ESF – Il prezzo delle cose. Podcast terza parte della puntata ZERO della serie di Economia Spiegata Facile. Seguila su YouTube.
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Il prezzo delle cose
Il prezzo delle cose è il titolo della terza parte puntata zero del pilota che Economia Spiegata Facile che ci introduce agli antefatti su cui si incentrerà la serie vera e propria.
Economia Spiegata Facile un podcast audio/video ispirandosi agli articoli del blog e al libro di Economia Spiegata Facile.
L’inflazione non è sempre colpa della moneta. Eppure i cittadini vengono indottrinati sia dall’informazione ufficiale che dalla cosiddetta contro-informazione.
Che motivo hanno i guru della cosiddetta informazione libera a raccontarci delle falsità?
Guarda o ascolta la terza parte della puntata zero
Dal canale YouTube di Economia Spiegata Facile.
La storia, raccontata nel podcast è ambientata in una futuribile Italia ancora chiusa nell’Unione Europea. La narrazione prende vita con le voci dei vari personaggi e con i suoni di un mondo che ci attende ma a cui stiamo dando forma già oggi.
Scopri come anche tu forse stai già cambiando il futuro. Immergiti nell’ascolto e nella visione del Podcast di Economia Spiegata Facile
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La sceneggiatura della puntata zero/3: IL PREZZO DELLE COSE
SCENA 1: LA CITTÀ DOVE NULLA ACCADE
La luce serale risplende con sfumature metalliche: un mélange tra il cielo nebbioso e il ribollire irrequieto dei fumi della città.
In questa penombra urbana, le bancarelle del mercato appaiono come delle isole di colori e odori familiari. Le verdure disposte in cassette dai toni intensi (rossi, verdi, gialli) creano un contrasto netto con l’atmosfera plumbea del cielo.
La scena sembra voler dipingere il contrasto che coesiste fra la reale entità delle cose che sovrasta la gente, e l’ottimismo – oppure la semplice ingenuità – con cui le persone si ostinano a guardare la realtà.
Come se fossero dotati di lenti multicolore, gli umani, da sempre, vedono il mondo tinto di umori a tinte più rosee di quelle che le classi dominanti usano per confezionare la realtà. I cittadini brancolano tra le proprie aspettative mentre di lassù il progetto universale, pianificato forse da secoli, percorre il rettilineo che lo porta al proprio compimento. Non una scossa a fare deragliare il treno del destino e nemmeno una curva o una salita ad imporne un rallentamento.
Così sopra come sotto, dicevano gli antichi, quando eravamo ancora in grado di rispecchiarci nell’evoluzione della natura. Giorni ormai tramontati e confusi con il mito, quando l’uomo e il tempo vivevano ancora in sintonia e si osservavano a vicenda per assecondare l’uno, il flusso di coscienza dell’altro.
Una donna anziana, dai lineamenti vagamente orientali, ha i capelli bianchi che scendono con grazia sulle spalle, in parte coperti dal cappuccio trasparente di un impermeabile di plastica, lascia intravede il suo viso segnato dal tempo. Il suo volto emana dignità e curiosità insieme.
L’anziana signora al mercato
Come per avvicinarsi meglio alle cassette di frutta e verdura, la figura della donna è leggermente inclinata in avanti, quasi a voler captare un dettaglio, un segreto nascosto fra le merci. La superficie lucida dell’impermeabile riflette la fioca luce dei lampioni, creando bagliori deboli e cangianti, mentre alcune gocce di pioggia scivolano lente sul manto trasparente.

Sullo sfondo, tra le altre bancarelle illuminate da luci al neon – ognuna con i propri colori e clienti – qualche passante attraversa rapidamente con ombrelli scuri, quasi fuggendo da quella breve minaccia di pioggia e anche alla scena di vita quotidiana comune agli avventori del mercato.
La donna invece sembra immobile, prendersi il proprio tempo: non ha fretta. I suoi occhi attenti e vissuti fissano la verdura fresca con un’espressione di ponderata riflessione. Forse sta valutando il prezzo, o forse sta ricordando altre epoche, altri mercati.
L’atmosfera è sospesa, come se ci fosse un muto dialogo tra la donna e la bancarella. Il silenzio è rotto soltanto da qualche vociare di fondo tipico del mercato e dal ritmico gocciolio dell’acqua che filtra dalle tettoie.
La signora, con i lunghi capelli bianchi raccolti sotto il cappuccio trasparente, si china lentamente sulle cassette di verdura, sistemandosi il manico della borsina di tela sulla spalla. Con una mano accarezza un piccolo sacchetto di plastica che tiene arrotolato nell’altra: è quello in cui riporrà le sue compere.
Davanti a lei, su un tavolaccio di legno, ci sono cavoli, carote, cipolle e una varietà di ortaggi dai colori vivaci, illuminati debolmente dalla luce dei lampioni sopra le bancarelle. L’uomo dietro al banco – un signore corpulento con un golfino di lana – la osserva con un sorriso cordiale.
La donna, con un accento leggermente marcato, fermo e gentile, pronuncia la lista della spesa.
Signora (rivolta al venditore) (voce di Samanta di eleven labs):
“Mi dia questi due cavoli cinesi e un sacchetto di carote… per favore.”
L’uomo prende i cavoli, li pesa e poi si volta per aggiungere una manciata di carote in un secondo sacchetto. Lei, paziente, aspetta di sapere il totale.

Il venditore fa i conti sulla bilancia, e annuncia un prezzo. In quel momento, si vede la signora frugare nella tasca interna dell’impermeabile, estraendo un portafoglio consumato. Mentre conta i soldi, si accorge che ha quasi esaurito la somma che aveva riservato per la spesa del giorno.
La signora un po’ sorpresa…
“Costa un po’ di più di quanto pensassi… forse il prezzo è aumentato rispetto alla settimana scorsa.”
Il venditore, mentre scrolla le spalle, accennando un sorriso velato, risponde…
Venditore
“Sa com’è, i costi di trasporto… e poi il maltempo di questo mese non ha aiutato. Questo è quello che riesco a fare.”
La donna annuisce con velata rassegnazione, come se riconoscesse quei meccanismi che, a volte, sfuggono a chi fa la spesa in modo distratto. Infila con cura le banconote in mano al venditore e riceve il resto: poche monete che tintinnano nel palmo.
Con un piccolo cenno di saluto, si allontana, stringendo a sé i sacchetti di ortaggi. Il rumore della pioggerellina che riprende insiste leggero sull’impermeabile, così come anche sulla scena che rimane a vivere alle sue spalle.
La signora (rivolta a se stessa, sottovoce):
“Ogni volta cambia… anche di poco, ma cambia. E dire che la merce è sempre la stessa.”
———
2. Il valore che muta. Il prezzo che cambia
(Transizione verso il tema economico, collegando l’esperienza quotidiana della signora al concetto di moneta e valore.)
Voce narrante:
“Il prezzo cambia, anche se la merce resta la stessa. Ma cos’è che lo fa oscillare? È solo il costo del trasporto, del maltempo, o c’è qualcosa di più grande dietro?”
Mentre la signora si allontana dal mercato, la sua mente si sposta in una dimensione più astratta. La città prende un aspetto sfocato, quasi come se il tempo si dilatasse.
“I prezzi sono numeri, e i numeri sono l’inchiostro con cui si scrivono le regole del gioco. Ma chi, tiene in mano la penna?”
“Il denaro non è mai stato solo un pezzo di carta. È una convenzione: un accordo implicito tra chi compra e chi vende. Ma dietro ogni scambio, c’è una verità invisibile: la moneta non misura solo il valore delle cose… misura il potere di chi la controlla. In più, il denaro nelle nostre mani è il mezzo di scambio; non ha valore intrinseco ma è un tramite che serve ad acquistare ciò che ha valore reale; cioè ciò che acquistiamo. Più ne abbiamo bisogno e più il suo valore, per noi, è grande.”
Il prezzo sale. Anche se la merce è uguale. Anche se il raccolto è lo stesso.
Non è la terra ad aver smesso di produrre. È la catena degli approvvigionamenti, che dalle campagne ci porta il cibo in città, che ha smesso di funzionare.
Tutto è cominciato qualche settimana fa. Prima piccole anomalie: un lotto di pane sparito, consegne in ritardo, scaffali più vuoti del solito. Poi è arrivata la notizia ufficiale, recitata con tono calmo sugli schermi di quartiere:
“Si è verificato un disallineamento nei protocolli di comunicazione tra la blockchain logistica e gli algoritmi di distribuzione automatica. Il sistema sta lavorando per ripristinare la normalità.”
Tradotto: non si sa più chi deve spedire cosa, a chi, e quando.
La blockchain certifica l’esistenza delle merci. Gli algoritmi… le inviano altrove.
Così, mentre i supermercati delle zone premium ricevono profumi, smartwatch e decorazioni natalizie, nei quartieri popolari mancano le uova, la farina e l’acqua potabile.
La città non produce nulla. È solo un terminale di consumo.
Ogni giorno, ogni ora, ogni pasto, dipende da ciò che arriva da fuori.
E quando quel flusso si interrompe, la città si scopre inutile.
Luminosa. Ma vuota.
I media si contraddicono. Alcuni dicono che è stato un attacco informatico.
Altri parlano di un difetto di progettazione nei moduli previsionali post-pandemia.
Un paio di emittenti più audaci hanno ipotizzato un sabotaggio.
O peggio: un test.
Un modo per osservare la risposta collettiva alla scarsità.

La trappola della scarsità
Intanto, i prezzi dei beni essenziali sono raddoppiati in dieci giorni.
Non per speculazione. Non per avidità.
Ma perché non ce n’è abbastanza per tutti.
Il risultato di una filiera spezzata,
in un sistema che si credeva infallibile, è un bug che l’ha trasformato in una trappola.
La trappola della scarsità dell’offerta.
Nel frattempo, la contro-informazione, tollerata dallo status quo, diffonde la notizia che la colpa di questa inflazione è tutta delle banche centrali che hanno stampato moneta inopinatamente…
Ma allora… perché siamo sempre senza soldi?
Nella guerra delle verità. La realtà è liquida, e le versioni si moltiplicano come virus. Ogni fonte è tossica. Ogni alternativa è una trappola.
Tutti hanno torto. Tutti hanno un pezzo di ragione.
Che interessi ha la contorinformazione a raccontare falsità, per ribattere ad altre falsità?
A chi giova la confusione e perché?
In questo caos informativo, nessuno sa più cosa sia vero.
L’unica certezza?
Chi mangiava con 10 crediti, ora ne spende 20.
E guadagna 5.
La moneta?
Non è mai arrivata all’economia reale.
È finita nei mercati: la nuova Las Vegas di grandi investitori e piccoli speculatori.
Prova a immaginare l’economia e la finanza come due barattoli di vetro.
A mano a mano che la moneta ha inondato la finanza, si è avuta una certa inflazione dei vari titoli di borsa.
Invece il barattolo dell’economia reale, essendo cessati gli investimenti, ritenuti perlopiù degli sprechi, è rimasto vuoto. Ma… allora, come fa ad aumentare l’inflazione in un barattolo rimasto vuoto?
L’aumento dei prezzi degli ortaggi non è figlio della moneta, ma della scarsità.
I container si sono fermati. Le merci si sono fatte rare. I prezzi salgono.
L’inganno delle convinzioni
Tutti credono di essersi svegliati.
Di “vedere oltre”.
Ma il risveglio, se non sai dove guardare, è solo un sogno più lucido dentro lo stesso inganno.

Così i video virali si susseguono. Le star della verità si arricchiscono con informazioni… talvolta inventate, con gli slogan e i meme.
La confusione è perfetta, perché crea rumore. E il rumore è utile ed efficace, perché congela il pensiero. Disinnesca l’azione. Fa comodo a molti, perché ci trasforma in spettatori. E il pubblico conviene a tutti: tanto alle star dell’informazione main stream, quanto agli anti eroi di facciata…
Un tempo i fatti contavano. Le persone li osservavano, come facevano gli agricoltori e i navigatori che orientavano il proprio fare e le imbarcazioni osservando il cielo, i venti e le stelle.
Oggi camminiamo chini, incollati agli schermi che ci portiamo addosso.
Oggi… anche se i fatti urlano, nessuno ascolta. E pure se brillano da lontano nessuno li vede più.
Qualcuno dice che una volta esisteva un libro.
Un libro vero. Stampato. Vietato.
Spiegava l’economia.
Spiegava chi coltiva il grano.
E chi lo fa marcire.
E verso dove i cicli, le stelle e i venti ci spingono.
Poi è sparito.
Bruciato? Censurato?
O nascosto, in bella vista?
Lo chiamano Il Libro Giallo.
Si dice che chi lo trova… capisce.
Capisce troppo.

Ma se oggi tutto è falso, allora cos’è reale? Forse lo scopriremo. Forse è già troppo tardi.
Nel caos qualcosa è sfuggito al controllo. Un errore. Un file. Un testimone… O forse… il libro è tornato.
Forse qualcuno lo ha trovato e lo sta leggendo senza avere idea di cosa potrebbe scatenare…
Il prezzo delle cose, ascolta la seconda parte del pilota del podcast e segui la serie su YouTube
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Complimenti per l’impegno e la cura con cui state realizzando il progetto.
Personalmente non condivido l’ambientazione, i colori, i toni e nemmeno i contenuti, perché sono fuori dalle prospettive attuali. Il mondo distopico che avete immaginato non c’è e non ci sarà in futuro, anzi, saranno rilasciati brevetti tecnologici che cambieranno per sempre l’umanità, ma soprattutto cambierà il modo di comunicare dell’essere umano, che finalmente ritornerà cosciente delle proprie prerogative, che oggi potremo definire “divine”, ma che domani saranno normali per tutti.
Buon lavoro
Beate speranze, in ogni caso il racconto serve a descrivere cosa sta succedendo oggi e quali sono gli effetti che oggi si stanno inequivocabilmente producendo: chiusura di attività commerciali, riduzione dei salari, povertà diffusa, controllo sociale, comunità disintegrate, istruzione, lavoro, sanità pubblica al collasso.
Come questo possa invertire la rotta grazie alle tecnologie che sono di proprietà degli stessi gruppi di interesse che hanno prodotto il crollo delle precedenti, è un miracolo di ottimismo.
Mi chiami quel giorno che ci saranno dei benefattori miliardari detentori delle suddette tecnologie, che mi vorranno regalare una vita agiata, perché gli sto simpatico.
A proposito delle prerogative divine, se ne vedono già i frutti oggi: semi analfabetismo, analfabetismo funzionale assoluto, musica tra e pattume radiofonico a tutto andare, ignoranza diffusissima.
Considerato che la disoccupazione è già ai massimi storici, questo risveglio collettivo dovrebbe essere già manifesto, almeno dal giorno dopo l’introduzione del reddito di cittadinanza, visto che gran parte della gente non fa già un cazzo dalla mattina alla sera e quindi dovremmo aspettarci di vederla tutta ai giardinetti a leggere pile di libri.
Invece i suddetti semplicemente bivaccano a spese di nonni e genitori… fin tanto che le arrivano le pensioni. Non mi pare di vedere dei novelli Leonardo tra le cassi meno vessate dal doversi procurare di che pagare le bollette. Come mai?
Sicuramente la fonte delle sue speranze è proprio uno di questi guru della contro informazione descritti in questa puntata, che ci spiegano – badi bene, senza portarne le fonti e le dimostrazioni – l’arretramento delle elite a vantaggio di una illuminazione interiore, come se – anche quella – uscisse dal cuore o da una scatola magica con il solito schiocco di dita.
Oppure quegli pseudo giornalisti che prima campavano con 7€ ad articolo e poi si sono inventati un canale su YouTube da cui dispensare le false speranze a cui, gente disposta a pagare dai 10€ ai 20€ gli riempiono la sala così lui si porta a casa 1k bello tondo – probabilmente in nero – da cui ricava tutto quell’ottimismo che poi distribuisce ai suoi fans per la parte in eccesso.
Di solito è tutta gente che fa il copia-incolla di quello che trova sul web o dei discorsi di Beppe Grillo.
Se lo lasci dire da uno che a scuola ha studiato il Rinascimento.
Oggi siete quasi tutti in mano agli illuministi, che di divino in questa società hanno portato tanta ragione (male utilizzata) e gran poche qualità divine.
Beato Lei, che ci crede.
Spero che continuerà a seguire la serie, perché magari vedremo insieme come debbano essere utilizzate le qualità divine in ognuno di noi, senza aspettare che il Mago di Oz la faccia brillare con un tocco di bacchetta magica.
Nel frattempo io resto vigile. Non si sa mai, che poi le fantastiche previsione di tipo Casaleggi-grillino, dovessero dimostrarsi dei bei sogni campati in aria. Casomai ci incontreremo lungo il percorso.
Un abbraccio.