Superlega, il punto di vista dei politici, dei tifosi e dei liberisti. Ecco come un banale caso di scontro fra potere e ingordigia viene interpretato dalla società civile.
Il caso della Superlega europea di calcio, lanciato dal presidente della Juventus, Andrea Agnelli, ha infiammato l’opinione pubblica.
Perché se ne occupa un blog di economia come Economia Spiegata Facile?
Questo caso ci suggerisce molteplici spunti per condividere delle opinioni e per fare il punto sull’importanza degli argomenti di contorno nel dibattito pubblico.
Per comprendere che cosa sia la Superlega europea di calcio rimandiamo alla fonte più appropriata: Sky sport. Noi nel frattempo proseguiamo verso l’obiettivo di questo articolo.
Table of Contents
Superlega di calcio tra ipocrisia, avidità e indifferenza verso i problemi reali dell’Italia
È così che ci siamo trovati di fronte alla consueta levata di scudi verso l’attacco a qualcosa di veramente importante per gli italiani. Per qualcosa di tanto vitale da non consentire indugi: un tema a caso tra i meno rilevanti sullo stato di salute dei loro portafogli, anche stavolta è stato il turno del calcio.
La versione della politica
I primi ad occuparsi del problema del secolo sono stati i politici.
Tutti, nessuno escluso, quelli che si sono pronunciati, hanno dato parere negativo alla Superlega di calcio europea.
Da sinistra a destra si sono improvvisamente scordati dell’europeismo sbandierato quando si è trattato di appoggiare il sedere su una delle poltrone del governo Draghi.
A parte essersi occupati dell’unica cosa che gli stava a cuore in questi giorni: non i nostri problemi, ma il calcio, ora che hanno TUTTI dato sfogo ai più bassi istinti nazional-populisti, adesso che finalmente hanno trionfato i buoni sentimenti e la tradizione, a discapito del vile denaro e che è stato cacciato l’invasor, abbiamo sotto gli occhi la plastica ipocrisia anche dei più convinti europeisti e dei massimi fautori del libero mercato nel nostro Parlamento.
E se la Brexit avviene dalla Superlega, sono tutti pronti ad applaudire le squadre inglesi; ben altra cosa di quando si è trattato di scelte popolari sul piano politico.
La versione degli italiani
Qui saremo telegrafici.

La versione del liberista
Nel video che segue vedrete un professore di economia in grande forma. Sta per spiegarci il concetto di meritocrazia secondo il mercato.
È un concetto che i liberisti applicano praticamente a tutto; potevano esimersi dal farlo anche al calcio? Bene, l’occasione è ghiotta per fare capire la logica liberista a tutti coloro che faticano ad afferrarla e di questa imperdibile occasione ringraziamo Michele Boldrin.
Il bello è che non gli è nemmeno stato chiesto. Quindi è lui stesso che si sente in dovere di darci il punto di vista del fautore del libero mercato, ovvero di colui che vorrebbe spezzare le catene dei vincoli che, secondo la sua tesi, imbriglierebbero il potenziale dei migliori, di quelli più bravi e meritevoli.
Sia chiaro, economiaspiegatafacile.it non è affatto per l’asfissia della libera impresa. Qui però il punto è un altro.
Secondo Boldrin infatti lo stop da parte di UEFA ed altri organismi di controllo sul calcio, sarebbe uno schiaffo dei mediocri alla meritocrazia.
Ecco l’idea di legge del più forte secondo i liberisti:





ACQUISTALO ADESSO

Il senso (unico) per la morale di Michele Boldrin
Si potrebbe ribattere che il privato fa debiti con soldi privati e non pubblici. Peccato che i debiti dei privati vadano a gravare sull’economia di tutti, perché sottraggono risorse (volutamente scarse come il denaro) a chi con quei soldi ci potrebbe fare profitto in modo virtuoso (vedi NPL e simili).
La teoria che grande è giusto secondo Boldrin
Il discorso di Blodrin sul calcio assomiglia un po’ alle sue invettive contro le piccole imprese. Secondo il docente – che non ci risulta abbia mai aperto una propria impresa ne grande, né piccola, l’Italia non saprà invertire il proprio declino fin tanto che si reggerà sulle imprese piccole e – secondo lui – inefficienti (che però, bilanci alla mano reggono in piedi il Paese) e che evadono le tasse.
Bisognerebbe spazzarle via per lasciare campo libero alle grandi imprese, capi di rendere efficiente come sé stesse la nazione e di pagare le tasse.

Vorremmo sapere a quale modello attuale si ispira. Ci faccia i nomi; così, tanto per sapere.
Quali potrebbero essere?
Facciamo i nomi delle più grandi:
- Amazon
- Apple
- Meta
- Starbucks
- Microsoft
- Airb&b
- Fiat (Stellantis)
- Tesla
- ecc. ecc. ecc.
Di queste quante pagano le tasse in Italia? Quante, a cominciare dalle compagnie energetiche delle grandi economie europee, a cominciare da quelle tedesche, sono fallite con lo scoppio della guerra in Ucraina o campano, come le suddette, grazie a finanziamenti pubblici diretti e bonus fiscali per rendere accessibili i loro prodotti e consentirgli di restare sul mercato?
E con quale legge nazionale o europea Boldrin intende costringere le grandi imprese a pagare le tasse in Italia?
Anche in questi casi, possiamo contare aziende che senza l’elusione fiscale e gli aiuti di Stato, simili alle agevolazioni per le squadre di calcio europee, sarebbero indebitate fino al midollo.
Eppure al capitalista rampante pare un modello di virtù e produttività.

Secondo i liberisti, le grandi imprese del calcio salvate dal fallimento con i soldi pubblici meritano di più delle PMI (a loro dire) improduttive
La meritocrazia secondo il capitale
- una dirigenza mediocre;
- una squadra mediocre;
- un allenatore mediocre;
- una capacità di programmazione mediocre;
- un bilancio disastroso dovuto alle quattro condizioni precedenti. Ci sfugge dove stia il merito in tutto questo.
Perché se venissimo illuminati su questo, allora riusciremmo finalmente a capire dove sbagliamo a definire dei truffatori e dei parassiti quelle migliaia di speculatori, a cominciare dalle sovrastrutture che campano di borsa, che guadagnano miliardi senza produrre nulla. Molti di loro addirittura senza possedere ciò che vendendo e comprano.
Ce lo spiega Sior Boldrin?





Pingback: Michele Boldrin e la lotta dei liberisti alla realtà a suon di propaganda - L'Economia Spiegata Facile
Pingback: La lotta dei liberisti alla realtà a suon di propaganda