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Anche l’ipocrisia economica europea è in recessione. La Germania scopre che il rigore da lei inventato è un boomerang.
Ogni volta che gli interessi della Germania sono a rischio, assistiamo all’ennesima elusione o allentamento delle regole europee. Le famose “regole serie” da rispettare per entrare nel ristretto club delle economie virtuose rette da politici e burocrati irreprensibili. Quelle regole che, per decenni, hanno giustificato la narrazione di superiorità morale, politica ed economica dei Paesi “virtuosi” a scapito dei PIIGS, additati come malati d’Europa e vessati con austerità lacrime e sangue.
Tuttavia, ogni volta che queste stesse regole diventano un ostacolo per i loro interessi, ecco che vengono sospese, allentate o reinterpretate.
Whatever it takes vale solo per gli interessi tedeschi.
Quando la democrazia non conta è aperta ipocrisia economica europea
Poco importa se in Grecia, nel pieno della crisi, i cittadini avevano votato tramite referendum contro ulteriori inasprimenti delle misure di austerità. I risultati vennero calpestati, con un default scongiurato a prezzo di nuove sofferenze. Non è rilevante se l’Italia, per compiacere l’Europa, ha inserito per prima il pareggio di bilancio in Costituzione, rendendo i vincoli ancora più stringenti. Che importa se decine di migliaia di imprese hanno chiuso, se si sono registrati suicidi tra imprenditori e lavoratori (dati 1 / dati 2), se la sanità e l’istruzione pubblica hanno subito tagli continui? Tutto ciò è stato sacrificato sull’altare del buon nome dell’euro.
Erano tempi in cui per i tedeschi, proprio per bocca del capo della Bundesbank, non c’era spazio per la solidarietà in Europa.




Mario Draghi, nel celebre discorso del “Whatever it takes“, lo disse chiaramente: “Qualunque cosa serva, a qualunque costo”. Qualunque prezzo andava bene pur di tenere in piedi la frode dell’euro, aveva detto Mario Draghi, forte anche del fatto di aver attivato il pilota automatico della UE. Ma quel “costo” lo hanno pagato i popoli europei, esclusi quello tedesco e pochi altri gravitanti attorno al suo cerchio magico.
La Germania cambia le regole
Ora, però, la Germania è in recessione. E il vincolo di bilancio che per anni ha imposto agli altri Paesi improvvisamente “non va più bene” perché limita gli investimenti pubblici. Lo ha dichiarato recentemente il capo della Bundesbank, la banca centrale tedesca, Joachim Nagel. L’ipocrisia economica europea è evidente: proprio i tedeschi, che hanno sfruttato a lungo il sistema dell’euro per rafforzare la propria economia a discapito degli altri, ora si trovano a fare i conti con un mercato che non perdona.
Le regole non valgono per tutti
- Le banche pubbliche: l’Italia non può avere banche pubbliche, privatizzate negli anni ’90. La Germania, invece, ne ha decine che fungono da prestatrici di ultima istanza, comprando titoli di Stato e stabilizzando il mercato.
- Il debito nascosto: mentre l’Italia contabilizza i debiti delle sue regioni nel bilancio statale, la Germania può “nascondere” circa 500 miliardi di debiti dei Länder grazie alla sua struttura federale.
- Il patto di stabilità: la Germania è stata tra le prime a violare il limite del deficit, raggiungendo il 3,7% nel 2002 senza subire sanzioni. All’Italia, invece, ogni minima infrazione è costata procedure e penalità.
- La bilancia commerciale: il patto vieta surplus commerciali superiori al 6% per più di tre anni consecutivi, ma la Germania lo infrange da 25 anni senza conseguenze.
- Il salvataggio delle banche: mentre in Italia il bail-in ha colpito i risparmiatori, Germania e Francia hanno salvato le loro banche con soldi pubblici (bail-out).
Adesso che la Germania è in costante recessione i vincoli di bilancio bloccano gli investimenti pubblici: ma và?! Non se n’era accorto nessuno al di sopra del confine tra poveri e ricchi d’Europa.

L’invenzione dell’acronimo, PIIGS, esprime appieno l’ipocrisia economica europea
Effettivamente il vincolo di bilancio è una norma assurda e suicida. Lo capisce chiunque sia dotato di un minimo di intelletto supportato da un briciolo di conoscenza di cosa significhi (le due cose che più mancano al mondo oggi). Gli attivisti della MMT lo ripetono da 12 anni. Ignorati e derisi, sono stati bollati come negazionisti, ciarlatani e una serie di altri epiteti parificati al più dispregiativo sinonimo di sovranista.
Gli effetti delle idee di stampo turbo liberista alla base dei trattati europei sono magnificamente mostrati nel film PIIGS (guardalo in streaming) che dimostra come le regolette come quella del vincolo di bilancio abbiano ridotto il benessere delle persone.
La Germania ha goduto di doping monetario (l’ingresso nell’euro ha consentito ai tedeschi di svalutare di circa il 40% il Marco tedesco) e commerciale (la Germania di fatto impone le sue politiche mercantiliste agli altri Stati europei), ma il sabotaggio del Nordstream 2 e la decarbonizzazione europea ne stanno annullando gli effetti positivi.
Di colpo la Germania ha perso le sue virtù. Invero i tedeschi erano diventati padroni d’Europa dopo averci deindustrializzati attraverso le privatizzazioni delle industrie e delle banche di Stato.
Nel libro di Economia Spiegata Facile e nei tanti scritti online, abbiamo dimostrato in mille modi diversi che l’Italia era stata ingabbiata per non nuocere più alle economie del Nord Europa.
Invece la Germania gode dell’immagine dello Stato virtuoso solo per aver infranto tutta una serie di parametri senza che i cittadini ne siano consapevoli. E chi prova a dimostrarlo viene bollato con l’epiteto di sovranista, con lo stesso intento denigratorio con cui è stato coniato il termine no-vax.
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LE 5 regole dell’ipocrisia economica europea
Regola n.1: la Germania ha ancora le banche pubbliche; l’Italia no
La prima regola è la regola non scritta che lo Stato italiano non può avere una banca pubblica. Sono state tutte privatizzate a inizio degli anni 90 per mano di Ciampi e di Mario Draghi. In Germania invece di banche pubbliche ce ne sono a decine e svolgono tutte il ruolo di prestatrici di ultima istanza, dato che possono acquistare titoli di Stato calmierandone il mercato.
Regola n.2 la Germania può nascondere 500 miliardi di debito pubblico, l’Italia no
Come si fa a nascondere un bottino di 500 miliardi di debiti sotto al tappeto? Facile, basta avere una struttura di Stati federali, anziché le regioni come l’Italia.
È così che la Germania può far sì che i debiti dei Lander non vengano contabilizzati nel bilancio dello Stato centrale. Invece i debiti delle Regioni ricadono sul bilancio dello Stato italiano.
Adesso sapete perché in Italia le Regioni stanno di fatto privilegiando la sanità privata per far quadrare i conti. Meno pubblico, meno spesa pubblica e più spesa a carico dei cittadini che viene intascata dai privati.
Tu diventi più povero ma i conti tornano in ordine.
Invece i tedeschi per 25 anni non hanno fatto che arricchirsi.
Un’economia di vantaggio
Il mercantilismo tedesco ha impoverito i vicini: importando semilavorati a basso costo e esportando beni ad alto valore aggiunto, la Germania ha accumulato ricchezza a scapito delle economie periferiche. Una sorta di terza guerra mondiale non percepita dall’opinione pubblica però ricaduta sui loro portafogli.
Ma quando la crisi colpisce il settore automobilistico, la Germania si affretta a cambiare le regole del gioco.
Eppure l’Italia, che le regolette europee le sopporta e le paga da 25 anni, è ancora una delle 7 più grandi economie europee. Esattamente come avveniva ai tempi della diretta di Fantozzi: l’Italia ha sempre fatto un mazzo così a tutti (approfondisci su Canale Sovranista), fino a quando non sono arrivate le regolette e la super moneta europea.
Ora che la Bundesbank cala le braghe dovrebbero aprire gli occhi a tutti. Anche ai più stolti europeisti. Cosa che non avverrà nemmeno stavolta.


Regola n.3, la Germania può violare il patto di stabilità
La Germania ha già violato il limite del deficit ed è stata addirittura la prima, assieme all’altra maestrina d’Europa: la Francia (che oggi, in piena crisi economica e politica, viene salvata dalla BCE quando invece dovrebbe incorrere nel MES che a noi veniva detto fosse un salvagente).
Vi ricordate quando l’Italia con Berlusconi graziò tedeschi e francesi evitandogli la procedura di infrazione?
Correva l’anno 2002 e la Germania sforò il patto con uno storico 3,7%, ma evitò le sanzioni per intercessione dell’Italia su cui invece la scure del procedimento si abbatterà ad ogni infrazione.
Regola n.4 la Germania può barare sulla bilancia commerciale
Il capitolo II del patto di stabilità prevede che, così come uno Stato non possa fare deficit oltre il 3%, altrettanto nessuno dei membri dell’eurozona possa fare surplus commerciale del 6% (rispetto alle merci importate) per più di 3 anni consecutivi.
La Germania lo ha fatto ininterrottamente per 25 anni di fila.
Infatti patto di stabilità è inteso, non tanto dei singoli bilanci pubblici, ma dell’intera eurozona.
Ecco perché i più ricchi dovrebbero investire nelle economie più povere; per mantenere l’equilibrio europeo. Chiamatela solidarietà europea, ma di fatto si tratta di un meccanismo di equilibro commerciale e finanziario previsto per combattere il mercantilismo delle economie più forti a danno di quelle più deboli.
Dal libro di Economia Spiegata facile:
La Germania dovrebbe compensare il surplus commerciale investendo industrialmente nei Paesi svantaggiati tipo la Grecia, ma non lo ha mai fatto. Quando non rispetti il patto di stabilità per 25 anni, ti avanzano un sacco di miliardi di soldi pubblici per fare investimenti, salvare le tue banche, le tue compagnie aeree e nazionalizzare quelle energetiche in periodo di guerre in aree nevralgiche, anche se le regole te lo impedirebbero. E risarcire chi non potrà più inquinare (le aziende durante la transizione verde). Sempre che ti chiami Francia o Germania…
Regola n.5, La Germania può salvare le sue banche; l’Italia no
Anche questo aspetto viene spiegato alla perfezione nel film PIIGS. Mentre in Italia si sono verificati i fallimenti di alcune banche, anche molto importanti, come Veneto Banca e soprattutto la Banca Popolare di Vicenza, In Germania e in Francia si è potuto procedere al loro salvataggio.
Ciò è avvenuto perché, mentre inizialmente le banche italiane rispettavano i criteri imposti dalla BCE e decine di banche straniere no, si è deciso che gli Stati potevano salvarle. Successivamente però le regole sono cambiate e stavolta furono le banche italiane a ritrovarsi fuori dai nuovi parametri europei. Risultato: mentre all’estero si era usato il bail-out (cioè i debiti delle banche venne sanato con soldi pubblici) in Italia venne praticato il bail-in; cioè i debiti sono stati fatti pagare ai risparmiatori (non solo agli investitori).


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Così, mentre in Grecia si sperimentano settimane di lavoro più lunghe, in Germania si preferisce optare per l’ennesimo allentamento delle regole scomode, anche se chieste dai tedeschi agli altri per 25 anni di moneta unica.
E così, mentre la Germania scopre che il rigore è scomodo quando è il proprio cuscino a essere troppo duro, ci troviamo davanti all’ennesimo capitolo di quella che ormai potremmo chiamare “L’Europa delle regole flessibili… ma solo per alcuni”. D’altronde, in un continente di austerità, l’elasticità sembra essere un lusso riservato ai soliti noti. Alla prossima deroga!




