Superbonus 110% truffa, opportunità o partita di giro?

Superbonus 110%

Superbonus 110%, opportunità o bluff?

Superbonus 110%: inizia con una percentuale molti dei discorsi sull’economia italiana da quando il Sole 24 Ore ha pubblicato la cifra di crediti fiscali che sono stati emessi dallo Stato in seno alla famosa; per alcuni famigerata, iniziativa che ha raccolto critiche e perplessità sin dal suo annuncio.

142 miliardi complessivi di crediti sino ad ora emessi, (di cui 13 in frodi accertate) che dovranno essere rimborsati dallo Stato  entro 5 anni. Si tratta di una manovra supplementare di oltre 28 milioni all’anno. Sono questi i numeri citati dal quotidiano di Confindustria, che in questo articolo riporta le fonti.

110% truffa, opportunità o partita di giro?

La spinta a parlare dell’allarme lanciato urbi et orbi dall’informazione ufficiale e dai più disparati comunicatori di settore mi viene da un insulto gratuito che ho ricevuto da Giancarlo Marcotti in tra i commenti sotto al video delle sue ultime farneticazioni.

110% l'insulto di Giancarlo Marcotti

Non sta a me cercare di interpretare il suo cambiamento di opinione rispetto ai tempi delle sviolinate che il suddetto faceva sui minibot in qualità di moneta fiscale, fregandosene dell’opinione della UE. Marcotti è passato dal difendere a spada tratta la moneta fiscale del suo partito di riferimento (dell’epoca) in meno di 4 anni. D’accordo che ognuno ha diritto di cambiare opinione; ma un conto è quando si argomenta, un altro è quando si farnetica senza l’unghia di un dato di riferimento. E questo dato non è quello citato qualche riga più su: i famosi 124 mln, ma tutto il contesto.

Per onore di onestà

Il sottoscritto non ha il minimo interesse a dare risalto a una iniziativa del M5S che reputo buona non per partito preso, ma perché calata nella parte degli stimoli che lo Stato è in grado di dare quando l’economia lo richiede.

Chi mi conosce sa bene quanto consideri M5S il principale problema dell’Italia, ma si deve avere l’onestà di dire le cose come stanno o come si reputano, in buona fede.

Quando invece uno parte a testa bassa in una direzione diversa dalla precedente, senza dare motivazioni, candidatura ci cova. Dopo Paragone è passato a “fare il filo” a qualche partito più filo governativo? Poco ce ne importa. Sono fatti suoi.

Il mio punto di vista è che la moneta fiscale, SE BEN SPESA, sia uno stimolo importante all’economia, con il vantaggio che lo Stato non deve tirare fuori cash, ma semmai non lo incasserà dalle tasse del destinatario del bonus, ma per altre strade. Nel frattempo, grazie alla capacità di spesa messa in circolazione, lo Stato sarà già riuscito a colmare il buco teorico grazie al lavoro e all’occupazione creati, sui quali avrà esercitato il prelievo fiscale durante tutto il periodo che è intercorso tra l’emissione del bonus e il suo utilizzo da parte del creditore.

 


Come funziona il Super bonus del 110%

Spiegato in poche semplici righe, il Superbonus 110% e il Bonus Facciate danno diritto a chi restaura una abitazione e altri immobili, secondo criteri di risparmio energetico, ad uno sconto sulle tasse pari al totale della spesa sostenuta, fino al 110% per chi paga i lavori di tasca propria.
Il bonus è utilizzabile entro e non prima i 5 anni successivi.
Il 110% è appunto esclusiva prerogativa per chi decide di pagare direttamente le imprese restauratrici, come ammortizzatore degli interessi che questi soldi avrebbero potuto fruttare in caso di investimenti diversi. Quindi si tratta di un interesse del 2% per ciascuno dei 5 anni in cui ha effetto il bonus da sommare al 100% della spesa complessiva.

Chi invece non pagherà di tasca propria il restauro dell’immobile ha diritto al 100%, potrà cedere il suo credito a terzi tra i quali banche o direttamente alle imprese edili che poi lo potranno riscuotere di anno in anno al posto del proprietario dell’immobile.

Di fatto questo provvedimento mette in moto due fattori:

  1. mette in circolazione moneta per il valore dei lavori da fare;
  2. crea lavoro nell’immediato.

Il Superbonus 110% spiegato facile

Il cosiddetto Superbonus 110%, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 270 del 18 novembre 2022, ha avuto come principale obiettivo quello di riattivare l’economia durante l’uscita dal periodo pandemico (covid-19).
In particolare ne ha beneficiato il settore edile e più in generale l’efficientamento energetico (inclusi impianti fotovoltaici e impianto di colonnine di ricarica per le auto elettriche).

Nel complesso il Governo, incalzato dalle nuove (scellerate) normative europee in tema di efficientemento degli immobili obsoleti e supportato sotto il profilo tecnico da alcuni elementi del gruppo Moneta Fiscale, aveva un doppio obiettivo: rilanciare l’economia (il comparto edile è tradizionalmente un potente motore di ripresa) e incentivare il rinnovo e l’efficientamento energetico del comparto immobiliare privato e industriale italiano. Il Superbonus del 110% altro non è che una agevolazione fiscale che copre il 110% della spesa complessiva per i lavori di ciascun edificio ammodernato attraverso questo progetto.

Ma cosa significa ricevere uno sconto sulle tasse pari al 110% per una spesa x? Significa che lo Stato regala ai cittadini il 100% della ristrutturazione di una casa, più un altro 10%? Proviamo a capirlo seguendo il percorso fatto per la spiegazione di come funziona la moneta fiscale (leggi l’articolo).

Il meccanismo è più o meno identico.

Praticamente cambia solo l’inizio; ricordi? Marco riceve…

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Perché il 22%? Perché Marco ha deciso di pagarsi il restauro di casa di tasca sua. Spesa complessiva 100mila euro.
Ogni anno, per i prossimi 5 anni riscuoterà dallo Stato il 22%, che alla fine diventerà il 100% di ciò che ha speso, più un interesse del 2% all’anno.

Così facendo Marco a messo in circolazione 100mila euro che senza questa opportunità magari avrebbe tenuto fermi su un conto deposito.
Peggio ancora se li avesse tenuti su un conto corrente. Di questi tempi, avrebbe significato farsi divorare i risparmi dall’inflazione.

Invece così ha creato lavoro e questo ha prodotto redditi in un settore che stava ristagnando tra licenziamenti e cassa integrazione che sono entrambi due spese per lo Stato.
La cassa integrazione è un assegno a sostegno dei lavoratori che restano a casa. La disoccupazione costa in NASPI e in mancati incassi di tasse su stipendi e consumi che i disoccupati non hanno e non fanno.

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Vantaggi del Superbonus 110%

I vantaggi del 110% non si fermano al comparto immobiliare e ai diretti interessati; ovvero ai proprietari degli immobili e agli addetti ai lavori come le imprese edili e gli intermediari immobiliari, ma ha un effetto a cascata molto più impattante su tutta l’economia.
L’efficientamento energetico degli immobili ha come immediato effetto il minor consumo e, di conseguenza, una minore richiesta complessiva di energia. Dico proprio a livello di nazione.

Tutto ciò farà sì che i prezzi delle materie prime caleranno rispetto ai costi di un sistema non efficiente, oltre a liberare risorse da destinare ai comparti produttivi che necessitano di maggiore competitività.

Il calo dei consumi produce un calo dei prezzi.

L’energia risparmiata potrà essere destinata, ai comparti che necessitano di rimanere agilmente sul mercato, come l’industria, l’artigianato, l’agricoltura… ad un minor costo; ottenendo così un vantaggio competitivo.

Insomma l’idea – al netto di inefficienze, mancati controlli e truffe, di per sé è  intelligente e andrebbe applicata meglio a tutti i settori economici e produttivi.

Non bisogna buttare il bambino con l’acqua sporca ogni qualvolta un’idea non funziona perfettamente. Bisogna essere in grado di farla funzionare per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Se c’è un difetto di questa iniziativa è che ha dato spunto solo al settore immobiliare facendone aumentare talmente i costi da farlo diventare via via sempre meno accessibile a chi, ad esempio, voleva acquistare una casa, semplicemente perché il suo stipendio era rimasto basso in quanto i salari degli altri settori sono rimasti al palo.

Questo sicuramente a lungo andare contribuirà a rallentare nuovamente il settore immobiliare, perché rimasto accessibile ad una fascia di popolazione più ristretta e perché oggi contribuisce ad accentrare la ricchezza nelle mani di pochi speculatori immobiliari, oltre che a privilegiare i proprietari di casa.

Forse sarebbe stato meglio concedere il bonus solo alle fasce di popolazione che non fanno business immobiliare e predisposte a spendere il risparmio in consumi – cosa che i ricchissimi non fanno.


Ma perché lo Stato rimborserà Marco in 5 anni?

Perché non tutto in una volta? Se hai seguito bene la storia che ti ho raccontato sul Libro di Economia Spiegata Facile EXTRA (clicca per dettagli) di Marco e dei suoi amici ti sarai accorto che la moneta fiscale fatta circolare è tanta quanta avrebbe potuto circolare nell’economia reale attraverso piccoli acquisti che hanno riattivato il commercio.

 

Questa suppongo fosse un po’ l’idea generale; fare sì che la spesa incoraggiata dal bonus fosse per lo più indirizzata agli acquisti “periferici”, ovvero limitrofi al perimetro di azione dei singoli beneficiari: perlopiù persone comuni immerse nel tessuto economico. Ecco che, se lasciata circolare così a lungo, la moneta avrà tutto il tempo necessario per creare lavoro e generare redditi che, senza i soldi di Marco, avrebbero 100mila euro in meno.

Tutto si basa su una scommessa
(cioè sulle previsioni del Governo Conte II)

Infatti la scommessa dello Stato è che i soldi risparmiati dai percettori del Superbonus vengano spesi in consumi e quindi tassati via via che circolano, ma solo dopo aver generato redditi per altri lavoratori.

Non solo, ma durante tutto questo tempo su ogni transazione lo Stato eserciterà la pressione fiscale che di fatto farà entrare in cassa almeno in parte liquidità necessaria a compensare il bonus, già prima di averlo riconosciuto completamente a Marco.

Si potrà obiettare che non tutti i consumi vanno in beni nazionali e non tutti passano all’interno della rete distributiva italiana.
Per intenderci un bene importato direttamente dalla Cina, non genera redditi come se acquistato sul territorio nazionale.
Nel secondo caso genera redditi lungo tutta la catena distributiva: dal magazzino al cassiere che ce lo insacchetta. Nel primo caso no.

Per non parlare poi dell’aumento delle tasse sui beni immobili che essendo stati ristrutturati sono cresciuti di valore. Pensa solo al nuovo valore di mercato in sede di compravendita. Maggiore valore = maggiore prelievo fiscale anche sulle transazioni immobiliari. Perciò anche in questo caso lo Stato si “riprenderebbe” (e con una bella maggiorazione) parte del “regalo” fatto all’inizio.

Perché dare dei bonus ai ricchi?

È indubbio che i ricchi non abbiano bisogno di regali e che consumano di meno rispetto alla massa.

Una seconda obiezione è infatti che i ricchi consumano di meno rispetto alla media, perché  hanno bisogni primari simili agli altri e sono pochi rispetto alla massa; quindi incidono relativamente sul PIL generato dai consumi. Non è che un milionario vada al ristorante 5 volte al giorno perché è più ricco. Se mai mangerà meglio, spenderà di più, ma comunque tenderà a farlo in settori di nicchia che abitualmente non risentono di crisi.

Però dobbiamo considerare che il ricco è quello che, avendo più liquidità a disposizione, ha messo sul piatto i contanti che hanno costituito la liquidità che è poi circolata nell’economia e lo Stato ha fatto conto su questo fondamentale contributo di circolante tolto dai depositi e rimesso in circolazione per creare lavoro e generare nuovo PIL altrimenti impossibile.

Se l’attenzione si fosse concentrata maggiormente verso le fasce più deboli, i consumi avrebbero ricevuto una spinta molto maggiore e una più ampia platea di cittadini avrebbe avuto l’opportunità di proteggere la propria casa dall’inevitabile svalutazione che le norme europee faranno inevitabilmente abbattere sugli immobili più vetusti.

La terza e più importante obiezione è che, se il beneficiario del bonus si tiene i soldi in banca, sotto al materasso o li investe in borsa… è vero che prima o poi verranno tassati o spesi più in là nel tempo, però bè sì, in questo caso lo Stato si è preso una bella sòla.

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Cosa dicono le autorità del Superbonus 110%

Sono moltissime le voci che si sono levate sia a favore che contro il provvedimento del Superbonus 110%. Tra queste la Commissione europea, l’OCSE, testate internazionali ed esperti di settore italiani e stranieri.

Eccone una breve carrellata.

Von Der Leyen 4 maggio 2022:

“L’estensione degli incentivi per l’efficienza energetica degli edifici è un significativo contributo alla transizione ecologica”.

ANCE 9 maggio 2022:

“Nel 2021 il settore costruzioni, anche grazie al super bonus, ha visto gli investimenti aumentare del 16% e la produzione del 24%”.

Fonte 2

Nomisma 21 febbraio 2023:

“Secondo il recente studio di Nomisma l’impatto economico complessivo del Superbonus 110% sull’economia nazionale è stato pari a 195,2 miliardi di euro, con un effetto diretto di 87,7 miliardi, 39,6 miliardi di effetti indiretti e 67,8 miliardi di indotto“.

Commissione europea 3 marzo 2022:

“La misura sta avendo grande successo e sta generando un’elevata e crescente domanda. Va estesa ad altri edifici semplificata, allungata per più tempo e adottata anche da altri paesi”.

Banca d’Italia 29 marzo 2023:

“Il contributo del settore alle costruzioni alla crescita degli ultimi anni è stato rilevante. All’effetto meccanico dell’aumento degli investimenti si sommano quelli moltiplicativi determinati dall’attivazione della domanda aggregata e dell’occupazione”.

Financial Time 7 marzo 2024:

“Gli investimenti italiani in edilizia abitativa sono aumentati del 30%, il tasso più veloce mai registrato da molti anni. Nel triennio del super bonus 2021 – 2023 il rapporto debito – PIL è sceso di oltre 17 punti. Mentre gli investimenti salivano di solo il 4% in Francia, 7% nella media europea e addirittura calavano del 5% in Germania”.

Superbonus 110% Financial Time

Fonte 2

Fonte 3


L’andamento del rapporto tra debito pubblico e PIL

Il grafico di Trading Economics illustra come, dopo un calo verticale del rapporto debito/PIL sino ai punti più bassi toccati nel pre-covid, avvenuto in appena due anni, il rapporto sia tornato a crescere guardavano subito dopo che Draghi e Giorgetti hanno chiuso il capitolo Superbonus 110%.

Superbonus 110% andamento del rapporto debito PIL 5 anni.


 


 

Superbonus 110% andamento del rapporto debito PIL 10 anni.


 


 

Dati confermati anche dall’ISTAT a ottobre 2024

PIL post covid 19 e Superbonus 110%

AGGIORNAMENTI

Conclusioni sul Superbonus 110%

Il Superbonus 110% e Facciate daranno i frutti sperati dal Governo Conte II, saranno un buco nei conti pubblici o un nulla di fatto?
Questo articolo contiene farneticazioni sulle teorie economiche che verranno smentite dalla storia? Io penso che i conti si potranno fare solamente alla fine sapendo farli bene però; ma questo lo potrà fare soltanto la Ragioneria di Stato o la Corte dei Conti.
Certo è che, se i conti verranno fatti con onestà, restituendo un esito veritiero, finalmente sapremo se in condizioni di crisi gli stimoli fiscali sono positivi o negativi. Se creano lavoro o lo distruggono. Se il mentecatto è Keynes o Friedman. I socialisti o i libertari. Io o Marcotti…

Ci sono molte probabilità che molti di coloro che hanno ristrutturato casa “gratis”, girando i crediti fiscali a banche e imprese edili (che comunque è moneta con cui pagare le tasse, quindi legale), forti del risparmio, stiano già spendendo in consumi: un’auto nuova, una vacanza, mobili nuovi, degli abiti nuovi fatti in Italia… con largo anticipo sui tempi in cui lo Stato dovrà saldare i bonus. Però, nel mentre, sta già incassando le tasse su tutte queste transazioni.

Insomma, per concludere, come facciamo ad emettere giudizi su un provvedimento che non darà esiti definitivi prima di 5 anni?
Al momento è quanto meno azzardato farsi delle certezze da mettere in tasca e soprattutto affibbiare etichette a chi, su questo argomento, non la pensa come noi.

Ciò che emerge dal dibattito è che manca una valutazione del fenomeno sotto il profilo sociologico; in questo articolo ne abbiamo fatto degli accenni.

Com’è andato il Superbonus 110% dal punto di vista del proprietario di casa?

Le normative cosiddette green sono certamente una zappa sui piedi del ceto medio. Imposte nel momento peggiore; ovvero durante una sostanziale stagflazione con salari fermi da oltre trent’anni, senza fare distinzioni tra abitazioni recenti, centri storici, botghi medievali e capannoni, è un evidente attacco alla proprietà privata.

Infatti chi non sarà capace di adeguare il proprio immobile lo vedrà svalutare fino al punto di dover scegliere tra svendere o pagare salassi per l’energia e le penalizzazioni fiscali che arriveranno.

Tutto sommato questo diventa un boccone per i gruppi finanziari che dopo aver acquistato a basso costo, con i propri mezzi (o meglio, con i finanziamenti delle banche) sapranno riqualificarli e rivenderli ai più facoltosi. Italiani o stranieri.

Se il Superbonus risultasse poco efficace è anche perché, invece di circolare come una moneta parallela che genera PIL e prelievo fiscale, fatti 1/2 passaggi va all’incasso.

Poi, per carità, si poteva fare meglio, ma a nessuno è stato detto dal dottore di votare Cinquestelle e il voto si paga.

A questo aggiungiamoci pure le politiche procicliche della BCE che stanno affossando l’economia. Ma in questo caso, nessun dottore ci ha ordinato di entrare in una unione europea insostenibile guidata da dei raccomandati con una banca centrale sovranazionale guidata da un’altra raccomandata.

Un dato di fatto è che i bonus fiscali sono moneta sovrana, poiché emessa direttamente dallo Stato completamente disintermediata dal sistema bancario. Decentralizzata quindi dal sistema finanziario e bancario, nonché dalla speculazione.

Sarà per questo che tanto invisa ai libertari.


Il ripensamento di Mario Draghi

Un indizio è senz’altro la virata di Mario Draghi che, dopo averli demonizzati e ostacolati in ogni modo, in occasione della presentazione del suo piano di rilancio europeo propone di cofinanziare la spesa pubblica europea con i crediti fiscali. Certo, quando il controllo della moneta finisce a organismi extra territoriali allora anche la moneta fiscale va bene. Tutto purché non rientri nella sovranità dello Stato, giusto?


Il Sole 24 Ore conferma che le previsioni del nostro articolo e del libro di Economia Spiegata Facile erano corrette

16 novembre 2025

La riduzione della bolletta energetica. Non solo le bollette degli inquilini calano, ma si riduce il fabbisogno nazionale; con buona pace dei presunti esperti di economia (à la Giancarlo Marcotti) che ci davano del mentecatto.
 

Sole 24 Ore 16 novembre 2025 sul Superbonus 110%

2 commenti su “Superbonus 110% truffa, opportunità o partita di giro?”

  1. A giudicare dalle valutazione di Nomisma, ha ragione keynes o, più recentemente, la moderna teoria monetaria…
    non ci vuole molto a capirlo, ma molti NON lo capiscono perchè, come si diceva Upton Sinclair: “è difficile far capire qualcosa ad una persona quando il suo stipendio dipende dal fatto di non capirla.”
    Nomisma:
    Secondo il recente studio di Nomisma l’impatto economico complessivo del Superbonus 110% sull’economia nazionale è stato pari a 195,2 miliardi di euro, con un effetto diretto di 87,7 miliardi, 39,6 miliardi di effetti indiretti e 67,8 miliardi di indotto.
    l’incremento del valore degli immobili oggetto di riqualificazione, nell’ipotesi che tutte le unità immobiliari riqualificate rientrino nelle classi energetiche inferiori, supererebbe i 7 miliardi di euro.
    Impatto positivo a livello ambientale: dai risultati dello studio emerge una riduzione totale delle emissioni di Co2 in atmosfera, responsabile mediamente del 40% del totale con punte fino al 70% nelle grandi città, stimata in 1,42 milioni di tonnellate.
    Sul bilancio delle famiglie, con risparmi pari a circa 29 miliardi di euro (dati stimati da Nomisma sui cantieri già conclusi). Nello specifico, per chi ha beneficiato della misura il risparmio medio in bolletta, considerando anche il periodo straordinario di aumento dei costi dell’energia, è infatti risultato pari a 964 euro all’anno.
    Infine, l’impatto sociale che, sempre secondo lo studio di Nomisma, ha visto un incremento di 641.000 occupati nel settore delle costruzioni e di 351.000 occupati nei settori collegati.

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