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La moneta cattiva scaccia la moneta buona
La famosa espressione “la moneta cattiva scaccia la buona” viene da un’osservazione molto semplice, che ci poniamo fin dall’antichità, ma che è stata osservata bene solo nel XVI secolo e da allora nota come legge di Gresham: quando ci sono due tipi di moneta in circolazione con lo stesso valore “ufficiale”, ma una vale di più “per davvero”, la gente tende a tenersi quella più preziosa e a spendere quella meno pregiata.
È l’argomento, minuziosamente trattato, che abbiamo inserito nel nuovo aggiornamento dell’e-book Economia Spiegata Facile – EVOLUTIO, che puoi scaricare da qui.
Il capitolo completo è accessibile anche ai possessori della 6a edizione del libro di Ecomnomia Spiegata Facile tramite la bibliografia online.
Quand’è che la moneta cattiva scaccia la moneta buona: cosa vuol dire?
Immagina: due monete da 1 euro di valore facciale. Una d’oro, l’altra di ferro. Entrambe valgono un euro, ma l’oro è più prezioso. Quale useresti per comprare il pane? Esatto, quella di ferro. L’altra te la tieni stretta. Così la moneta “buona” sparisce e resta in circolo solo quella “cattiva”.
Moneta buona? Moneta che si tiene in tasca
Questo comportamento vale soprattutto per le monete fisiche, ma anche in sistemi dove convivono più tipi di denaro: valute locali, dollari, criptovalute, monete alternative. In questi casi, la gente tende a risparmiare la moneta percepita come più “solida” e a spendere quella più “debole”.
La classifica delle monete secondo Gresham
Nel mondo di oggi ci sono vari tipi di moneta. Proviamo a metterle in fila dalla più “buona” (cioè quella che si tende a risparmiare) alla più “cattiva” (quella che si spende subito):
Bitcoin – Non ha valore intrinseco, né , ma è percepito come raro. Nessuno vuole spenderlo: si tiene da parte sperando salga di valore.
Euro (e altre monete ufficiali) – È stabile, accettata ovunque, ma si svaluta nel tempo. La si usa per le spese quotidiane.
Moneta fiscale (crediti d’imposta) – È un ibrido. Non è vera moneta, si usa solo in certe situazioni e la si spende appena possibile.
Monete complementari (come il Sardex) – Servono a far girare l’economia locale, ma valgono solo nel loro circuito.
Attenzione: questa classifica non dice quale moneta è “etica” o “giusta”, ma solo come si comporta la gente con ciascuna.
Bitcoin: buona o cattiva?
Dal punto di vista della teoria di Gresham, il bitcoin è moneta buona: la gente non lo spende, lo accumula. Ma se guardiamo all’uso pratico, è un disastro. Non è stabile, non è utile per fare acquisti, nessuno vuole essere pagato in bitcoin per poi scoprire che il giorno dopo vale la metà.
Oro digitale?
Sotto il profilo del paragone che molti bitcoiners fanno con l’oro, bisogna considerare anche che in passato loro l’argento e i metalli preziosi in generale, erano considerati rari, ma non erano considerati finiti, perché in realtà, a parte essere il mondo popolato da alcune decine di milioni di esseri umani, quindi relativamente abbondante, le potenze, e gli Stati erano sempre a caccia di nuovo oro.
Quindi nuovi giacimenti, importazioni dal sud America, e vere proprie guerre di conquista, facevano sì che la quantità dei metalli aumentasse in caso di necessità, rendendoli comunque in un modo o nell’altro reperibili.
Cosa che con il bitcoin non è.
In caso di adozione del bitcoin quale moneta di uso normale, come faremmo con l’aumentare della popolazione mondiale? In caso di fame e necessità a chi li andremo a rubare?
E cosa ancora più importante: come faremmo in caso di shock tipo la recente pandemia?


Può lo Stato usare il Bitcoin per la spesa pubblica?
No, o comunque non senza problemi giganteschi. Perché?
Lo Stato non può crearlo.
Deve comprarlo sul mercato, e se tutti lo fanno il prezzo esplode.
Più costa il bitcoin, meno spesa pubblica si può fare.
I cittadini normali restano a bocca asciutta: niente incentivi, niente investimenti, niente sanità.
E se lo Stato comprasse bitcoin e poi li rivendesse? Diventerebbe una specie di fondo speculativo. Se va male, ci rimette. Se va troppo bene, crea una bolla. In entrambi i casi, la spesa pubblica dipenderebbe dall’umore del mercato. Una follia.
Facciamo un esempio concreto.
Ci troviamo in mezzo a un’altro shock come quello della pandemia C-19. Si blocca di nuovo la catena degli approvvigionamenti. Che si fa?
Bisogna riportare netto i nostri confini tutte le produzioni strategiche e per riuscire poi a distribuirle occorre ripensare le dorsali nazionali: nautica/trasporti/reti. In più devi irrobustire sicurezza e sanità a protezione della tua economia e della società.
Supponiamo che tutto questo richieda 1.500 miliardi di spesa pubblica da fare subito. Senza moneta fiat, dove li prendi?
Li devi comprare da chi possiede i bitcoin dando vita ad una speculazione senza precedenti. Il potere verrebbe trasferito dalle banche centrali a pochi detentori di bitcoin; per cui il tuo vicino di casa che dieci anni fa lasciava il PC acceso diventando un miner e oggi possiede bitcoin per il controvalore dell’intera Lombardia.
Peggio di adesso che siamo in mano ai mercati.
Quello che stiamo descrivendo è un nuovo tipo di inflazione, non da eccesso di offerta monetaria, ma da diminuzione dell’efficienza della spesa pubblica causata dall’apprezzamento del mezzo di scambio.

Bitcoin crea inflazione?
Non nel senso classico. Ma sì, può generare un altro tipo di inflazione: meno soldi in circolazione, meno spesa pubblica, meno infrastrutture. Se lo Stato vuole investire 1.500 miliardi ma il bitcoin aumenta di prezzo, riesce a fare solo il 70% di quel che serviva. E chi resta fuori? I cittadini. Per avere accesso ai servizi dovranno pagare di più. Questa è inflazione. Punto.
Oltre a ciò, per le stesse ragioni già espresse, potendo fare meno spesa pubblica gli Stati verrebbero di fatto estromessi dal terreno della ricerca, che sarebbe a pieno appannaggio dei privati.
Si verrebbe a creare una inflazione da rivalutazione del mezzo di spesa.
Cioè di qualcosa di inedito rispetto all’inflazione che l’umanità ha sperimentato più volte durante la sua storia ben prima dell’invenzione della moneta fiat – e che abbiamo collezionato in questo articolo.
È un concetto che sfugge ai manuali classici perché nessuna moneta ufficiale al mondo funziona così. Ma Bitcoin non è una valuta stabile, è un asset con dinamiche speculative integrate nel DNA.
Moneta fiat: il male minore?
Lo Stato, con la sua moneta (la lira di una volta, per esempio – oppure l’euro con la BCE a fungere da prestatore di ultima istanza), può emettere denaro nei limiti delle risorse disponibili: lavoratori, materie prime, capacità produttiva. Se serve più sanità, può spendere. Se serve più lavoro, può investire. Certo, se stampa troppo, può causare inflazione. Ma solo se supera le capacità del sistema. Altrimenti, compensa crisi e shock, come ha fatto durante la pandemia.
La moneta fiat è disponibile immediatamente, circola più rapidamente ed è più efficace.
Inoltre se emessa in quantità non si apprezza, ma si svaluta; cosa che a livello interno non si percepirà se emessa e SPESA con criterio, mentre verso l’estero renderà più appetibili i nostri prodotti. L’ideale quando hai estrema urgenza di finanziarti…
E il contante?
Nell’eterna lotta tra cartamoneta e moneta elettronica, il contante ha una sua nobiltà: è anonimo, fisico, indipendente dalla tecnologia. È la moneta “buona” dal punto di vista della libertà personale. Ma il sistema spinge sempre più verso la moneta elettronica, facile da controllare e tassare. Più “cattiva” per noi, ma molto utile per chi governa e controlla i flussi monetari.
La moneta cattiva scaccia la moneta buona: nel tuo caso qual è quella buona e quella cattiva?






Grazie davvero.
Stimolo a pensare e scegliere.
Ottimo metodo.
Bravissimo, Costantino!
Grazie a te.