Evasione fiscale dati 2025: chi sono i veri evasori?

Evasione fiscale dati 2025

Evasione fiscale dati 2025 – Alla pubblicazione dell’ultimo studio sull’evasione fiscale per opera della CGIA di Mestre, sulla nostra bacheca di Facebook sono comparsi i primi commenti scettici sul fatto che non siano i liberi professionisti i principali evasori in Italia, bensì grandi aziende, pensionati e lavoratori dipendenti.

Tali dubbi sono stati corroborati dal commento del “blogger economico” Keynes Blog – che sta diventando un abitudinario dalle nostre parti (approfondisci) – il quale sospetta che tale conclusione sia insostenibile; ovvero un abbaglio.
Così ecco i commenti:



I dati scomodi sull’evasione fiscali che non convincono gli affezionati dei falsi miti

Può essere che tale sconcerto sia dovuto ai vari titoli sensazionalistici (benché fondati sulla verità fattuale) apparsi sulla stampa e che vanno ammirare le certezze dei dogmi ai quali costoro sembrano più affezionati che alla verità?

 

Nel dettaglio il dato sarebbe il seguente:

  • totale del carico residuo contabile dal 2000 al 31 gennaio 2025 = 1.279,8 miliardi di euro;
  • persone giuridiche (Spa, Srl, consorzi, cooperative, fondazioni, eccetera) = 822,7 miliardi di euro (64,3%);
  • persone fisiche (lavoratori dipendenti, pensionati e percettori di altri redditi) = 300,4 miliardi di euro (23,5%);
  • persone fisiche con attività economica (artigiani, commercianti, esercenti, liberi professionisti, ecc.) = 156,7 miliardi di euro (12,2%).

 

Fonte


Perché tutto ciò suona strano? Perché la vecchia credenza secondo cui i veri evasori fiscali siano i lavoratori autonomi, è dura a morire nonostante i dati ufficiali, presenti anche nel sostanzioso capitolo sull’evasione fiscale che tratta il nostro libro, dicano da sempre il contrario.

Un altro interessante falso mito che viene sfatato dallo studio della CGIA di Mestre è che i principali evasori si trovino nel Nordest. Al contrario, veneti, friulani e trentini risultano essere i più virtuosi.


L’evasione non è solo una questione di partite IVA

Quando si parla di evasione fiscale in Italia, la prima immagine è spesso quella dell’idraulico senza fattura o del professionista che dimentica un guadagno. Eppure anche se vessati e obbligati a emettere la fattura elettronica gli autonomi vengono sempre messi all’indice.

evasione fiscale: lavoratori autonomi sempre più poveri

 


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Come i fa a dimostrare che un artigiano ha svolto o meno una prestazione?

Rispondendo al dubbio espresso da Keynes Blog, ve lo spiego in un attimo se mi consentite di utilizzare un altro settore, che conosco bene: la moda.

Un produttore di pantaloni acquista un certo quantitativo di tessuto necessario alla produzione dei suoi capi. Per semplicità mettiamo che voglia produrre 50 paia di pantaloni. Ciascun capo richiede 2mt di tessuto. Per produrli è necessario l’acquisto di 100 mt di tessuto che, a meno che non li acquisti in nero oppure non li voglia scaricarne il costo in sede contabile (perché mai dovrebbe?), porterà in detrazione per una cifra x (che qui non ci interessa). Supponendo che il sarto venderà ciascun capo a un prezzo medio di 200 euro, è evidente che il suo fatturato sarà di 10.000 euro.

Ora, supponiamo che a fine anno dichiarerà 5.000 € di fatturato, si suppone che avrà venduto appena 25 paia di pantaloni. Ciò sarà vero se, durante i controlli della GdF, potrà dimostrare di avere il restante 50% di invenduto a magazzino; altrimenti, supponiamo che a magazzino risultino 10 capi, significa che ne ha venduti 15 in nero.

Lo stesso meccanismo vale pari pari per gli idraulici che sostituiscono i tubi di un impianto idraulico, gli elettricisti che devono cambiare fili, interruttori e lampadine, i meccanici che vi fanno il tagliando all’automobile, il barista che ti fa il caffè e così via discorrendo. Come fa il fisco a sapere i consumi di ogni singola lavorazione? Tanta materia prima acquisti, tanta ne venderai – è elementare. Secondo voi gli studi di settore a cosa sono serviti se non a realizzare dei modelli di tipo econometrico a valore statistico?

 


Come fanno ad evadere pensionati e lavoratori dipendenti, inclusi i dipendenti pubblici?

La categoria che si può permettere più facilmente l’acquisto di uno o più immobili (seconde e terze case)? I pensionati.
Mai sentito parlare dei mitologici insegnanti che danno ripetizioni in nero? Ecco, non sono mitologici; esistono davvero.
E di lavoratori dipendenti col secondo lavoro in nero?

Una nota azienda produttrice di caldaie del veronese denunciò n dipendenti che nel dopo lavoro andavano a installare o manutenere in nero le caldaie della loro stessa fabbrica.

Le banche a chi concedono il mutuo per l’acquisto della prima o la seconda casa: a un pensionato, un dipendente a busta paga o a un precario? Che bella la moda degli affitti a breve termine delle case vacanza… o il subaffitto di una stanza per studenti…

Anche i lavoratori dipendenti, seppure in misura diversa, possono contribuire a ridurre il gettito fiscale.

Il reddito da lavoro dipendente è tassato alla fonte, quindi non si può “nascondere”. Ma l’evasione fiscale non riguarda solo il guadagno: conta anche come spendi, cosa dichiari e quali benefici ottieni.

Come può evadere un lavoratore dipendente? La verità che non ti aspetti. Evasione diretta? Quasi impossibile. Ma c’è quella indiretta

Un lavoratore dipendente non può evadere sullo stipendio. Ma può evadere in altri modi, meno visibili.
Questa è la cosiddetta evasione fiscale indiretta.

  • Affitti in nero di immobili di proprietà
  • Lavoretti extra non dichiarati (ripetizioni, riparazioni, grafica, ecc.)
  • Pagamenti senza fattura a professionisti e artigiani
  • Dichiarazioni ISEE parziali per ottenere bonus e agevolazioni
  • Ore straordinarie e premi “fuori busta”, ecc.

Non si tratta di evasione “strutturata”, ma di piccole scorciatoie quotidiane che sommate pesano molto sull’economia.

Pensionati e dipendenti: evasori inconsapevoli?

Molti dipendenti o pensionati evadono senza sentirsi evasori. Pagano in contanti per avere sconti, non chiedono ricevute, “dimenticano” un affitto nel calcolo ISEE.

Secondo l’Agenzia delle Entrate, oltre l’80% dei proprietari di immobili è composto da pensionati e dipendenti. E la CGIA di Mestre stima che dal 2000 al 2025 questi gruppi abbiano generato il 23,5% del debito fiscale non riscosso.

Non sono grandi evasori, ma contribuiscono al sistema sommerso spesso senza rendersene conto.

Evasione fiscale dati 2025

Il vero nodo? I consumi in nero e i bonus gonfiati

La maggior parte delle “evasioni” di un lavoratore dipendente servono a risparmiare, non ad arricchirsi. Si tratta di pagamenti in nero, contratti domestici irregolari, autocertificazioni ISEE incomplete.

Sono comportamenti che tolgono risorse allo Stato e danneggiano chi si comporta in modo onesto. Il problema non è tanto morale quanto strutturale: una parte di economia sommersa è accettata socialmente.

Chi evade davvero?

Il dato più forte è questo: secondo la CGIA, il 64% dell’evasione fiscale italiana è causato dalle grandi imprese. Eppure il dibattito pubblico si concentra sul barbiere o sul dipendente che fa ripetizioni.

La lotta all’evasione deve essere equa, ma proporzionata alle responsabilità. E i grandi evasori, spesso, non stanno nei piccoli comuni ma nei grandi bilanci aziendali. Dovremmo iniziare a puntare l’indice, in massa, contro le aziende, alcune persino pubbliche con le sedi nei paradisi fiscali intra europei. Di questa schiera di evasori ed elusori abbiamo un ampia descrizione nel libro di economia spiegata facile.

Dati sull’evasione fiscale: uno sguardo più ampio sul problema

Evasione fiscale in Italia
I dati reali sull’evasione fiscale in Italia. Tabella estratta dal Libro di Economia Spiegata Facile – clicca col tasto destro per ingrandire

 


Evasione fiscale dati 2025 – Conclusione

Un lavoratore dipendente può evadere, sì — ma non sul suo stipendio. Lo fa, quando accade, con affitti in nero, lavoretti non dichiarati o consumi fuori controllo. Non è lui il cuore del problema, ma parte di un sistema in cui l’evasione è spesso normalizzata.


 

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