Il caso dello striscione di McDonald’s affisso alla ringhiera della scuola pubblica, tanto rumore per nulla o forse no…

McDonald's striscione sulla ringhiera delle scuole elementari 2

Il caso del post su Facebook sullo striscione di McDonald’s affisso alla ringhiera della scuola pubblica ha destato tanto rumore, benché solo a livello locale, e forse nessuno ne ha compreso il reale movente.


Certo; il commento che accompagnava il post su traeva in inganno, ma aveva finalità ben più sottese rispetto a quanto la provocazione ironica poteva far pensare: “Le scuole elementari pubbliche, in collaborazione con McDonald’s vi augurano un buon inizio di anno scolastico e buon appetito!”

McDonald's striscione affisso sulla ringhiera della scuola pubblica

Nonostante la precisazione del Sindaco che la sponsorizzazione fosse legata non al sostegno della scuola, bensì al manto stradale antistante, oggetto di riqualificazione, l’immagine è eloquente tanto quanto la pubblicità per sua natura deve essere.

Il post non prendeva di mira l’amministrazione pubblica

E anche se l’opera è stata annunciata a mezzo social, sui giornali e persino con un’intervista a RAI3 si potrebbero obiettare tante cose, come il fatto che la sponsorizzata (in gergo social) si sarebbe potuta limitare ai suddetti annunci destinati ai genitori degli alunni e ai cittadini; che sarebbe potuta essere destinata ad altre opere pubbliche; oppure che sia in aperto conflitto con l’educazione alimentare eventualmente introdotta nella scuola.

È facile giudicare e dare consigli a posteriori, tuttavia non erano e non sono l’amministrazione comunale o i responsabili scolastici i destinatari della critica ironica; bensì al sistema complessivo.

“Abbiamo compresso la spesa pubblica e tenuto i salari più bassi come uno strumento di concorrenza”

La critica è infatti rivolta al taglio della spesa pubblica che richiede l’ingegno di amministratori e responsabili locali nel reperimento dei fondi necessari a far quadrare i conti.

Il post scaturisce, oltre che dalla osservazione della realtà degli ultimi 25 anni e più, anche dall’ammissione delle colpe a livello macro economico, confessata dal sistema per bocca di Mario Draghi.
Il cosiddetto salvatore della patria ha infatti ammesso (in audizione al Senato della Repubblica italiana) che l’Italia ha scientemente compresso la spesa pubblica e contenuto i salari dei lavoratori (in gergo tecnico: svalutazione interna) su imposizione della BCE (vedasi “il colpo di Stato dolce” VIDEO) richiesta della UE, per fare fronte alla competizione tra economie europee (VIDEO): Abbiamo compresso la spesa pubblica e tenuto i salari più bassi come uno strumento di concorrenza”


Il vincolo esterno dell’Europa che ci ha imposto la svalutazione interna

Il fatto che l’euro sia una gabbia di cambi fissi, impedisce la svalutazione dei listini e per abbassare i prezzi delle merci è stato necessario ridurre gli stipendi dei lavoratori. Nulla di nuovo per chi ci legge da 15 anni; ma anche del tutto ignorato dai cittadini anestetizzati dall’abitudine alla sopravvivenza con poco.
Lo dimostrano i commenti degli accoliti: da chi si smarca affermando che, sponsor o meno, in casa si mangia sano, a chi lo scambia per un fotomontaggio, forse per quanto assurdo possa sembrare che una istituzione pubblica possa ritenere opportuna o essere costretta ad accettare una sponsorizzazione.

Ma il punto è un altro e vado a spiegarlo.

Dato che in tutto il Sud Europa, com’è noto si è avuta una corsa dei prezzi delle produzioni al ribasso, solo per questo Draghi dovrebbe spiegarcene il senso, visto che anche i nostri concorrenti hanno perseguito gli stessi dettami europei (ce lo chiede l’Europa, ricordate?).

Insomma, se impoverire la parte debole dell’Unione europea, già in sé è l’ammissione di un crimine contro l’umanità, nondimeno questa “soluzione” oggi ci espone alla mannaia della guerra dei dazi.

È infatti in atto una nuova corsa alla riduzione dei costi di produzione per bilanciare i sovrapprezzi dei dazi e questo non farà che tradursi in ulteriore riduzione dei salari e di conseguenza nel calo del gettito fiscale che esporrà i servizi pubblici a nuovi tagli.

Mario Draghi: abbiamo contratto i bilanci pubblici e compresso i salari

Il contenimento degli investimenti in istruzione, sanità e welfare, in particolare ma non solo, non sono altro che questo: impoverimento di cittadini che si devono fare carico di aumenti dei ticket o del rimbalzo verso la sanità privata pur con salari reali fermi al 1990, imprese sempre più alle prese con l’arretramento infrastrutturale e amministrazioni pubbliche stesse che, gioco forza devono far quadrare i conti seppur con intenti lodevoli, cercando compromessi, che in tempi normali non  sarebbero nemmeno stati ipotizzati.

Avete presente i cartelloni pubblicitari coi quali scuole e ospedali cercano di arrotondare il bilancio?


 

Trattati come PIIGS: i fondi dei Comuni che vengono conferiti a Roma

Per effetto dell’ingresso in Europa, grazie al quale avremmo dovuto lavorare un giorno di meno e guadagnare come lavorando un giorno di più, una grossa fetta del bilancio fiscale dei Comuni viene conferito a Roma a salvaguardia del bilancio nazionale e quale contributo alle spese generali (in soldoni, pagare parte del debito pubblico).

Per una qualche logica (simile a quella della contribuzione al bilancio europeo) secondo cui questi fondi dovrebbero ritornare ai Comuni, specialmente per il sostegno alla spesa sociale, questi annualmente o ritornano in parte o non tornano affatto, trasformandosi in un contributo di solidarietà, cioè un’elemosina ai Comuni, che neanche sempre arriva. (film PIIGS al minuto 22:00).

 


Tagli alla sanità


Insomma il sistema ha scaricato sui cittadini e le imprese i costi, prima dell’inflazione; poi della competizione internazionale contro i colossi europei (e in realtà anche in aperta concorrenza con il lavoro sottopagato delle fabbriche del mondo).

Sergio Mattarella: “tutele dei lavoratori e sicurezza sul lavoro vengono spesso trascurati per mero profitto”

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Lo striscione di McDonald's sulla ringhiera della scuola elementare pubblica

STANCO DI ESSERE IMPOVERITO DAI SALVATORI DELLA PARTIA?
LEGGI QUESTO!

Il piano liberale ha sempre la soluzione ai problemi che esso stesso ha creato 

L’anatema è già pronto: “siccome il pubblico non funziona, allora rivolgiamoci al privato che ci salverà”

È un mantra ben noto e congegnato alla perfezione dalla propaganda liberista.

Che si voglia o no il cartello del McDonald’s locale è finito sulla ringhiera di una scuola elementare, ovvero in pasto ad un pubblico sensibile tanto quanto fragile dal punto di vista cognitivo.

Un malinteso?
Un caso?
Una svista?

È tuttavia piuttosto evidente che ai più sfugga l’intento auto promozionale dell’azienda che tende a sfruttare il trend del fast food in questa fascia di mercato e che su questo abbia investito; non fatto elemosina.

Tutto può essere; ma il caso ha destato tanto scalpore a livello locale inducendo tutti a vedere solo la superficie del problema.

Il settore pubblico è stato trasformato in una ghiotta occasione a basso costo di sfruttamento di veicoli della comunicazione non convenzionale e come tale può essere usato; con fini nobili o meno, dipende dai casi. Questo caso di guerrilla marketing è un esempio che ciascuno è libero di interpretare come vuole.

Da un punto di vista umano i responsabili del bene pubblico vanno pur compresi. Sono le vittime del sistema macro economico vigente. Parte anche loro di una comunità tradita da quelli che siamo stati ammaestrati a credere essere i salvatori della patria.

Ciò che importa è avere finalmente compreso la palese ammissione che la UE è una aperta competizione tra nazioni, anziché una comunità europea e che quando ci chiede le leggi che impoveriscono il lavoro la chiama competitività, mentre quando poi gli occorre scaricare le colpe sulle aziende, lo chiama profitto.

A proposito di non saper vedere oltre…
Appunto, guardare il dito anziché la luna.

Soluzioni? Invertire la rotta adottando scelte opposte a quelle degli ultimi 45 anni. Ce lo dice anche Draghi: “Fate l’opposto dei disastri che ho compiuto io”.

Ne abbiamo parlato in molti  altri articoli.

Anche il post su Facebook ha sfruttato a sua volta il perfido inganno del marketing, per ricavarne delle reazioni nel pubblico; ma se questo piccolo caso è riuscito a portare l’attenzione dei cittadini sulla luna, allora ne è valsa la pena.

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4 commenti su “Il caso dello striscione di McDonald’s affisso alla ringhiera della scuola pubblica, tanto rumore per nulla o forse no…”

  1. A prescindere dal marchio pubblicizzato avrei evitato di usare la scuola pubblica come mezzo di promozione commerciale. Passerà il modello che chiunque con una elargizione può farsi pubblicità usando la scuola pubblica?

    1. Ciao Mauro; la riforma perpetua della scuola già di per sé obbedisce ai desiderata di Confindustria & C. e il piano è fin troppo evidente: mettere alla fame qualunque organismo pubblico a cui si possano sottrarre risorse finanziarie e imporre modifiche utili manipolazione social per i propri fini produttivi, consumistici e ideologici.
      Quindi direi che siamo già ben oltre.

  2. Questa analisi è precisa, ma a volte diventa un invito alla apatia. Sì, la situazione è grave, ma concentrarci solo sulla critica senza proporre soluzioni concrete è sterile. I problemi economici e sociali derivano da scelte complesse, ma ignorare le potenzialità del dibattito pubblico e lazione collettiva equivale a cedere lo spettro al sistema che ci ha portati qui. Sarebbe utile un approccio più attivo, magari cercando di costruire alternative, invece di limitarsi a denunciarlo. Anche la scuola, come vettore di cambiamento, può avere un ruolo, ma solo se gli si riconosce la sua forza intrinseca e non si la riduce a semplice bersaglio di marketing o risparmi. La discussione va oltre il superficiale striscione di McDonalds.labubu live wallpaper

    1. Grazie della tua attenzione. Chiedi proposte alla fine di un articolo che elenca alcuni degli auto sabotaggi che i nostri burocrati hanno inferto all’Italia. e mi chiedi le soluzioni? Smettere di auto sabotarci. Occorre scriverlo?
      Lo sta dicendo da un anno anche Draghi: “Fate l’esatto contrario di quello che ho fatto io”. Ecco una soluzione.
      Questa piattaforma parla di proposte e soluzioni da quand’è nata nel 2014.
      Nel blog una buona parte.
      Il libro fa il resto.
      Un abbraccio.

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