20 e più casi documentati, di inflazione nella antichità e di svalutazione monetaria precedenti le monete fiat.
Il fenomeno dell’inflazione nella antichità è perlopiù misconosciuto: possibile che non si sia mai manifestata l’inflazione nell’antichità, quando le monete venivano coniate in metalli preziosi?
Uno dei cavalli di battaglia degli avversari della moneta fiat è che a dire loro la moneta fiat è responsabile dell’inflazione.
L’inflazione nella antichità, secondo questi signori non ci sarebbe mai stata, se non in casi sporadici e particolari. In particolare che sarebbe diventato un fattore sistemico solo con l’arrivo delle monete fiat, cioè sganciate dal valore intrinseco della moneta. Sarà vero?
Dato che ogni tanto salta fuori qualcuno – specialmente tra i bitcoin fans – che ci spiega che adottando il bitcoin (l’oro digitale) non ci sarebbe mai inflazione, perché sarebbe come tornare ai tempi in cui le monete erano coniate in oro, mi sono preparato una lista pronto uso, per chiarire i discorso.
Se nel precedente articolo abbiamo sfatato il mito che l’economia sarebbe più florida se venisse adottato il bitcoin come moneta corrente, qui vediamo 20 esempi storici di iperinflazione inflazione nell’antichità.
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21 casi di inflazione nella antichità
Non si tratta degli unici documentati, ma rappresentano una varietà di casi e di collocazione spazio-temporali sufficienti a ricoprire una significativa area storica e geografica.
1. Regno di Lidia – Prime svalutazioni dell’elettro (VII sec. a.C.)
Questo è il primo caso documentato di inflazione nella antichità. I lidî furono i primi a battere monete in elettro, una lega naturale d’oro e argento. Ma per guadagnare sul seigniorage, alcuni re iniziarono a usare leghe meno pure, facendo salire i prezzi e perdere fiducia nella moneta.
2. Babilonia (580-538 a.C.)
Qui si verificò un periodo di iperinflazione simile al più famoso caso in età moderna, di Weimar. In Babilonia si ebbe infatti inflazione tra il 400% e il 500%.
3. Impero Achemenide – Svalutazione del darico (V sec. a.C.)
Il darico persiano era celebre per la purezza del metallo utilizzato, ma durante alcune crisi militari e amministrative (sotto Dario II), si cominciò a mescolare l’oro con altri metalli, riducendo il valore reale delle monete. I mercati reagirono con aumenti di prezzo e rifiuto delle nuove emissioni.
4. Atene – Inflazione da conquista (V sec. a.C.)
Atene, in piena espansione imperiale, iniziò a centralizzare la coniazione e trattenere parte dell’argento dei tributi. Questo portò a una sovrabbondanza locale di moneta, con conseguente perdita di valore dei beni interni rispetto ai partner esterni.
5. Repubblica romana – Emissione di bronzo durante la Seconda guerra punica (III sec. a.C.)
Durante la Seconda guerra punica, Roma iniziò a battere il aes grave (bronzo) con un valore facciale superiore al valore effettivo del metallo. Un esempio di fiduciary coinage primitiva, che però causò inflazione.
6. Grecia ellenistica – Sovrabbondanza d’argento (III sec. a.C.)
Dopo le conquiste di Alessandro Magno, arrivarono grandi quantità di argento e oro dalla Persia. Questo provocò una crescita dell’offerta di moneta, con relativo calo del potere d’acquisto delle monete esistenti.
Un caso di inflazione nella antichità simile, si avrà in Spagna, in età moderna; quando l’importazione massiccia di oro dal Sud America costituirà un caso molto simile.
7. Egitto tolemaico – Inflazione sotto Tolomeo V (204-180 a.C.)
Il regno emetteva monete d’argento e rame con contenuto ridotto, per finanziare guerre e spese pubbliche. Ciò causò una perdita di valore della moneta, ben documentata nei papiri dell’epoca, con prezzi di beni comuni che salivano.
8. Cartagine – Moneta di guerra e inflazione (III sec. a.C.)
Durante la guerra contro Roma, Cartagine batté monete fiduciarie in bronzo con valore nominale molto alto rispetto al metallo contenuto. È un caso raro di “fiat money” premoderna, che portò a perdita di valore e inflazione interna.
9. Impero Romano – Denario svalutato (I-III sec. d.C.)
Il denario d’argento, la principale moneta romana, fu progressivamente ridotto nel contenuto d’argento. Da oltre il 90% sotto Augusto, arrivò a meno del 5% nel III secolo. Questo causò un’impennata dei prezzi e la perdita di fiducia nella moneta.

10. Cina – iperinflazione prima e sotto la dinastia Ming (XIV-XVII sec. d.C.)
Qui si verificò una eccessiva circolazione di cartamoneta, che fece decuplicare l’inflazione durante il regno dell’imperatore Shundi. Il fenomeno si ripeterà nel 1425.
11. Decreto di Mylasa in Caria – Borsa nera del cambio (209 d.C.)
In un’iscrizione rinvenuta a Mylasa (Caria), il consiglio locale denuncia l’esistenza di un mercato nero delle valute, che toglieva introiti ai banchieri autorizzati e destabilizzava l’economia locale. Segno evidente della perdita di fiducia nel sistema monetario romano e della crescente inflazione da svalutazione del denario.
Ecco il testo del decreto del municipio di Mylasa, in Caria, datato al 209 d.C. che si scaglia contro il mercato nero delle monete: “La sicurezza della nostra città è scossa dalla malizia e dalla bassezza di pochi, che assalgono e depredano la comunità. Per causa loro la speculazione sul cambio delle monete è penetrata nel mercato e impedisce di assicurare l’approvvigionamento di quanto è necessario alla vita…”.
12. Roma imperiale – (209 d.C. circa)
Sotto Settimio Severo, il denario scese sotto il 50% di contenuto d’argento. Questo fece salire i prezzi, spinse i cittadini a rifugiarsi in beni reali e aggravò la perdita di fiducia nel sistema monetario.
13. Impero Romano – Riforme di Diocleziano (301 d.C.)
Per arginare l’inflazione, Diocleziano emise un editto sui prezzi massimi. Fallì miseramente: i prezzi continuarono a salire, il mercato nero fiorì e la crisi monetaria peggiorò. È un classico esempio di inflazione causata dalla svalutazione monetaria sistemica.
14. India – Svalutazione graduale sotto l’Impero Gupta (IV-VI sec.)
L’Impero Gupta iniziò a battere monete d’oro molto pure, ma con il tempo e l’impoverimento del potere centrale, il contenuto d’oro si ridusse. Questo causò una svalutazione e un’inflazione monetaria graduale.
15. Bisanzio – Svalutazione del follis (VII-VIII sec.)
Il follis in bronzo fu ridotto più volte nel peso e valore durante crisi economiche. Questo portò a una continua perdita di potere d’acquisto, finché fu sostituito da nuove monete come il miliaresion.
16. Cina – Monete in ferro sotto la dinastia Song (X sec.)
La Cina emise monete in ferro in mancanza di rame.
Queste però erano difficili da usare, facilmente falsificabili e poco accettate, causando sfiducia e aumento dei prezzi in molte regioni.
17. Francia capetingia – Svalutazioni sistematiche dell’argento (XII-XIV sec.)
I re francesi, soprattutto (ma non solo) Filippo il Bello, praticarono una politica aggressiva di svalutazione delle monete d’argento. Questo generò ondate di inflazione, proteste e perdita di fiducia nei commerci.
18. Venezia – Evoluzione del grosso veneziano (XIII-XV sec.)
Il grosso, nato come moneta d’argento molto forte – che avrebbe dovuto fronteggiare la svalutazione del denaro, ebbe un grosso successo, diventando moneta accettata a livello internazionale. Tuttavia subì un lento declino del contenuto metallico per finanziare guerre e spese pubbliche. Questo comportò una crescente inflazione dei prezzi interni, ben documentata nei libri contabili veneziani.
19. Tardo Medioevo – Svalutazioni monetarie sistematiche in Europa (XIII-XV sec.)
Le zecche europee (Francia, Inghilterra, Stati italiani) alteravano regolarmente la lega metallica delle monete d’argento. Le zecche operarono progressivi svilimenti delle monete, riducendone il valore.
20. Impero Ottomano – Svalutazione dell’akçe (XVI-XVII sec.)
L’akçe era una moneta d’argento, ma con il tempo fu ripetutamente svalutata per motivi fiscali. Le popolazioni ottomane ne perdevano il potere d’acquisto, e i prezzi raddoppiarono nel giro di pochi decenni.
21. Spagna – Inflazione da argento coloniale (XVI sec.)
Dopo la scoperta del Nuovo Mondo, tonnellate di argento affluirono dalla Bolivia (Potosí) e dal Messico. Questo aumentò enormemente la massa monetaria in Europa, causando una “rivoluzione dei prezzi”: il livello dei prezzi triplicò nel giro di 150 anni.
Perché i metalli preziosi avrebbero fatto svalutare il valore delle monete? Perché venne importato a basso costo, ovvero depredandolo e facendolo estrarre a basso costo dai nativi. Si calcola che la moneta circolante quadruplicò portando una pesante inflazione.
Alcuni studiosi negano che la causa dell’inflazione fu dovuta all’importazione dei metalli preziosi, ma resta il fatto storico che in Spagna l’inflazione galoppò pesantemente; in pieno 1500, nonostante la moneta fiat non fosse ancora stata adottata.



