L’insopportabile ipocrisia della sudditanza italiana diventa ancor più insostenibile quando a piangere le lacrime di coccodrillo sono gli osservatori politici che criticano le posizioni subalterne sia della UE che dei singoli capi di governo facenti parte dell’Unione europea.
Si tratta di critiche che prendono di mira l’assoluta inconsistenza da ogni punto di vista della classe dirigente europea di fronte alla smaccata arroganza di Donald Trump e della sua politica dei dazi; come se fino ad oggi la stessa classe dirigente si fosse mai dimostrata all’altezza in uno di qualsiasi dei vari scenari che nei decenni hanno contrapposto il “sogno europeo” alla realtà dei fatti.
UE totalmente inconsistente sugli accordi interni tra Stati; di fronte alla questione ucraina, persino cieca e volta gabbana con la questione palestinese.
Non ne parliamo poi di fronte all’invasione commerciale cinese.
Non ne parliamo poi di fronte all’invasione commerciale cinese.
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L’insostenibile ipocrisia della sudditanza italiana
Per 30 anni (arrotondando per difetto i fatti del Britannia e di Mani pulite) un servilismo assai più basso di quello europeo verso gli USA, ha contraddistinto il rapporto fra Italia e UE eppure la stampa e l’opinione pubblica ne hanno chiesto sempre di più con l’ambizione di dimostrare di essere degni di far parte del club europeo, che da trent’anni calpesta i diritti dei cittadini e impoverisce i lavoratori, che manda al patibolo del suicidio i piccoli imprenditori e impone regole degne del terzo reich.
Che limita la libertà individuale di muoversi e di manifestare le opinioni non allineate.
Che disconosce i risultati di referenda e che trasforma la libertà di muoversi in una dittatura del controllo e che ci mantiene tecnologicamente più arretrati di Cina, India e USA, perché anziché investire occorre risparmiare per arricchire i mercati da cui dipende il funzionamento delle – furono – democrazie avanzate.

L’auto fustigazione, adesso che un padrone ancora più potente e arrogante dichiara almeno un pretesto (giusto o sbagliato almeno è un tema che si pone, mentre la sudditanza alla UE era accettata come un fatto naturale), è diventata di colpo inaccettabile.
Forse perché mentre noi siamo degli inguaribili auto razzisti, invece i candidi e puri Stati europei vanno difesi e salvati?
La sudditanza al quadrato insomma; forse è questo il vero tarlo che ci fa sembrare una pratica vecchia come l’umanità (la guerra commerciale) che la Germania ha fatto contro tutti gli Stati membri dell’euro sin dalla sua introduzione, come una tortura medievale: sadica e ignominiosa?
Il crollo italiano che tutti scambiano per dovuta riconoscenza all’Europa
Eppure è stando nella UE, non nella NATO, che i nostri salari sono rimasti fermi al 1990 e che rispetto ad allora i salari reali sono calati.
Che siamo passati dal ricoprire la quarta posizione di manifattura e quinta industria nelle rispettive classifiche mondiali delle economie, al ruolo di “fanalino di coda” di tutte le metriche prese in considerazione.
La privatizzazione della sanità, lo smantellamento del miglior sistema di istruzione del mondo, l’analfabetismo dilagante, la fuga di cervelli e lavapiatti, i ponti che crollano, l’assenza di difesa interna sul territorio, le strade colabrodo, le tubature dell’acqua fallate, il disfacimento idrogeologico, lo spopolamento dei grandi centri abitati e dell’Italia più periferica, la svendita dell’industria di Stato e dei borghi agli stranieri, la dissoluzione di un sistema interno del credito che per 50 anni ha funto da sistema linfatico del Paese, ecc.
Per non parlare della concorrenza sleale cinese.
Insomma, fin tanto che la guerra commerciale ce l’hanno fatta Cina, Germania e gli USA di Biden (approfondisci), nessuno ha avuto alcunché da obiettare.
STANCO DI VIVERE DA SERVO?
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La sudditanza italiana al mercantilismo intra UE è sempre stato visto dalla maggioranza degli italiani, come un atto di civile rispetto verso dei partner
Fin tanto che ce l’ha chiesto l’Europa, farsi depredare e distruggere, la sudditanza italiana è andata bene. Quando ce lo chiede lo Zio Sam, all’improvviso si parla di aggressione alla dignità e al benessere della culla della civiltà occidentale.
Adesso che le pratiche mercantilistiche passano dalla mano tedesca – o francese (in questo caso protezionistiche in senso stretto – vedi la faccenda Fincantieri vs. porto di Marsiglia) – a quella americana non va più bene, anche se a subire la prepotenza degli aguzzini sono sempre gli stessi; con la differenza che prima era vista come una forma di purificazione dei nostri peccati repubblicani, mentre adesso improvvisamente qualcosa non va e la sudditanza italiana si moltiplica fino al quadrato di sé stessa.
Una soluzione urgente ci sarebbe: ritornare a investire massicciamente in deficit – DISCONOSCENDO QUALUNQUE ASSURDO PARAMETRO CONTABILE SUICIDA – per ricostruire il tessuto industriale, produttivo e logistico interno; altro che l’arsenale bellico.
Insomma per contrapporsi alla guerra commerciale americana (ma prima ancora spettava farlo contro quella cinese) si dovrebbe fare il contrario di ciò che le ricette europee: fatte di immigrazione a basso costo e di tagli fatti col machete dell’austerità, ci impongono.
si dovrebbe quindi mettere fine per sempre alla sudditanza italiana contro qualunque potere sovranazionale.
si dovrebbe quindi mettere fine per sempre alla sudditanza italiana contro qualunque potere sovranazionale.
Questo invece no, vero?
Perché sarebbe un atto di insubordinazione al caro vecchio, giusto e puro dittatore che chiamiamo Troika, ma che nessuno si permetterebbe di additare, per non essere etichettato come un terrapiattista, fascio negazionista; detto in una sola parola: sovranista.
Giusto?
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