Meglio i dazi che le bombe
Gli USA hanno perso tutto il know-how – convinti che il potere del dollaro gli avrebbe concesso di vivere di rendita (derivante dalla finanza) e di importare in eterno, quindi di abbandonare l’industria – e dovranno investire pesantemente su istruzione e formazione, per fare marcia indietro.
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I pericoli delle strategie commerciali non concordate coi partner
Ciò è accaduto perché hanno deliberatamente smantellato la propria manifattura a partire dagli anni ’80 con la presidenza Reagan.
Il cittadino medio si chiederà: ma che senso ha che una economia si deindustrializzi di proposito?
Ha senso, sul piano macro economico e ti spiego perché.
Se uno Stato decide di incentrare la propria economia sull’importazione delle merci e sull’esportazione di democrazia il motivo è che, siccome poi le altre economie, cioè quelle che esportano verso gli USA, saranno legate mani e piedi con la capitale dell’impero capitalistico, queste difficilmente potranno fare a meno degli americani, pena il crollo del loro export e conseguente crisi economico-finanziaria.
Un esempio su tutti è proprio l’Italia. L’Italia a partire dalla presidenza Monti, ha deliberatamente distrutto la domanda interna (cioè il potere d’acquisto degli italiani) per due ragioni principali:
a) abbattere i salari è servito a ridurre i costi delle nostre merci, rendendole appetibili sui mercati esteri;
b) l’impoverimento degli italiani è servito a liberare più merci per l’export e a importare merci straniere a basso costo (vedi fast fashion e ammennicoli Made in China) e quindi ad avere una bilancia commerciale in attivo (esporto beni ad alto valore aggiunto ed importo schifezze da quattro soldi per fare surplus commerciale). È il modello mercantilistico europeo a immagine e somiglianza dell’economia tedesca.
Quando i dazi interrompono la pacchia
Cosa c’entra questo discorso sull’economia italiana con i dazi degli USA?
Beh c’entra perché oggi con la minaccia dei dazi di Trump, senza una domanda interna, l’economia italiana rischia la crisi. Infatti siccome il vecchio mercato interno non esiste più, chi comprerà quelle merci che prima esportavamo in abbondanza in America e da domani i consumatori oltre oceano non potranno più permettersi?
NESSUNO! Esatto, proprio nessuno.
E qui casca l’asino: dato che rischiamo una debacle economica, ci tocca stare zitti ed accettare gli editti trumpiani, visto che con la Russia abbiamo chiuso i ponti e con la Cina abbiamo stabilito quel rapporto di cui sopra.
Abbiamo anche noi, come tutto il resto dell’Europa, mani e piedi legati con gli USA.
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Meglio i dazi che le bombe
Torniamo all’incipit articolo.
Attirare gli investimenti stranieri a colpi di trattative sui dazi (contrariamente a ciò che avviene in Italia, dove gli “investitori” abitualmente estraggono valore e lasciano carcasse vuote laddove c’erano delle imprese floride) serve ad accorciare i tempi di riattivazione del tessuto produttivo perduto e a sfruttare il know-how degli investitori.
In pratica Trump sta comprando tempo.
Per vedere se Trump ha ragione o torto non vale a nulla guardare gli indici di borsa (specie quelli speculativi), ma occorrerà vedere come va la bilancia commerciale con l’estero, l’istruzione e l’apprendimento dei mestieri e i redditi delle classi medio-basse.
Il resto è solo folklore propagandistico.

Ovviamente occorreranno molti mesi per farsi un’idea di che direzione hanno preso gli yankee e di anni per vederne i frutti, positivi o negativi.
Infatti ciò che avviene nell’immediato sono: sul fronte interno, l’inerzia dei decenni passati, su quello esterno le reazioni dei partner commerciali.
La prima ha un’onda lunga che ci vorranno anni per invertirla; le seconde possono creare ricadute a breve termine, ma poi vanno ad assestarsi, sino a darci un aspetto più realistico della faccenda.
Secondo osservatori, è piuttosto difficile che gli americani riusciranno a riappropriarsi dell’uso delle gambe per camminare da soli. 45 anni di assenza di formazione professionale e di imprenditoria di bassa lega, non le ripristini in uno schiocco di dita.
Ma ciò che conta è osservare una strategia completamente nuova dello Zio Sam.
Come ripetiamo da mesi sui social: meglio i dazi che le bombe.


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