pseudo giornalisti pubblicisti di fare la grana e di guadagnarsi un grande seguito su cui sanno lucrare molto bene.
È dal 2011 che vedo la gente messa di fronte al declino, fare di tutto per evitare di prendere decisioni.
Avete sperato in Monti; nel M5S, poi nei guru e nei predicatori in YouTube, vi siete dati alla ricerca di nuovi eroi, eppure mi pare che nessuno abbia trovato la salvezza, tranne quelli che avete votato o che seguite sui social che a fine mese incassano grazie ai click, alle iscrizioni e alle ore di ascolto accumulate.
Continuare a cercare scorciatoie non cambierà la realtà che ci circonda.
Leggetevi i curricula dei nuovi eroi.
Scoprirete che tra loro c’è anche chi si è svegliato dieci anni dopo il colpo di Stato di Monti che si è messo a spiegarvi quello che ci hanno messo 10 anni ad accorgersi, solo dopo che gli è scaduto il contratto da consulente ai parlamentari autori della più grande truffa politica della storia repubblicana.
I guru e i media sono sempre li a ricordarci che è sempre colpa di qualcun altro; che si debba dubitare di tutto; però è solo una bella scusa se non si è in grado di fare una analisi; per due motivi:
- restiamo ancorati all’idea che loro siano l’unica fonte di informazione e di verità (quindi restiamo clienti fedeli);
- ci sentiamo esentati dal verificare se ciò che raccontano sia vero, quindi in pratica sostituiamo l’informazione main stream “buona per quelli che dormono” con un altrettanto univoco canale, detto della contro informazione.
Componiamo la nostra squadra di informatori sulla base, non del reale, ma sulla base di ciò che vogliamo sentirci dire o che ci conviene, cioè credere che a cambiare dev’essere tutto ciò che ci circonda e non noi.
Un bel risparmio di tempo e di fatica, specie se per ricevere l’assoluzione dal peccato di ignavia, ci basterà essere d’accordo con i contenuti di un video pronto alla condivisione.
Essere cittadini consapevoli e responsabili non è questo.
Questo è puro consumismo compulsivo di contenuti che ci danno la cosiddetta riprova sociale; ovverosia la convinzione di essere dalla parte del giusto senza fare fatica.
La bulimia da contenuti accresce la nostra indignazione improduttiva e non ci mette in mano la responsabilità di trovare gli strumenti per reagire in concreto.
Siamo convinti che ci stiamo informando, in realtà non facciamo che rafforzare quello che viene chiamato bias cognitivo; cioè rinforziamo le nostre convinzioni con mero intrattenimento (che non crea consapevolezza ma tifoserie).
Quando la nostra inerzia si trasforma in manifestazione di piazza tutto si trasforma della RAPPRESENTAZIONE DEL DISSENSO.
Cioè in raduni in cui la prima parola chiave è “nonviolenza” che non danno seguito a organizzazione coordinata, ma si trasformano in una passerella di personaggi selezionati sulla base del rispettivo seguito sui social.
Quindi, di fatto, non danno luogo a una reazione collettiva.
I guru, gli esperti, gli economisti, non sanno mai darci dei riferimenti sulle loro presunte previsioni, perché si aspettano che voi crediate che le loro previsioni si avvereranno nel lungo periodo.
Ma, come diceva Keynes: nel lungo periodo siamo tutti morti.
Il fatto è che mentre voi state a scrollare sui loro video, o vi fate bloccare dal flusso continuo di informazione, alle vostre spalle la realtà produce un sacco di fatti reali che prima o poi vi coinvolgeranno, sia che siate dalla parte del giusto o meno.
Se questi fatti non incontreranno la vostra reazione, la realtà continuerà a passarvi sopra esattamente come fa con tutti gli altri.
Guarda il video della conferenza di economia
Trappola n.9, l’ignavia e aspettare l’evolvere dei tempi
La ricchezza è quel valore che si aggiunge alla propria vita e all’economia attraverso il proprio lavoro, il nostro impegno e si misura con una qualità della vita superiore, maggiore rispetto alla fatica che abbiamo impiegato.
Da lì in avanti dovrebbe seguire una qualità e un risparmio del nostro tempo, che è la cosa più preziosa che abbiamo, condizioni di vita più dignitose, sempre più diffuse nella società.
Questa è la ricchezza.
Sapersi aggiornare è fondamentale parte dell’impegno necessario al raggiungimento di questo risultato. Lo studio è imprescindibile, ma costa fatica. Non possiamo pensare di cavarcela guardando i video sui social invece di approfondire.
Per molti italiani guardare un video equivale ad aver partecipato; ad aver fatto la propria parte, ad aver fatto la rivoluzione quotidiana. Gli mette la coscienza in pace.
Purtroppo non è così semplice. Innanzitutto non siamo abituati a distinguere l’autorevolezza degli autori. Ci fidiamo del fatto che l’esperto, siccome dice qualcosa che risuona nelle nostre convinzioni, automaticamente ci stia dicendo la verità. Invece probabilmente sta solo dicendo quello che vogliamo sentirci dire.
In altre parole non cerchiamo di saperne di più, bensì stiamo solo fruendo di una forma di intrattenimento.
L’esempio più concreto è l’intelligenza artificiale.
Quanti cittadini la stanno adoperando per conoscerla meglio? Per cercare di capire se è vero che gli ruberà il posto di lavoro? Per vedere se conoscerla e saperla usare non gli possa migliorare la vita?
In quanti la stanno mettendo nella cassetta degli attrezzi per cercare di superare la fase evolutiva che l’economia 4.0 sta portando nel mondo?
Quanti invece si limitano agli slogan e agli anatemi che trova in YouTube? E cosa gli dico sempre più spesso? Che la IA gli ruberà il lavoro e che questo nemico va contrastato.
Credetemi; nessuno la fermerà; quindi mettetevi in testa di imparare a conviverci; a sfruttarla. QUESTO Sì VI POTREBBE SALVARE IL LAVORO; non passare ore ad ascoltare gli anatemi dei para-guru.
Credere che nulla ci riguardi ed essere alla perenne ricerca di un nemico
Ma soprattutto, le notizie vengono comunicate quasi sempre con un tono esagerato; vedi il tema dei cambiamenti climatici, Guarda caso mai che la stessa cosa avvenga per temi sociali urgenti come la disoccupazione, il calo dei salari, lil crollo economico – cioè quei temi che davvero potrebbero suscitare le proteste di massa).
Le notizie vengono date in modo da farci spaventare, scandalizzare e innescare nuove emergenze.
E tutte le volte che si crea una nuova emergenza, della precedente non si trova più traccia da un giorno all’altro.
Questo in parte è anche colpa nostra. L’esistenza delle riviste scandalistiche e il fatto stesso che le news vengano annunciate in questo modo lo dimostra. Fa parte della personalità delle masse, tanto degli individui, l’attrazione verso lo scandalo.
Tutto ciò che va oltre il lato sensazionalistico e che prevede la nostra azione di solito non scatta perché manca sempre all’interno della notizia. La soluzione non c’è mai.
Piuttosto la news contiene sempre un nemico; la maggior parte delle volte del tutto astratto.
Avere un nemico significa aver trovato qualcuno a cui dare la colpa e più astratto è e più deleghiamo qualcun altro a trovare la soluzione. Questa forma di pigrizia ci autorizza ad occuparci solo delle cose marginali e a non agire mai.
Il crollo di parte del sistema bancario lo ha dimostrato, i cittadini si aspettavano che a occuparsi della faccenda sarebbero state le autorità; non noi
Migliaia di famiglie e di imprese hanno perso tutto in una serie di crack che è partita dal Monte dei Paschi di Siena.
Perché nessuno di loro è corso banca a chiudere il conto prima che fosse stato troppo tardi? Eppure i segnali c’erano stati. Perché fin tanto che il problema rimane astratto, noi non ci sentiremo in pericolo e ci aspetteremo che qualunque cosa accadrà, non succederà a noi.
Ma più di ogni altra cosa, notate questo: la controinformazione viaggia sempre a rimorchio dell’informazione ufficiale.
Esce una notizia battuta (cioè selezionata) dalle agenzie di stampa, e la contro-informazione si mette sulle sue tracce. Neanche il tempo di rendersene conto ed ecco uscire una nuova news.
La contro-informazione quindi è costretta ad inseguire; a rimanere un passo indietro rispetto alla propaganda ed ecco che l’informazione mainstream se la porta a spasso come e dove vuole, utilizzandola come un megafono e come una rete da pesca a strascico per portarsi dietro anche tutti quelli che dicono di informarsi da canali indipendenti…
10 – Passare all’azione
Dato che tutto ciò che è accaduto negli ultimi 30 anni era già stato previsto con anticipo oppure ci è stato spiegato nel tempo, significa che non avete bisogno di tramiti per farvi intrattenere.Allora perché restare ancora sullo smartphone?
Possiamo già agire. Comprendere come funziona l’economia, il sistema finanziario, la propaganda; comprendere come funziona la fabbricazione delle notizie oppure come si creano le tifoserie, è alla portata di tutti.
Noam Chomsky ci ha spiegato come funziona la fabbrica del consenso.
Ecco allora alcuni suggerimenti per iniziare a camminare da soli. Ne esistono altri, ma vi suggerisco quelli che ho testato personalmente.
1 – Capire l’economia è più che mai fondamentale. Soprattutto è importante uscire dallo schema del tifoso e dalla rete delle false convinzioni:
Nino Galloni – economista e divulgatore;
Marco Cattaneo – imprenditore, segui: basta con l’eurocrisi
Alessandro Volpi – docente
2 – Imparare a comprendere come funziona il potere della finanza, è la prima cosa da fare. Comprenderlo ci darà tutti gli strumenti per proteggere il nostro capitale, senza bisogno del parere degli influencer.
Personalmente trovo che sapere come la pensano gli speculatori di borsa sia una bussola vera e propria. Comprendere come ragionano perché, leggere le loro analisi dei temi sociali (non solo economici) ci fa capire come ragionano e ci fanno prevenire alcune loro scelte. Vedere come investono gli speculatori ci aiuta a prevedere future crisi, addirittura future decisioni politiche, e saper lavorare di anticipo è fondamentale.
Vi consiglio di seguire questi profili. Sono esperti di finanza e/o investitori di borsa:
Paolo Carednà – segui il suo sito
Zibordi – segui Cobraf
Eric Packer – su Facebook
3 – Affidarsi a consulenti indipendenti: PASSARE ALL’AZIONE. Sia che vogliate proteggere i vostri risparmi o che vogliate investire nel futuro, sia in beni materiali, che in beni immateriali, il mio suggerimento è di affidarvi a persone competenti disposte ad affiancarvi senza anteporre il loro guadagno al vostro.
Quando vi rivolgete a istituti bancari e assicurazioni, per loro voi siete innanzitutto un’opportunità di guadagno. Il broker vi consiglierà di investire in prodotti del suo portafoglio. Inoltre da questo rapporto riaverà innanzitutto le speseci gestione del vostro profilo di investimento, poi il margine di guadagno per sé e per la sua azienda e infine, se ne avanza, il vostro margine.
Il consulente indipendente invece no.
Ovviamente deve essere una persona seria, affidabile e certificata. Chiaro.
Ma soprattutto deve saper dimostrare di aver conseguito dei risultati
Andrea Costenaro (vai al suo sito) è uno di questi. Imparate a seguire i suoi ragionamenti, osservate se è vero che le sue competenze portano risultati e poi cercate un profilo analogo, se non avete la possibilità di lavorare con lui.
Tornare a studiare è l’unico modo di uscirne. È difficile e richiede tempo e impegno. Per questo non troverete mai una popolazione a seguirvi e probabilmente vi salverete assieme a pochi altri. Ma la scelta è rimasta fra, decidere e farsi trascinare sul fondo dalla massa.
Scarica il file della conferenza di economia “10 passi per imparare a camminare da soli” del 26 ottobre 2025 – Castello di Valbona (PD).



