I dazi americani di Trump spiegati facile

I dazi americani di Trump spiegati facile

I dazi sono tasse che gli Stati mettono alla frontiera sui prodotti che arrivano da altri Paesi. In questo articolo spiegheremo in modo semplice, cosa sono i dazi americani, perché il presidente Trump ha deciso di usarli e come queste regole abbiano a che fare con le politiche di mercantilismo, oggi ancora in vigore in tutto il mondo.

Utilizzeremo esempi presi dal libro L’economia spiegata facile che sta per uscire nella 6a edizione, per aiutarti a capire meglio queste idee importanti, e scopriremo anche alcuni esempi di mercantilismo in Europa, compresa l’esperienza dell’introduzione dell’euro, e come la Cina usi tattiche simili. Ricorda che conoscere come funzionano i dazi americani e il mercantilismo può aiutarci a capire meglio le regole che influenzano la vita quotidiana di ognuno di noi, influenzando il lavoro e la spesa di tutti.

Perché gli USA vogliono imporre regole sui prezzi?

I dazi americani sono nati come una strategia per proteggere le industrie locali: se un Paese produce tante cose e le vende all’estero, può fare in modo di far entrare più soldi nel sua bilancia del commercio per far sì che i guadagni siano maggiori della spesa fatta acquistando merci e servizi da uno o più Stati stranieri. In questo modo, l’economia che vende molto di più agli stranieri di quanto non acquisti si arricchisce a discapito delle economie concorrenti. Questo è uno degli obiettivi del mercantilismo, un modo di pensare che si concentra sull’importanza dell’export e sulla riduzione delle importazioni. Come puoi capire, il mercantilismo basa le sue azioni sulla concorrenza e non sulla cooperazione tra economie.

Qui, parleremo di come i dazi americani agiscano come delle “barriere” per proteggere chi produce negli Stati Uniti, e di come questa scelta abbia effetti a catena su tutto il mondo.

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Il mercantilismo spiegato facile e i dazi americani

Immagina di avere un negozio di caramelle. Se vendi molte caramelle e ne compri poche da altri negozi, accumuli più monete e diventi sempre più ricco. Questo è il principio del mercantilismo, un’idea che ci spiega come una nazione possa diventare ricca esportando tanti prodotti e importando meno. Il libro “L’economia spiegata facile” ci insegna che in passato il mercantilismo significava accumulare oro e argento, ma oggi si tratta più di politiche per aumentare le esportazioni e proteggere il valore della propria moneta.

Quando parliamo dei dazi americani, ci riferiamo proprio a questa idea: gli Stati Uniti stanno. incaciando di usare tasse e barriere per limitare le importazioni, così da incoraggiare le persone a comprare prodotti fatti in casa. Ciò è dovuto al fatto che la bilancia commerciale USA è in forte deficit rispetto a moltissime economie del mondo; cioè gli americani acquistano molto più valore (espresso in merci e servizi) di quanto non siano in grado di venderne.
Le produzioni di beni come scarpe, computer e telefoni, ecc. che le aziende americane hanno delocalizzato in nazioni dove il mercato del lavoro è molto più conveniente rispetto a quello americano, rientrano in questa fetta dello sbilanciamento commerciale patito dagli USA, perché di fatto sono merci prodotte all’estero che vengono importate negli USA oppure vendute in giro per il mondo attraverso sedi estere delle multinazionali americane e che quindi non vengono tassate negli USA.

Con l’applicazione dei dazi, le merci che arrivano da altri Stati costano di più, e questo rappresenta una leva per invogliare chi vive nei Paesi importatori a scegliere quelle prodotte dalla propria economia nazionale. Questo metodo, però, crea una specie di guerra commerciale con altre aree del mondo, perché ognuno cerca di proteggere i propri interessi. Anche se è una strategia molto antica, il mercantilismo, è ancora oggi uno strumento di politica economica molto potente.

Il mercantilismo dalle origini ai dazi americani di oggi

Il mercantilismo nasce sul finire del XVII secolo, come argine all’egemonia dell’Olanda che all’epoca era la più grande potenza commerciale e quindi economica del mondo. Un po’ come è oggi la Cina a cui gli Stati Uniti hanno deciso di porre un argine per poi arrivare un domani a uno scontro diretto su ben altro terreno.

E anche nello stesso periodo che, proprio per cercare di acquisire un vantaggio competitivo in modo ingegnoso e tagliare la strada all’egemonia olandese, che nascono i primi esperimenti di ingegneria produttiva, ovvero sistemi di produzione in grado di abbassare il prezzo delle proprie merci ovvero acquisire competitività rispetto a quelle olandesi (o che gli olandesi commerciavano), che erano enormemente in vantaggio sotto il profilo commerciale, navale, strategico-geografico.

Esattamente come oggi gli americani considerano la Cina come nemico giurato; così avvenne nel settecento quando Francia e Germania (poi in seguito anche la Gran Bretagna) in particolare fecero lo stesso con l’Olanda. Fu in quel periodo che presero forma le idee e le strategie di guerra economica e finanziaria come mezzo propedeutico alle guerre armate.

È qui, in pratica che nasce l’idea di superpotenza con significato moderno; perché viene coniugata la forza militare a quella finanziata dei surplus commerciali, che servono a finanziare le guerre vere e proprie.
In pratica col mercantilismo si accumulava oro da investire in eserciti e armamenti per andare a conquistare militarmente i territori più ricchi di risorse.

Oggi attraverso la strategia del mercantilismo assistiamo a un espansionismo sia militare che commerciale molto simile. Così come la Cina e la Russia si espandono in Africa; così la Germania ha trasformato l’Europa in un fornitore a sua immagine e somiglianza.

Gli Stati Uniti invece hanno retto la loro egemonia principalmente su colonizzazione militare e monetaria attraverso la leva del dollaro (questo si chiama imperialismo). Oggi non è più sufficiente.

Proprio come l’impero romano crollò quando ebbe finito tutto l’oro, perché speso per acquistare ciò che serviva al suo sostegno, incluse sia le risorse che i beni materiali; invece che auto produrseli; non avendone più abbastanza per alimentare la macchina bellica, così oggi gli Stati Uniti si trovano con una moneta in declino e iperinflazionata perché non sorretta a sufficienza dal potere economico reale degli USA; con la quale importano volumi spropositati di risorse e beni di consumo.

Ai tempi dei romani non esisteva ancora il concetto di credito; oggi, per contrasto, Trump può sfruttare la scorciatoia del complesso sistema delle partite commerciali per tagliare la strada ai concorrenti e tentare di mantenere in vita l’impero sulla via del tramonto.

 


I dazi americani e la guerra commerciale

I dazi americani sono stati messi in atto per diversi motivi: uno di questi è proteggere i posti di lavoro negli Stati Uniti. Il presidente Trump, per esempio, ha deciso di alzare i dazi americani sui prodotti importati come un modo per aiutare le aziende americane a competere con quelle straniere. Così, se un prodotto arriva da un altro Paese, il prezzo aumenta e diventa meno attraente per chi compra. In questo modo, i dazi americani invitano i cittadini a comprare prodotti fatti in casa, facendo crescere l’economia locale.

Ma cosa succede quando altri Stati reagiscono? Spesso, anche loro decidono di imporre dazi sui prodotti di importazione, creando così una vera e propria guerra commerciale. Questa situazione rende difficile il commercio tra i nazioni e può influenzare i prezzi di tutto ciò che compriamo. Nel libro “L’economia spiegata facile”, si spiega chiaramente come il mercantilismo, e in questo caso i dazi americani, possano avere effetti sia positivi che negativi: da un lato si difende il lavoro locale, ma dall’altro si rischia di creare un ambiente economico in cui i prezzi salgono e la cooperazione tra paesi diventa più difficile.

I dazi non sono solo una questione di numeri o politiche economiche; sono una parte di una grande storia che riguarda come le nazioni cercano di proteggere le proprie industrie e cittadini. Questa guerra commerciale globale che rischia di essere innescata come reazione al debito estero degli USA, ci mostra come la competizione nel commercio globale possa spingere i governi a prendere decisioni che influenzano la vita di milioni di persone, trasformando il mondo in un grande mercato di scambi e contrattazioni più complesso rispetto alla globalizzazione la cui regola principale è fare concorrenza riducendo i costi delle proprie merci per diventare competitive sul mercato rispetto a quelle concorrenti. Talvolta questo avviene con opposte strategie di speculazione al ribasso e forme di concorrenza sleale; quindi non è che la globalizzazione abbia determinato effetti positivi sulla qualità del commercio e della vita dei lavoratori; tutt’altro. Solo che questa è diventata una consuetudine in cui chi ha fatto profitti adesso non vuole rinunciare ai propri vantaggi.

libro di economia spiegata facile 6a edizione 3

Il caso della Cina e dell’euro: altri esempi di mercantilismo

Non sono solo gli Stati Uniti a usare tattiche simili ai dazi americani. Anche la Cina e alcuni paesi europei, dopo l’introduzione dell’euro, hanno attuato misure che ricordano il mercantilismo. La Cina, per esempio, ha creato politiche economiche che mirano ad aumentare le esportazioni e a mantenere un surplus commerciale attraverso forme di concorrenza sleale. Le principali sono il finanziamento con soldi pubblici di aziende messe a produrre sotto costo pur di colonizzare con i loro prodotti i mercati stranieri e far chiudere le aziende concorrenti fino a sostituirne i prodotti. Questo significa che la Cina vende molte cose all’estero, e compra poche cose da altri paesi.

E in Europa? Anche noi facciamo mercantilismo?

Sì, anche in Europa succedono cose simili.

Da quando esiste l’euro, alcuni Paesi – come la Germania – sono diventati super bravi a vendere i loro prodotti (macchine, tecnologia…); soprattutto a scapito di Stati periferici come la Grecia che hanno comprato tanto ma venduto poco. Quando poi i greci non hanno potuto pagare i loro debiti, sono entrate in vigore le regole dell’austerità che hanno fatto sì che le banche tedesche (straniere in generale) rientrassero dei loro crediti. Questo meccanismo è contrario al libero mercato, poiché scarica le scelte sbagliate, non sulle banche che hanno concesso prestiti in maniera avventata o sulle aziende che hanno sbagliato le politiche commerciali, ma sui cittadini.

D’Alema: “Abbiamo salvato le banche tedesche e francesi in Grecia con soldi degli italiani”

Come ha fatto la Germania a diventare così forte? Ha usato una strategia mercantilista basata sulla svalutazione del vecchio marco rispetto all’euro:

  • Importa pezzi da economie più deboli

  • Li trasforma in prodotti a maggior valore aggiunto

  • Li rivende all’estero, anche dentro l’Europa

Così, per semplificare, la Germania ha “mangiato” il lavoro di altri Paesi europei, tenendo per sé i guadagni. Perché questa accusa? Perché, mentre secondo le norme vigenti nel patto di stabilità europeo avrebbe dovuto investire l’eccedenza oltre il 6% delle sue produzioni nelle economie più deboli, non lo ha mai fatto. Sempre per semplificare, secondo il patto di stabilità la Germania dovrebbe demoralizzare in Grecia fabbriche per la produzione della parte della sua produzione che supera il 6% del surplus commerciale.
La Germania non lo ha mai fatto e la UE non ha mai applicato questa regola o sanzionato la Germania perché non la rispettava.


La compressione salariale: meno stipendi, meno spesa

In Italia, per anni ci è stato detto che bisognava essere “più competitivi”. Ma cosa vuol dire davvero?

Vuol dire pagare meno i lavoratori per rendere le merci più economiche all’estero. Chi lo ha deciso questo? Beh, ce l’ha chiesto l’Europa – stavolta tramite la lettera “strettamente confidenziale” che la BCE inviò a Berlusconi prima che venisse fatto fuori per non averla rispettata. Ma se i lavoratori guadagnano poco, non possono comprare molto. Dovranno pertanto acquistare merci a basso costo di importazione mentre producono un alto valore, attraverso il loro lavoro, che viene venduto all’estero vincendo la guerra dell’export.

Questo è un problema: se non vendi fuori perché ci sono i dazi, e non vendi dentro perché la gente non ha soldi, finisci in un bel guaio. Ed è il guaio di fronte al quale Giorgia Meloni ora si trova a dover trattare con Trump indispettendo mezza Europa. Solo che stampa e cittadini non l’hanno ancora capito.

Il gioco dei dazi americani: scaricare i costi sugli altri

Trump è stato furbo: ha usato i dazi americani anche per negoziare con altri Paesi. Per esempio, con il Messico il Canada ha detto: “Tolgo i dazi solo se controlli meglio i confini”.

Inoltre, ha pensato: “Se mettiamo i dazi, la gente comprerà meno merce straniera. Ma se costringiamo gli altri Paesi a vendere a prezzi più bassi, allora i nostri cittadini non ne sentiranno il peso e contemporaneamente rimetto pian piano in sesto la bilancia commerciale, perché se i prezzi stranieri scendono, allora gli USA spenderanno di meno”.

In questo modo, Trump intende far pagare il conto della bilancia commerciale sbilanciata agli stranieri. Ma indovina un po’ da dove arrivano i soldi per questi sconti? Dai lavoratori degli altri Paesi, che dovranno accontentarsi di stipendi più bassi per restare nel mercato.

Ecco infatti che gli Stati entrati nel mirino dei dazi americani hanno subito intavolato delle trattative più o meno palesi per raggiungere un compromesso. Infatti Trump ha incassato questa vittoria senza al momento agire in concreto.

Un secondo aspetto, che però è al centro di una aspra lotta di potere tra finanza e industria, è che Trump pretende che gli U.S.A. basino la propria economia sull’industria anziché sulla finanza. Una sorta di redistribuzione della ricchezza dalle mani di pochi potentati finanziari che condizionano la politica verso una platea più vasta di soggetti e infine, a pioggia, verso i cittadini. Insomma, il suo slogan elettorale Make America Great again si vuole tradurre in: più lavoro per tutti e meno profitti finanziari per pochi.

Secondo alcuni, l’idea di sospendere i dazi agli Stati che si sono dimostrati più diplomatici è una marcia indietro di Trump e una vittoria dei fondi speculativi. Motivo: il crollo delle borse ha significato anche il crollo del risparmio e della previdenza americana investiti proprio negli stessi fondi. Risultato: i cittadini si sono spaventati e Trump ha rischiato di subirne il contraccolpo.

Secondo altri Trump con la minaccia dei dazi ha ottenuto che le economie creditrici sulle bilance commerciale, scendessero a patti con gli U.S.A.

Secondo me, sono entrambe le cose messe assieme dall’abbraccio letale fra geopolitica, finanza ed economia.

 

i dazi americani di Trump
Indipendentemente da come la si pensi, Trump è la dimostrazione fattuale di come ogni ideologia si deve inchinare alla realtà, quando questa muta e si manifesta; e allo stesso tempo (e di conseguenza) di come la “realtà” degli ultimi decenni non sia stata altro che mero storytelling che le classi dominanti (dominanti fino a tre mesi prima dell’insediamento di Trump) hanno inventato di sana pianta per manipolare opinioni e media nella costruzione di una verità funzionale a sé stessa e che non esisteva se non nel loro esclusivo interesse.

L’economia spiegata facile: uno strumento per capire il mondo

Tutto questo sembra complicato, vero? Eppure riguarda la nostra vita ogni giorno.

Capire cosa sono i dazi americani, la bilancia commerciale, il mercantilismo… aiuta a capire perché le famiglie fanno fatica ad arrivare a fine mese, perché alcune fabbriche chiudono o perché certe cose costano sempre di più, mentre altre costano pochissimo. Facci caso: così come è sparita la classe media, così sono sempre più rari i prodotti intermedi. O sono troppo cari, o sono davvero economici. Questo avviene affinché tutti possiamo vivere producendo (a costi inferiori per le aziende in cui lavoriamo) quel valore aggiunto che si chiama Made in Italy e che all’estero sono disposti a pagare caro.

L’economia spiegata facile racconta tutto questo in modo chiaro e semplice. È un po’ come avere un super potere: puoi vedere le regole nascoste che muovono il mondo.

Perché dobbiamo parlarne anche noi?

Quando senti parlare di “spread”, “deficit”, “dazi americani Trump”, non pensare che siano solo cose da esperti. Sono cose che influenzano il nostro futuro: il lavoro che faremo, i soldi che guadagneremo, la qualità della scuola, della sanità e della nostra vita stessa; perché riducendo il nostro tenore di vita, per restare competitivi, abbiamo intaccato anche la nostra qualità complessiva della nostra economia; sacrificata sull’altare della competizione globale.

Per questo è importante informarsi. Non per diventare economisti, ma per non farsi prendere in giro. Per fare scelte migliori, anche al supermercato. E magari per spiegare queste cose anche agli altri.

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